Intervista. La femminista francese: «Una rete globale contro l'utero in affitto»


Daniele Zappalà giovedì 16 marzo 2017
Ana Stoicea-Deram: adesso è necessario realizzare un asse con chi si batte in Italia contro la maternità surrogata. Il 23 marzo un Forum a Roma
Manifestazione in Francia contro la maternità surrogata

Manifestazione in Francia contro la maternità surrogata

«È fondamentale interpellare in questa fase le Nazioni Unite contro i rischi e la gravità della maternità surrogata, come sarà fatto a Roma nel corso dell’incontro del 23 marzo presso la Camera dei deputati». A sostenerlo è la sociologa e militante femminista franco-rumena Ana-Luana Stoicea-Deram, che presiede in Francia il Collettivo per il rispetto della persona (Corp), l’associazione all’origine delle assise per l’abolizione universale della maternità surrogata, organizzate a Parigi il 2 febbraio 2016 presso l’Assemblea nazionale. La studiosa esprime pieno sostegno all’evento romano patrocinato dall’associazione femminista «Se non ora quando-Libere».

È già passato più di un anno dall’appuntamento di Parigi. Che giudizio ne dà, alla luce dei suoi risultati?
«Per noi è un bilancio positivo, perché la riflessione e i contatti fra le associazioni femministe che si oppongono alla "gestazione per altri" continua a intensificarsi, in particolare con l’associazione italiana "Se non ora quando-Libere". La rete continua a crescere. Questi contatti ci hanno permesso ad esempio d’intervenire in modo più incisivo presso il Consiglio d’Europa, lo scorso ottobre».

Proprio al Consiglio d’Europa, si è assistito alla bocciatura del rapporto De Sutter che intendeva regolamentare l’utero in affitto. È una prima vittoria?
Ci rallegriamo evidentemente di questa bocciatura e sappiamo in proposito che il rapporto ha suscitato pure l’opposizione di associazioni diverse dalla nostra, di sensibilità più conservatrice, che adottano argomenti in parte diversi dai nostri. Non si può dunque dire che è stata solo una vittoria delle associazioni femministe, dato che ormai l’opposizione alla maternità surrogata è ben più larga. Penso che abbiamo offerto il nostro contributo».

I partecipanti all’evento di Roma potrebbero – come avete fatto voi – chiedere all’Onu d’inserire la surrogata fra le pratiche contro i diritti universali delle donne e dei bambini. Cosa ne pensa?
«Oggi è un approccio essenziale, perché le Nazioni Unite possono ancora rappresentare un’istanza di riferimento per tutti proprio in una fase in cui altri organismi internazionali operano per una legalizzazione della surrogata, a cominciare dalla Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato. Certo, il rapporto De Sutter è stato respinto dall’istanza democratica del Consiglio d’Europa, l’Assemblea parlamentare. Ma presso la Commissione degli affari giuridici del Parlamento europeo, ad esempio, è poi emerso un rapporto sullo status dei bambini nati all’estero da maternità surrogata: un documento in grado, di fatto, di vidimare l’esistenza della pratica. Per ora l’europarlamento si è opposto a questo rapporto, una riprova del fatto che la surrogata è rifiutata laddove vi sono istanze democratiche. La Conferenza dell’Aja è un’organizzazione di altra natura, che comunica molto poco e delle cui manovre si sa e si comprende poco. Ciò permette a quest’organismo di avanzare verso uno strumento giuridico di regolamentazione. Dunque è essenziale interpellare adesso le Nazioni Unite, che preparano la 61esima sessione della Commissione sulla condizione delle donne. Le convenzioni dell’Onu sono universalmente riconosciute e finiscono per produrre effetti».

L’esperienza di Parigi ha fornito insegnamenti che potrebbero essere utili anche a Roma?
«Come a Parigi, sarà molto importante spiegare l’iniziativa e rendere comprensibili gli argomenti femministi, ovvero illustrare perché questa pratica è incompatibile con i diritti umani delle donne e dei bambini. Occorrerà uno sforzo pedagogico, e so che le nostre amiche italiane sanno farlo benissimo. Non si tratta di condannare il comportamento delle persone ma occorre mostrare perché questa pratica è nefasta. In Francia abbiamo da tempo l’impressione che la lotta contro la surrogata stia diventando anche in Italia sempre più trasversale, ed è un’ottima cosa».


Si può cominciare a pensare alla prospettiva di un asse italo-francese forte contro certi immobilismi europei?
«L’azione italiana ci sembra molto coraggiosa e quest’asse ha finora funzionato a livello associativo. Ora contiamo di allargare ancor più il fronte della cooperazione con altre associazioni europee con cui ci sentiamo in sintonia. Speriamo proprio che questa staffetta fra Parigi e Roma possa divenire un trampolino per estendere a rafforzare la mobilitazione internazionale».


Su scala globale che ruolo può giocare l’Europa nella battaglia abolizionista?
«Le iniziative in Europa stanno acquisendo crescente visibilità, ma anche negli Stati Uniti vedo l’azione di realtà come il "Centro per la bioetica" diretto da Jennifer Lahl, che ha appena organizzato a New York un evento in sintonia con le femministe europee. E in modo sempre più chiaro, anche alcuni Paesi asiatici stanno conoscendo un’ondata di opposizione alla pratica, spesso accettata in passato in modo acritico».

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