martedì 26 gennaio 2021
Colpito da arresto cardiaco, da tre mesi in stato vegetativo, l'ospedale aveva decretato lo stop ai trattamenti. Ma da Varsavia era partita la mobilitazione a suo favore. Invano
Morto il paziente polacco: 12 giorni senza supporti vitale. Per sentenza

Archivio Ansa

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E' morto oggi, dopo 12 giorni senza alimentazione e idratazione, l’uomo di origine polacca, cattolico, da tre mesi in stato vegetativo, condannato dal Tribunale di Protezione britannico alla sospensione dei trattamenti vitali «nel suo miglior interesse». La vita di R.S., queste le iniziali, si è spenta nel pieno di uno scontro tra il Regno Unito, dove l’uomo risiedeva da anni con moglie e figli, e il governo polacco, determinato a rimpatriare il concittadino, come chiesto dalla famiglia di origine, per fornirgli cure e riabilitazione.

Un elicottero polacco era già pronto per il suo trasferimento da Plymouth, dove era ricoverato, a Varsavia.

L’uomo era finito in coma lo scorso 6 novembre a causa di un arresto cardiaco che lo ha lasciato senza ossigeno per 45 minuti. La sospensione dei trattamenti vitali era stata disposta dall’ospedale con il consenso della moglie.

L’opposizione dei parenti, in Polonia, passata anche attraverso un ricorso (respinto) alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, è stata sostenuta dalla Conferenza episcopale polacca e, dall’altra parte della Manica, dalla Chiesa cattolica di Galles e Inghilterra. L’ultimo tentativo di ottenere da Londra l’autorizzazione al rimpatrio è stata una sentenza con cui, sabato scorso, il tribunale distrettuale di Varsavia ha decretato per R.S. l’incapacità di intendere e volere, a cui è seguita la concessione di un’immunità diplomatica. Irremovibili le autorità britanniche intervenute a sottolineare l’«indipendenza» del tribunale.

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