venerdì 26 novembre 2010
Sul documento 7 sì e 2 no. Oggi incontro tra Masi e Ruffini. Il Consiglio, col voto a favore anche del presidente Paolo Garimberti, ha formalmente invitato a dare spazio nella trasmissione alle famiglie e alle associazioni di malati e disabili che hanno scelto di vivere. I conduttori hanno definito «inaccettabile» la richiesta: «Non abbiamo fatto una trasmissione "pro-morte" e non siamo né un talk-show né una tribuna politica».
- Quelli che non ammettono, quelli che non sono ammessi
  INACCETTABILI di Marco Tarquinio
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Resistere, resistere, resistere. A Fabio Fazio e Roberto Saviano non interessa neppure il parere – ufficiale – del Consiglio d’amministrazione dell’azienda (pubblica) che permette loro di andare in onda, rispedito al mittente con uno sdegnato «inaccettabile». Sarebbe a dire che il grande spot per l’eutanasia non necessita contraddittori, perché «un programma di racconti come il nostro non ha la pretesa, né il dovere, né la presunzione di rappresentare tutte le opinioni». E la faziosità è anche autocertificata.Adesso? Per oggi è convocato un incontro urgente tra il direttore generale della Rai Mauro Masi e il direttore di Raitre Paolo Ruffini, così da capire cosa fare dopo il gran rifiuto di Fazio e Saviano. Sebbene Ruffini terrà duro anche lui, come ha fatto capire ieri sera: «Vieni via con me non è un programma a favore della morte» e «sbaglia chi contrappone una storia a un’altra. O equipara un’esperienza a una tesi politica e costruisce uno scontro ideologico fra dolori».Ma facciamo un passo indietro. «Fateli parlare» nel tardo pomeriggio di ieri l’avevano ormai chiesto davvero tutti, dopo che il Cda Rai, quasi all’unanimità (7 consiglieri su 9) – col voto a favore anche del presidente Paolo Garimberti – aveva formalmente invitato a dare spazio nella trasmissione a famiglie e associazioni di stati vegetativi e disabili gravissimi che hanno scelto di vivere.Era insomma andata come previsto, a parte un altro sdegno, quello di due dei consiglieri di opposizione (Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten) che se n’erano andati prima del voto: il Consiglio di amministrazione della Rai aveva approvato l’ordine del giorno firmato dal consigliere (di opposizione) Rodolfo De Laurentiis e sostenuto dalla maggioranza, per far replicare – nell’ultima puntata di Vieni via con me – alle Associazioni per la vita, dopo quanto detto in trasmissione da Beppino Englaro, Mina Welby e dai due stessi conduttori. Secondo Van Straten e Rizzo Nervo sono state «spinte esterne (pro-vita, ndr)» a influenzare le decisioni del Cda e «a prevalere», per quanto ai due consiglieri «sorprende» e «dispiace fortemente» soprattutto la posizione assunta dal presidente Garimberti».Se è noto che il Cda della tivù di Stato non può imporre alcunché, lo è altrettanto che un invito di questo genere era di quelli difficili da ignorare: a meno che, invece, Fazio e Saviano si sentano tanto forti da portare allo strappo il tiro alla fune ingaggiato – a questo punto – con la loro azienda (pubblica), con un bel pezzo di Parlamento e una larghissima parte della società civile. E se il consigliere Rai Antonio Verro resta ottimista, «sono certo – dice – che gli autori accoglieranno un invito che non nasce da logiche politiche, ma solo dal fatto che il servizio pubblico, per sua missione, deve considerare tutte le diverse sensibilità», il presidente della Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, resta super partes: «Se il Cda si manifesta in un certo modo, ne prendo atto».Il precedente, freschissimo, del resto era a disposizione: il ministro dell’Interno Maroni aveva chiesto – e subito ottenuto – di replicare a Saviano. Famiglie e associazioni invece no. A proposito: le spiegazioni di Fazio e Saviano sono due e suonano sconcertanti. «Una ragione specifica» e una «di principio». La prima è che «concedere un cosiddetto diritto di replica alle associazioni pro-vita, significherebbe avallare l’idea, inaccettabile, che la nostra trasmissione sia stata "pro-morte"», mentre «abbiamo raccontato due storie di vita, sottolineando la pari dignità, di fronte alla prosecuzione artificiale della vita, di chi sceglie di accettarla e chi sceglie di rifiutarla». Una confusione persino ostentata: dove, come e quando sarebbe stata "artificiale" la prosecuzione della vita di Eluana? Se quelle di Eluana e Welby sono "di vita", come vanno definite le storie di migliaia di stati vegetativi e gravissimi disabili curati per anni dai loro cari?La seconda "ragione" di Fazio e Saviano è quella accennata: il loro programma non deve rispettare il pluralismo. «Non siamo un talk-show, non siamo una tribuna politica», sottolineano, fingendo di dimenticare contenuti e ospiti che hanno proposto... Morale dei due conduttori, condita da un filo di sottile disprezzo? «La Rai dispone di spazi adatti per dare voce alle posizioni del movimento pro-vita, che del resto già ne usufruisce ampiamente» (queste ultime parole come si conciliano con l’«inaccettabile idea che la nostra trasmissione sia stata "pro-morte"»?).Le reazioni politiche sono durissime, specie dal centrodestra. Per Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, «le argomentazioni di Fazio e Saviano sono ipocrite e contraddittorie». Stessa posizione per Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: «Sono laico e liberale convinto, notoriamente vicino alle sensibilità di Englaro e Welby. A maggior ragione, trovo assurdo il "no" di Fazio e Saviano». Annotazione sintetica ed efficace dal sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella: «Fazio e Saviano sono stati chiari: dobbiamo essere liberi di fare propaganda per l’eutanasia, i disabili gravi, se proprio vogliono parlare, vadano altrove».
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