sabato 21 aprile 2018
Il testo della lettera inviata dalle mamme: curare non vuol dire solo guarire. Il nostro grazie all'ospedale pediatrico Bambino Gesù al presidente
La visita a sorpresa di Papa Francesco nella sede di Palidoro dello scorso 5 gennaio (Osservatore Romano)

La visita a sorpresa di Papa Francesco nella sede di Palidoro dello scorso 5 gennaio (Osservatore Romano)

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Curare non significa solo guarire. E curando i bambini voi medici curate allo stesso tempo anche le nostre famiglie, permettendoci di stargli accanto e di sentirci utili. Ogni istante di vita passato insieme ha un valore inestimabile per noi genitori».

Un gruppo di 50 mamme di bimbi gravemente malati e ricoverati nei reparti di pediatrica, rianimazione e neuroriabilitazione dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Palidoro ha voluto scrivere a Mariella Enoc, presidente della clinica, per ringraziare la struttura «per tenere in vita i nostri bambini, seppure in condizioni gravissime, mantenendo accesa una fiammella di speranza». Alcuni dei loro bambini – sottolineano le donne – sono in «condizioni molto simile a quelle del piccolo Alfie Evans», per tale ragione «vogliamo esprimere la nostra vicinanza ai suoi genitori, ai quali ci sentiamo profondamente legati nella comune sofferenza per la malattia dei nostri bambini».
E aggiungono: «I nostri figli non stanno soffrendo, stanno solo vivendo. E anche oggi hanno potuto sentire sul viso la bellezza e il calore del sole e delle nostre carezze. Vi preghiamo di non privare della gioia di queste carezze il piccolo Alfie e i suoi genitori».

Il testo della missiva è stato recapitato da Enoc, all’omologo presidente dell’Alder Hey Children Hospital di Liverpool. «So bene che questa lettera probabilmente non potrà cambiare nulla, ma mi sono sentita, per motivi solo umanitari, di accogliere e inviarle questa testimonianza», scrive la presidente del Bambino Gesù. E conclude: «Sarà importante in futuro, alla luce di queste esperienze, trovare il modo di riflettere e discutere insieme su ciò che rappresenta il migliore interesse dei nostri pazienti e delle loro famiglie».

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