lunedì 5 maggio 2014
​Cattolici, protestanti, ortodossi, musulmani si sono dati appuntamento in piazza della Repubblica per poi raggiungere San Pietro. Appello alle istituzioni. (Andrea Galli)

Il fiume della Marcia per la Vita, partito domenica mattina alle 9.15 da piazza Repubblica a Roma, è arrivato due ore e mezza dopo in Vaticano. All’altezza dei Fori imperiali è stato possibile vederlo in tutta la sua portata: quarantamila persone che avanzavano con passo tranquillo munite di cartelli, striscioni e palloncini; giovani sacerdoti che battevano sui tamburi, suore che intonavano canti, gruppi che recitavano il Rosario, più una miriade di stendardi di associazioni, parrocchie, siti web, Centri di aiuto alla vita arrivati un po’ da tutta Italia e anche dall’estero. Cattolici, ma anche musulmani – una delegazione portava fiera la bandiera del Marocco – ortodossi e protestanti. Tutti in piedi alla fine in piazza San Pietro per il Regina Coeli e il saluto del Papa.

Al termine della preghiera mariana, Francesco ha rivolto il suo saluto ai “partecipanti alla Marcia per la Vita, che quest’anno ha un carattere internazionale ed ecumenico”, aggiungendo “tanti auguri” e un’esortazione chiara: “Avanti, e lavorare su questo! Che la Marcia per la Vita sia diventata uno degli appuntamenti più importanti del mondo pro-life italiano lo dimostrano i numeri, la coralità della partecipazione e anche la rapidità della sua crescita. La prima edizione risale infatti al 2011, a Desenzano sul Garda. Fu un’iniziativa lanciata senza troppo clamore dal Medv-Movimento Europeo Difesa Vita presieduto da Francesco Agnoli, cui si aggiunsero alcune associazioni straniere e l’italiana Famiglia Domani di Virginia Coda Nunziante, attuale portavoce dell’evento. Il modello era quello della Marcia per la Vita statunitense, che si tiene ormai da 38 anni.
Tra le attività che hanno fatto da contorno alla Marcia italiana quest’anno ci sono stati due convegni. Uno all’Ateneo pontificio Regina Apostolorum, dove circa 700 partecipanti hanno seguito alla mattina due sessioni di lavoro, una di taglio medico e una giuridica, mentre al pomeriggio si sono divisi tra una tavola rotonda per i più giovani e una conferenza a più voci per gli adulti. Nell’occasione è stato presentato un nuovo cartello, "Vita è", che vuole mettere insieme associazioni e singole figure che operano sul fronte culturale e giuridico per vita e famiglia. In via della Conciliazione si è invece tenuto il convegno promosso da LifeSiteNews – il principale portale pro-life di lingua inglese, con sede in Canada –, Human Life International, e Family Life International New Zealand, con la collaborazione degli organizzatori della Marcia italiana, a cui hanno preso parte rappresentanti di circa 50 associazioni da 20 Paesi.

 

Il fine settimana ha insomma visto riunito un popolo estremamente variegato, ma che ha comune denominatore il non rassegnarsi allo scandalo degli oltre centomila aborti che si registrano ogni anno nel nostro Paese. «Reagiremo ogni volta che la vita umana è minacciata» si leggeva su un cartello che riportava le parole pronunciate da san Giovanni Paolo II a Washington nel 1979. E, come ha commentato a margine della giornata Olimpia Tarzia, presidente del movimento PER-Politica Etica Responsabilità, «le istituzioni non possono rimanere sorde di fronte a manifestazioni di tale portata, ma hanno l’obbligo di difendere e sostenere il primo dei principi non negoziabili: il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale».

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