Il rapporto del Centro studi famiglia. Rapporto Cisf: integrazione formato famiglia


Umberto Folena giovedì 27 marzo 2014
​La ricerca del Centro studi famiglia la coesione tra vecchi e nuovi italiani passa attraverso i nuclei familiari.
La famiglia sa integrare di Luciano Moia
Una grande opportunità, o un’occasione persa. Il ruolo della famiglia in rapporto all’immigrazione si gioca tra questi due estremi. Famiglia: quella italiana, che spesso ha bisogno degli immigrati per curare i suoi anziani, e li incontra sul lavoro, a scuola, in parrocchia, e «ha una grande corresponsabilità nel generare (o nel rendere più difficile) la cultura dell’accoglienza del diverso, della solidarietà, della capacità di dialogo, confronto e "scontro pacifico"»; e quella straniera, che rischia di ritrovarsi «perennemente in bilico tra due mondi». È il tema al centro dell’indagine del Cisf (Le famiglie di fronte alle sfide dell’immigrazione, Erickson, 294 pagine, 29 euro), realizzata intervistando 4.000 famiglie italiane e composta da sette ricche sezioni, a cui hanno collaborato 15 ricercatori, con le conclusioni affidate a Francesco Belletti. Questa è un’antologia dei passaggi più significativi.L’Europa compia delle scelteServe una rinnovata e consapevole politica europea. Questa è l’Europa di cui abbiamo bisogno: un soggetto collettivo che costruisce insieme scelte strategiche transnazionali di fronte alle grandi sfide epocali, condividendone anche rischi, costi, impegni e opportunità.Meglio lo ius culturaeÈ urgente costruire una cittadinanza nuova per chi nasce e cresce sul suolo italiano (...). Occorre sicuramente superare il solo ius sanguinis, senza però contrapporlo in modo radicale al puro riconoscimento dello ius soli. L’evocativa ipotesi di uno ius culturae, capace di tenere insieme in modo equilibrato questi modelli ideali, ci pare una giusta prospettiva da perseguire, anche se va naturalmente riempita di precisi e affidabili percorsi.Scuola, la grande chance(Occorre promuovere e valorizzare) la capacità della dimensione familiare di generare relazioni virtuose di integrazione. In questo senso la presenza dei bambini figli di immigrati nel sistema scolastico è una grande opportunità di integrazione per i minori e per le loro famiglie, pur nelle oggettive difficoltà che la scuola sperimenta (...). Famiglie più coese – più capaci di accoglienza della diversità all’interno delle relazioni familiari – sono più capaci di assimilazione anche verso le persone immigrate.L’accoglienza nasce in famigliaNella società contemporanea non basta evitare i conflitti, ma occorre generare relazioni di riconoscimento reciproco (...). La costruzione di una società capace di pluralismo chiama in causa in primo luogo le famiglie, proprio perché la relazione è costitutiva dell’esperienza familiare, proprio per il loro essere luogo di riorganizzazione simbolica, culturale e operativa delle scelte individuali e delle scelte sociali.Strategie per il dialogo(Ecco le) diverse strategie di relazione e dialogo: superare l’ignoranza e il pregiudizio, attraverso opere di «sentibilizzazione e formazione»; rapportarsi alla diversità con un atteggiamento di «apertura alla mondialità» e di curiosità di incontro e dialogo con altri «universi culturali»; promuovere l’accesso alla cittadinanza e la partecipazione attiva delle persone e delle famiglie immigrate alla vita sociale del nostro Paese, «progettando un futuro con loro, non solo per loro».Pregiudizi anche tra i credentiPer il cammino comune con le famiglie immigrate, un primo nodo problematico deriva dal fatto che le comunità ecclesiali sono immerse in un contesto in cui il pregiudizio e a volte l’ostilità verso gli immigrati sono profondamente radicati. Anche i credenti subiscono l’influenza di un clima culturale e mediatico avverso (...). Non di rado la Chiesa italiana viene accusata, anche da cattolici, di fare troppo per gli immigrati e le loro famiglie.Cattolici, eppure separatiUn secondo nodo consiste nel passaggio dal codice del parallelismo a quello della reciprocità: le comunità ecclesiali e le comunità immigrate, anche cattoliche, vivono fianco a fianco, sostanzialmente separate. Comunicano ancora poco. Un dato emblematico: nei consigli pastorali parrocchiali e diocesani, anche di grandi diocesi, le persone di origine immigrata sono rarissime.Lotta all’ipocrisiaUn altro nodo tocca lo sfruttamento e l’ipocrisia. Ci sono famiglie italiane cattoliche praticanti che sfruttano gli immigrati e le immigrate: nelle loro case, nei campi, nel lavoro. Altre li fanno oggetto di pregiudizi volgari e insultanti. Né va trascurato lo sfruttamento nel grande mercato del sesso: tra i clienti, quanti saranno i cattolici praticanti, mariti e padri di famiglia?Il giorno della nuova alleanzaPotrebbe venire un giorno in cui le identità familiari (a partire da quelle di padre, madre, figlio) potrebbero diventare più importanti delle identità nazionali, di appartenenza a uno Stato-nazione, e quindi potrebbero attraversare i confini delle cittadinanza statuale. Quel giorno, forse, una nuova alleanza fra le famiglie, attraverso «generazioni cosmopolitiche» (...), potrebbe dare ai cittadini di tutto il mondo le capacità e la forza di creare azioni collettive in cui la famiglia, lungi dall’essere considerata un residuo culturale del passato, diventa il motivo e l’emblema di una società mondiale più solidaristica.
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