lunedì 18 settembre 2017
L'ipotesi di un’estensione della fecondazione assistita in Francia alle donne single e lesbiche, oltre a spaccare l’opinione pubblica, divide lo stesso governo guidato dal premier Edouard Philippe.
Una panoramica di Parigi

Una panoramica di Parigi

L'ipotesi di un’estensione della fecondazione assistita in Francia alle donne single e lesbiche, oltre a spaccare l’opinione pubblica, divide lo stesso governo guidato dal premier Edouard Philippe. Lo si è capito ancor meglio nelle ultime ore, dopo segnali divergenti nell’esecutivo in reazione all’annuncio della settimana scorsa fatto da Marlène Schiappa, segretaria di Stato all’uguaglianza fra donne e uomini, che prefigurava un’approvazione della misura già l’anno prossimo, nel corso del processo di revisione della legislazione bioetica.

Domenica, esprimendosi in televisione, la stessa Schiappa si è mostrata più prudente, affermando: «Nel 2018 ci saranno gli stati generali della bioetica, nel quadro della legge bioetica. In questo quadro, avremo effettivamente dei dibattiti sulla fecondazione assistita e il governo proporrà di estenderla. Il calendario preciso sarà esposto in quella fase». Con toni molto meno perentori di pochi giorni prima, la segretaria di Stato si è detta convinta che la misura «sarà adottata prima della fine del quinquennio, è un impegno del presidente». Un riferimento, quest’ultimo, ad una lettera scritta dall’allora candidato Emmanuel Macron alle associazioni omosessuali, nella fase finale della corsa all’Eliseo.

Ma una volta eletto, il presidente si è circondato di personalità che in passato si sono dette opposte o scettiche verso l’estensione. È così per lo stesso premier Philippe (da cui dipende direttamente la segretaria di Stato Schiappa) e per il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, che alla stregua di Philippe proviene dai ranghi del centrodestra neogollista.

Analogo discorso per Gérard Collomb, ministro dell’Interno d’estrazione socialista. Dall’alto della sua posizione privilegiata di «ministro di Stato» (con preminenza di rango rispetto agli altri ministri), l’ex sindaco di Lione ha fatto comprendere che chiederà di azionare il freno in materia: «Proporrò che si possa risolvere il problema della disoccupazione prima di affrontare i problemi di civiltà». In altri termini, la priorità dovrebbe restare «sempre economica e sociale», anche perché l’estensione della fecondazione assistita «pone probabilmente un certo numero di problemi», richiedendo «argini» e trattandosi di una di quelle «leggi sensibili che possono urtare le coscienze».

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