Maternità surrogata. Sull'utero in affitto è l'ora della politica


Lucia Bellaspiga giovedì 30 marzo 2017
Dopo l'incontro internazionale di Roma che ha lanciato una petizione all'Onu per la messa al bando globale, le donne impegnate in Parlamento premono per agire.
L'incontro di Roma (Ansa)

L'incontro di Roma (Ansa)

«È dunque necessario coinvolgere le agenzie Onu e creare sul piano internazionale le condizioni per l’abolizione della maternità surrogata». Si chiudeva così la Raccomandazione presentata giovedì scorso nell’Incontro internazionale organizzato a Montecitorio da «Se non ora quando - Libere» per chiedere la messa al bando dell’utero in affitto. Un testo firmato da una costellazione trasversale di associazioni e personalità, che si sono rivolte alla Cedaw, commissione Onu che vigila contro le discriminazioni delle donne. Il testo chiede «l’abolizione universale» della maternità surrogata, e «per i casi già esistenti» un riconoscimento del neonato «conforme alle regole sui diritti del bambino», ovvero garantendogli «il diritto di conoscere la madre e, nella misura del possibile, di essere allevato da lei».

Sempre più ampia, dunque, la presa di coscienza dello sfruttamento del corpo delle donne come "contenitori" per la produzione di bambini ordinati secondo contratto. Ed evidente l’urgenza di azioni politiche capaci di far rispettare la legge vigente, che in Italia già vieta l’utero in affitto, a fronte di magistrati che legittimano la pratica ogni volta che si trovano di fronte al fatto compiuto (l’ultimo caso l’altro ieri a Bologna). «Come già affermammo in una mozione, l’Italia dovrebbe farsi promotrice di una convenzione internazionale per la messa al bando universale dell’utero in affitto – propone Mara Carfagna (Fi) –. Il governo invece ha respinto la mozione dove lo impegnava nella battaglia. Ma non ci scoraggiamo, perché l’unica cosa importante è che ovunque nel mondo venga riconosciuta e rispettata l’indisponibilità del corpo umano»

Se la Gpa (gravidanza per altri) è praticata – sostiene Elena Centemero, presidente nel Consiglio d’Europa della Commissione eguaglianza e non discriminazione – è «a causa della disomogeneità delle leggi nazionali. Serve quindi una convenzione internazionale, questo è il vero lavoro politico da fare». Non solo: non c’è legge che tenga se non prevede una sanzione, «e per questa tratta di esseri umani deve essere una sanzione penale». In realtà, gli Stati devono già attenersi a ciò che a gennaio ha stabilito la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla vicenda Paradiso-Campanelli, i coniugi italiani tornati dalla Russia con un bambino nato attraverso la Gpa, poi tolto alla coppia e dato in adozione: «Una sentenza che la giurisprudenza dovrà tenere presente».

Persuasa che la battaglia contro la maternità surrogata sia sovranazionale è anche Fabrizia Giuliani, deputata Pd, perché «più mettiamo vincoli a questo mercato globale più saremo efficaci». In concreto, «sulla Gpa non si deve poter fare pubblicità né esprimere rivendicazioni, come già prevede la legge 40 che però è disattesa: basta digitare su Internet "surrogata" e ti si apre un fiorente mercato alla luce del sole. Questo va fermato, tocca alla giustizia. Ma sono anche favorevole alla revisione della legge sulle adozioni, che sia meno complessa per le coppie etero e si apra anche a single e coppie gay se hanno gli stessi requisiti richiesti alle coppie eterosessuali. Naturalmente a favore di bambini che si trovino in uno stato di bisogno. Con altrettanta chiarezza dico invece che la lotta alla Gpa è contro un mercato disinvolto e incurante di neonati: noi politici dobbiamo batterci insieme sul piano culturale, perché sta passando l’idea del bambino come oggetto scambiabile e della donna non più come madre ma come produttrice di bambini. Un balzo indietro di millenni».

Una volta che tra bambino nato con Gpa e coppia etero o gay che l’ha preso si sia affermato un legame affettivo questo «non va spezzato», dice Milena Santerini, deputata di Democrazia Solidale-Cd, «ma non si può continuare all’infinito con la «teoria del fatto compiuto. Non amo proibire e sanzionare: ok dunque al bando universale, ma premo per una svolta culturale. La strada vincente è quella dell’incontro di Roma, una rete trasversale che converga sugli stessi obiettivi e ci ridia l’indignazione contro un mercato di bambini che avalla la selezione. A Strasburgo abbiamo vinto così, con la convergenza di Popolari e Socialisti, ed è stato bello a Roma vedere femministe, cattoliche, lesbiche, gay ed etero ripetere insieme l’indisponibilità del corpo umano».

Anche per la senatrice Pd Emma Fattorini «bisogna fare in modo che i bambini già nati non siano mai penalizzati per il modo in cui sono venuti al mondo», ma per il futuro l’urgenza è «trovare il modo per cui la legge italiana venga rispettata anche se la surrogata è fatta all’estero». Bene sollevare il caso in Europa – commenta Eugenia Roccella, deputata di Idea –, ma la via internazionale è lenta e ogni settimana un tribunale legittima un utero in affitto. Bisogna allora rafforzare la legge 40, oggi interpretata come un divieto solo per gli operatori, estendendola alle coppie acquirenti e alzare la pena».

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