martedì 17 settembre 2019
Il tempo stringe: due mozioni in campo per chiedere una discussione urgente prima dell'udienza della Consulta il 24. Martedì la conferenza dei capigruppo ma le posizioni sono distanti
Suicidio assistito, parola al Senato
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Si riducono i giorni a disposizione per calendarizzare la discussione sul fine vita, e si riducono anche le possibilità che oggi, nella conferenza dei capigruppo del Senato, si decida in tal senso.

C’è una data che ormai incombe, il 24 settembre: manca solo una settimana al giorno in cui è già convocata la Corte costituzionale per dar seguito all’ordinanza 207 del novembre scorso che – intervenendo sul caso Cappato-Dj Fabo, sollevato dalla Corte di Assise di Milano – impone al Parlamento una revisione del quadro sanzionatorio per il suicidio assistito in mancanza della quale sarà la Consulta stessa, dopo l’udienza pubblica di martedì prossimo, a pronunciarsi sulla direzione verso cui andare: la norma da rimodulare è l’articolo 580 del Codice penale, che punisce istigazione e aiuto al suicidio.


-7 giorni

all'udienza pubblica della Corte Costituzionale sul suicidio assistito



In questo quadro sono due le mozioni presentate (una da Forza Italia, una da FdI) perché la discussione venga posta d’urgenza all’esame di Palazzo Madama. La prima, proposta da Paola Binetti dell’Udc e Maurizio Gasparri, di Fi (prima firmataria la capogruppo Annamaria Bernini) nel ricordare l’apertura della crisi di governo lo scorso 8 agosto, che ha protratto la stasi del Parlamento fino alla nomina dei sottosegretari, chiede di evitare «frettolose discipline» su materie così delicate facendo in modo di «preservare l’equilibrio dei poteri fra organi costituzionali» e impegna il governo, dopo la presa di posizione del premier Giuseppe Conte, «a garantire un’ampia collaborazione». L’esecutivo ha fra l’altro la possibilità di sollecitare in tal senso l’Avvocatura dello Stato.

L’altra mozione, promossa da Isabella Rauti, (e fatta propria dal capogruppo di Fdi Luca Ciriani), ritiene «offensiva della dignità e lesiva dell’autonomia dell’istituzione parlamentare questa sorta di "rinuncia a legiferare"», e impegna il governo a chiedere una "proproga" per la discussione. Una richiesta in tal senso è venuta anche dall’associazionismo cattolico (il cardinale Gualtiero Bassetti mercoledì scorso aveva invocato la concessione di "tempi supplementari" alla discussione).

Di fronte all’esplicita richiesta di due gruppi, martedì, nella conferenza dei capigruppo c’è da verificare quale potrà essere la decisione degli altri. M5s è decisamente orientato, in assenza di accordo fra le forze politiche, ad attendere il pronunciamento della Consulta. Più articolata la posizione della Lega. Pur essendo intestataria di una proposta di mediazione del tutto analoga a quella delle associazioni cattoliche e formulata dal deputato Alessandro Pagano (pene mitigate per taluni casi di suicidio assistito e potenziamento delle cure palliative), resta fortemente dubbiosa sull’idea di portare in discussione un provvedimento che potrebbe far registrare un punto di equilibrio molto diverso dall’auspicato. Discorso a parte per il Pd, che pure con il capogruppo alla Camera Graziano Delrio si è schierato a favore della discussione in aula. Ma ora – al Senato – è del tutto assorbito dal rischio di scissione interna, che coinvolge in prima persona il capogruppo Andrea Marcucci, fedelissimo di Matteo Renzi.

In un quadro così sfilacciato è molto improbabile che oggi pomeriggio fra i capigruppo si possa raggiungere l’unanimità richiesta per andare alla discussione in aula, o anche solo alla "calendarizzazione" della stessa, che pure potrebbe contribuire – si ritiene – a indurre la Consulta ad accordare la richiesta di proroga. Resta solo uno spiraglio, perché il regolamento del Senato prevede (in caso di mancato accordo sul calendario dei lavori) che la decisione venga demandata all’aula, a maggioranza. È una flebile possibilità: diversamente sarà la Consulta a dettare al Parlamento la via da seguire sul suicidio assistito.

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