giovedì 11 giugno 2015
​"Non c'è obbligo per gli Stati di riconoscere le unioni omo".
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«Il documento approvato dal Parlamento europeo ha un valore esclusivamente politico, ma non ha alcun effetto vincolante. Dunque, non è vero che in forza della sua approvazione gli Stati membri dell’Unione sono obbligati ad aprire il matrimonio a persone dello stesso sesso ». Il giorno dopo il varo della “Strategia per la parità di genere”, il costituzionalista dell’Università Europea di Roma, Filippo Vari, smorza i facili entusiasmi di chi ha letto la Raccomandazione di Strasburgo come una sorta di lasciapassare per il riconoscimento delle unioni gay. Che cosa dice, veramente, la Raccomandazione del Parlamento europeo? Accanto a elementi positivi, come ad esempio la lotta alla violenza contro le donne, al bullismo, alla tratta umana, il documento approvato dal Parlamento contiene proposte molto gravi. Penso al punto in cui si afferma che il concetto di famiglia si evolve oppure alla promozione dell’aborto. Esso è inoltre incentrato interamente sul concetto di genere, che manca di qualsiasi supporto scientifico ed è soltanto il frutto dell’ideologia. Quale è la reale posta in gioco? Che gli uomini e le donne abbiamo la stessa dignità è un dato fondamentale. Esso viene tuttavia strumentalizzato invece per affermare un’idea che non si è uomini o donne per natura, bensì in forza di una scelta che ciascuno può cambiare liberamente, in ogni momento. E ad esempio il documento chiede alla Commissione europea di impegnarsi per promuovere tale ideologia nella scuola. Non solo siamo di fronte a violazione delle competenze dell’Ue sancite nei trattati, ma a un attacco per imporre attraverso programmi pubblici un’ideologia che può minare la società. È grave che il Parlamento europeo strumentalizzi temi fondamentali come la protezione delle donne e dei bambini, per richiedere la promozione di programmi di indottrinamento, che fanno tornare alla mente quelli dei totalitarismi. Che ricadute potrà avere la Raccomandazione sul ddl Cirinnà che punta al riconoscimento delle unioni civili? Il documento ha un valore esclusivamente politico e non giuridico e quindi non potrà avere ricadute effettive sul dibattito parlamentare. Tra l’altro, ricordo che l’Unione europea non ha competenza a vincolare le scelte degli Stati membri in materia di riconoscimento pubblico delle convivenze, nemmeno di quelle omosessuali. Lo ha ricordato anche di recente la Corte di giustizia dell’Unione europea, aggiungendo, però, che se gli Stati decidono di dare un rilievo pubblico alle convivenze, poi sono tenuti ad equiparare il trattamento delle stesse a quello riservato alla famiglia. Compresa la reversibilità delle pensioni, che costerebbe moltissimi soldi alle casse pubbliche: si tratta di argomenti importanti, ancor più in una fase di crisi economica, ma di essi l’opinione pubblica non è ancora consapevole.
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