giovedì 22 novembre 2018
Il riconoscimento dall’assemblea Cei del cappuccino padovano come protettore di chi è colpito da un tumore è una carezza a sofferenti, familiari, medici e ricercatori Mandic nel santuario (Boato)
San Leopoldo Mandic, Patrono dei malati oncologici

«Dio è medico e medicina». Le parole di san Leopoldo Mandic ritornano vive di significato ora che i vescovi italiani hanno approvato, nell’assemblea generale appena conclusa, la costituzione del santo cappuccino a patrono dei malati oncologici. Se già dagli anni Ottanta fedeli e devoti desideravano poter invocare san Leopoldo perché intercedesse su sofferenze e malattie, e le conferenze episcopali del Triveneto e della Croazia si erano dimostrate favorevoli, l’accelerazione verso il riconoscimento del patronato nazionale è recente, grazie alla domanda rivolta al presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, che lo scorso 12 maggio (festa di san Leopoldo) ha anche presieduto l’Eucaristia nel santuario padovano, e a una petizione che in dieci mesi ha raccolto oltre 67mila firme.

«Abbiamo accolto con grande gioia la notizia» commenta il rettore del santuario a Padova, padre Flaviano Gusella, che recentemente ha anche annunciato l’ostensione permanente del corpo di san Leopoldo. La notizia giunta dalla Cei, attesa, porta l’attenzione su un aspetto meno noto del santo ma estremamente presente nella sua vita: la vicinanza ai malati e al dolore. «È un santo che ha accettato la sofferenza, non ha mai chiesto di essere guarito ma è stato esempio mirabile di accettazione della malattia».

Riconosciuto santo in virtù della sua profezia ecumenica e per essere stato modello di riconciliazione, come ha sottolineato papa Francesco volendo il suo corpo a Roma in occasione del Giubileo della Misericordia, Mandic morì nel 1942 proprio per un cancro all’esofago. Per recarsi al capezzale di un malato lasciava anche il confessionale. La designazione a patrono dei malati di tumore è un segno che si aggiunge a una devozione già viva e che rappresenta un sostegno a tutti i livelli. «La richiesta di intercessione – conferma padre Gusella – può aiutare a sostenere la malattia. San Leopoldo non è il toccasana contro il tumore ma è un esempio di vicinanza ai malati e ai familiari, perché la malattia scombussola la vita: e questo padre Leopoldo lo capiva bene».

Ma, come ricorda il rettore del santuario padovano, la preghiera è anche per sostenere la ricerca, e per i medici e gli infermieri. «La fede è sicuramente un grande conforto sia per i malati che per gli operatori sanitari » gli fa eco la professoressa Vittorina Zagonel, direttore di Oncologia medica 1 dello Iov-Irccs di Padova (Istituto oncologico veneto, unico in regione destinato in maniera specifica alla ricerca sul cancro, alla prevenzione e diagnosi dei tumori). «Tutti i giorni noi operatori siamo in contatto con i nostri limiti e spesso ci troviamo ad 'affidare' i nostri pazienti e il nostro lavoro. Per noi è un conforto, come per i pazienti e i familiari. Tocchiamo con mano quotidianamente che le persone in situazioni critiche cercano aiuto spirituale in modelli di santi, soprattutto per chiedere di essere sostenuti nell’affrontare questi momenti».

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