mercoledì 5 ottobre 2016
Un bimbo, tre «genitori», mille dubbi

Perché il bambino con il Dna di "tre genitori" è nato in Messico, dove non ci sono regole, e non in Gran Bretagna, unico Paese al mondo dove questa tecnica è teoricamente consentita? (Si tratta di sostituire una piccola parte del Dna materno, contenuto negli ovociti dentro corpuscoli detti mitocondri, quando presenta anomalie responsabili di gravi malattie. Sostituendo il Dna anomalo con quello di una donna sana, e procedendo con la fecondazione assistita, l’embrione avrà il Dna di due donne e un uomo). Nel mare di imprecisioni e omissioni – diciamo pure colpevoli bugie, e poi non si pianga sulla mancanza di cultura scientifica in Italia – con cui la notizia è stata riportata nessuno sembra essersi posto questa semplice domanda. Anche la risposta è semplice: l’Hfea, l’authority inglese sull’embriologia che dovrebbe dare il via libera alle cliniche che vogliono applicare questa tecnica, ancora non lo ha fatto. È tutto fermo perché non ci sono evidenze sufficienti per la sicurezza degli eventuali nati, anzi: lo scorso giugno sulla rivista scientifica Nature leggevamo che la manipolazione degli ovociti per avere un Dna triplo – quella utilizzata ora in Messico – era stata abbandonata perché gli ovociti modificati avevano inspiegabili e gravi anomalie. E sempre Nature riportava che anche una seconda, analoga procedura, quella che anziché ovociti manipola embrioni ai primissimi stadi, non aveva dato i risultati sperati: ancora troppi embrioni – più del 20% – presentano anomalie genetiche dalle conseguenze sconosciute. I risultati erano tali che l’esperto in cellule staminali Paul Knopfler commentò: «La terapia di sostituzione mitocondriale non è pronta per l’uso negli esseri umani e sono necessari sostanziali, ulteriori dati nei prossimi anni, prima di poter anche considerare di procedere. Credo anche che ciò mostri concretamente che la legalizzazione di questa tecnologia nel Regno Unito per l’uso negli esseri umani era più politica che scientifica. E probabilmente mi metterò nei guai per averlo detto». E perché la coppia non è andata nei vicini Stati Uniti? Perché la tecnica è stata vietata dalla Fda, l’authority americana di farmacovigilanza, dopo che fra il 1998 e il 2002 in tre cliniche erano nati più di venti bambini con il Dna modificato: l’elevato numero di malformazioni fra nati, aborti volontari e spontanei spinse le autorità sanitarie a fermare tutto. Quella infelicemente salutata dalla stampa italiana come una grande conquista è un esperimento fatto volutamente laddove non ci sono regole, esattamente come accade con i "viaggi della speranza" nei Paesi dove improbabili, miracolose cure possono essere propinate a malati disperati perché lì l’autorità sanitaria non si pronuncia. Ma adesso i sedicenti paladini della scienza non si stracciano le vesti, perché è l’ideologia quel che conta: purché su embrioni umani (e nati), ogni sperimentazione è la benvenuta. Con che legittimità, poi, si grida allo scandalo se Stamina continua ad agire in cliniche straniere, dove non ci sono regole? Eppure non sono mancate proteste, ignorate dai giornali italiani. Ne riferisce ad esempio la Bbc a cui David King, scienziato del gruppo pro-choice Human Genetics Alert, ha dichiarato: «È oltraggioso che costoro abbiano semplicemente ignorato l’approccio cauto dei regolatori americani e siano andati in Messico», considerando che non ci sono vite da salvare. E da Newcastle, Alison Murdoch, impegnata su queste ricerche, precisa che portare in clinica una simile tecnica «non è una corsa, ma un obiettivo che deve essere raggiunto con cautela per assicurare sia sicurezza che riproducibilità». John Zhang, autore dell’esperimento, ha promesso che ne parlerà specificatamente a un prossimo congresso internazionale di settore. Lo speriamo, perché le notizie date ieri sono contraddittorie e lacunose: viene detto che la manipolazione è stata fatta utilizzando ovociti e non embrioni perché la coppia per motivi religiosi non ne voleva distruggere, ma poi si dice che dei cinque embrioni creati ne è stato utilizzato solo uno, maschio, perché così il genoma manipolato non viene trasmesso alla discendenza. E degli altri quattro che ne è stato? Distrutti perché femmine? Oppure congelati? Erano sani? E perché, se la tecnica funziona, si impedisce che un patrimonio genetico "riparato" venga ereditato dai discendenti? E poi: se la madre del bambino è portatrice di patologie genetiche, perché non fare l’eterologa, utilizzando un ovocita intero di una donatrice, non manipolato? Forse perché sostituendo solo la parte del Dna nei mitocondri ne viene ereditato tutto il resto, quel Dna nucleare legato anche ai tratti somatici? Un esperimento spericolato per avere un "legame di sangue" più stretto? Una storia surreale che fa acqua da tutte le parti, e che non ha niente di scientifico: dovremmo tutti allarmarci per questa agghiacciante roulette messicana in cui si gioca con le vite altrui, a partire da quella del piccolo Abraihm.

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: