mercoledì 30 gennaio 2013
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​Paola Binetti non manca di pragmatismo: «Il ruolo dei cattolici sui temi eticamente sensibili nella prossima legislatura potrà essere proattivo o di resistenza. Dipenderà molto – dice la deputata – da chi vincerà le elezioni e da quali saranno i ministri competenti. Se dovessero essere persone ostili ai princìpi non negoziabili, i parlamentari cattolici rischiano di non poter fare molto più che resistenza trasversale». Entrata alla Camera dopo l’esperienza del comitato Scienza & Vita, eletta nelle liste del Partito democratico e poi passata al gruppo Udc, Binetti si candida di nuovo a Montecitorio come capolista per l’Udc in Liguria e Abruzzo e Lazio 1.Onorevole Binetti, sui temi bioetici molte sfide sono ancora aperte. Il governo di centrodestra aveva espresso attenzione, ma ciò non è bastato a difendere la legge 40 dallo smottamento innescato a colpi di sentenze e aggressioni, sia nazionali che europee. Della legge sulla procreazione medicalmente assistita va ribadito il ruolo di tutela della vita del concepito e dei genitori. È talmente aperta che non distingue nemmeno tra coppie e sposi. Ha una ricchezza di civiltà che solo un pregiudizio ideologico può mettere in dubbio.Sull’aborto si può intervenire per ridurne le cause economiche e materiali?Della 194 si sottacciono passaggi importantissimi in cui si afferma che una donna non può abortire per motivi di povertà, perché lo Stato deve metterle a disposizione tutti i mezzi. L’applicazione piena della legge restituirebbe alle donne la decisione di tenere il figlio. Senza giudizi né imposizioni. Come già fa oggi il Movimento per la vita che, attraverso i volontari dei Cav intercetta questo desiderio e lo rende possibile.La tutela della vita è anche tutela in vita. Ad esempio dei disabili...Nessuno deve essere messo in condizione di pensare "sarebbe stato meglio se questa persona non fosse mai nata". Ogni vita è degna di essere vissuta. Ma alle famiglie bisogna dare sia gli strumenti che la tecnologia rende oggi disponibile, sia la solidarietà. La responsabilità sociale ci deve obbligare come legislatori a metterci a disposizione. Perché non si arrivi mai più a una legge di stabilità che tagli sulla disabilità.
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