lunedì 30 luglio 2012
Il parere del Cnb sull’obiezione di coscienza non affronta specificamente il tema dell’aborto. Ma in una postilla aggiunta al documento redatta da Assuntina Morresi, docente di Chimica fisica all’Università di Perugia e componente del Comitato, sulla base dei dati del ministero della Salute, si evidenzia come non esiste nessuna correlazione fra numero di obiettori e i tempi di attesa per l’interruzione volontaria della gravidanza. «In alcune regioni infatti all’aumentare degli obiettori di coscienza diminuiscono i tempi di attesa delle donne, e, viceversa – scrive la studiosa – in altre regioni al diminuire del numero di obiettori aumentino i tempi di attesa, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare». Nel Lazio infatti la percentuale dei ginecologi obiettori del 2006 al 2009 è salita dal 77,7 al 80,2% e i tempi di attesa sono diminuiti (aumentano dal 47,8 al 54% le donne che aspettano "poco", meno di 14 giorni, e calano dal 17,2 al 13,3% quelle che aspettano "molto" da 22 a 28 giorni). Un andamento analogo si ha in Piemonte. In Umbria gli obiettori, invece, calano in tre anni dal 70,2 al 63,3%, ma le donne che aspettano "poco" diminuiscono dal 51 al 40%, e quelle che aspettano "molto" aumentano dal 13,3% al 19. In Lombardia accade lo stesso. In complesso in Italia gli obiettori aumentano dal 69,2 al 70,7% e anche le donne che aspettano meno crescono di percentuale dal 56,7 al 59,3%. Ciò si spiega col fatto che già oggi è possibile per l’organizzazione sanitaria attuare forme di mobilità del personale e di reclutamento differenziato, ad hoc. «Eventuali forme di reclutamento a tempo indeterminato – osserva la componente del Cnb – riservate a non obiettori, quindi, ammesso che la normativa le consenta, non potrebbero garantire il servizio, in quanto non potrebbero obbligare un medico o un operatore sanitario, assunto in quanto non obiettore, a rimanere per sempre tale». D’altra parte sono anche alcune delle organizzazioni che contestano le modalità di attuazione dell’obiezione di coscienza per la 194 a confermare che il problema è innanzitutto organizzativo. In una recente conferenza stampa sulla situazione in Lazio, infatti, la Laiga (Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l’applicazione della legge 194) ha dichiarato fra l’altro: «Con il ricorso a medici convenzionati esterni e medici a gettone l’obiezione scende all’84%, dato comunque più grave dell’80,2% riferito dal ministro della Salute, che non considera nella sua relazione il fatto che una parte dei non obiettori in realtà non esegue l’interruzione volontaria della gravidanza».
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