giovedì 26 ottobre 2017
Non passa in Commissione sanità del Consiglio regionale la norma contro gli obiettori. La Regione è la terza per interruzioni di gravidanza, ben sopra alla media nazionale per 1.000 donne
Blitz sventato: stop alla proposta di legge sugli aborti più facili

L’avevamo scritto ieri (LEGGI ARTICOLO). A fronte di una media nazionale che parla di 6,6 aborti ogni mille donne, in Puglia si arriva a 8,1. La regione è la terza in Italia per numero di interruzioni di gravidanza, dopo Liguria ed Emilia: 7.574 nel 2015, con un triste record nazionale di recidiva (35%).

Una donna su tre, per esser chiari, ha fatto ricorso due o più volte all’aborto. Dato che sottolinea ancora di più il livello di disperazione di chi bussa alle porte dei consultori pubblici (in cui solo l’11% dei ginecologi operanti è obiettore di coscienza).

Eppure ieri, in Commissione Sanità del Consiglio regionale, è ugualmente approdata la proposta di legge presentata dal consigliere Cosimo Borraccino (Sinistra Italiana) in materia di “concreta attuazione in Puglia della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza”, la 194 del 1978. Come se, insomma, il diritto all’aborto in Regione (che ha anche l’indice di natalità tra i più bassi d’Italia) non fosse sufficientemente garantito.

Colpa del ricorso all’obiezione di coscienza che, secondo il testo della norma, «impedisce anche in Puglia, in molti casi, di poter rispondere con tempestività ed efficacia alle richieste di molte donne che intendono consapevolmente interrompere la loro gravidanza».

La proposta, per fortuna, non è stata approvata: con 4 voti a favore, 4 contrari e una astensione la commissione non ha espresso parere positivo all’articolo 1, determinando così la sospensione dell’iter legislativo. Decisivi i 5 Stelle, nello specifico Marco Galante e Mario Conca, che hanno deciso di non partecipare al voto ritenendo che «le criticità non possano essere risolte con una legge che applica un’altra legge».

Per il capogruppo di Forza Italia Nicola Marmo «una legge regionale che riprende quanto scritto in una legge nazionale, nel primo articolo, non è votabile». Entra nel merito del testo il capogruppo di Alternativa popolare, Giannicola De Leonardis: «Il vero problema da affrontare è quello della denatalità, tenendo conto che la Puglia è la terza regione per numero di aborti». Soddisfatto il Forum delle famiglie, da settimane impegnato nella battaglia contro la proposta di legge: «La 194 andrebbe integralmente applicata sì – ha sempre sostenuto la presidente regionale Lodovica Carli – ma aiutando le donne gravide in difficoltà a rimuovere le cause che la porterebbero all’interruzione della gravidanza». Come previsto al suo articolo 2. Anche per i Medici cattolici, infine, sarebbe piuttosto necessaria «una proposta di legge regionale a sostegno della vita nascente e della maternità».

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