venerdì 28 giugno 2019
La Corte di Cassazione ha autorizzato l’ospedale Chu di Reims a sospendere la nutrizione assistita del paraplegico francese in stato di minima coscienza. I genitori annunciano nuovo ricorso
Vincent Lambert con la madre (Ansa)

Vincent Lambert con la madre (Ansa)

COMMENTA E CONDIVIDI

La Corte di Cassazione francese ha deliberato di autorizzare i medici dell’Ospedale universitario di Reims (Chu) a sospendere la nutrizione assistita di Vincent Lambert, il paraplegico francese in stato di minima coscienza attorno alla cui sorte è in corso da anni una battaglia legale tra la moglie, che ne chiede la morte asserendo che sarebbe stata questa la sua volontà, e i genitori, determinati a salvargli la vita.

La Corte ha accolto il ricorso del governo francese contro la sospensione delle procedure di distacco dei supporti vitali decisa da un tribunale di Parigi per dar modo alla Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili di accertare le reali condizioni del paziente. Jérôme Triomphe, avvocato dei genitori di Vincent Lambert, ha subito affermato che la Corte di cassazione non ha messo in discussione le misure provvisorie e quindi il distacco della nutrizione sarebbe illegale, annunciando un nuovo ricorso.

Gli avvocati dei genitori di Vincent Lambert davanti alla Corte di cassazione di Parigi (da Twitter @SoutienVincent)

Gli avvocati dei genitori di Vincent Lambert davanti alla Corte di cassazione di Parigi (da Twitter @SoutienVincent)

Di parere opposto Patrice Spinosi, il legale di Rachel, la moglie di Vincent: «Non ci sono più vie di ricorso possibili perché non ci sono più giudici a cui rivolgersi» ha dichiarato alla stampa dopo la decisione della massima autorità giudiziaria francese. Dunque a suo giudizio si tratta di «un punto finale a questo caso». «Siamo il Paese dei diritti umani. L'onore di ogni Paese civile è che il più forte protegga i più deboli – gli ha replicato Triomphe –. Se il dottor Sanchez (medico di Lambert, favorevole all’eutanasia del paziente, ndr) ha intenzione di riprendere il processo di morte ne trarremo tutte le conseguenze». «Vincent Lambert non è in fin di vita – ha aggiunto Jean Paillot, l’altro avvocato dei genitori dell’uomo –. Il semplice fatto di essere disabile giustifica l’arresto di cibo e idratazione? Sarebbe una discriminazione nei confronti delle persone con disabilità». Triomphe e Paillot hanno annunciato una denuncia per omicidio a carico dei medici che si rendessero responsabili materiali della sospensione dei supporti che alimentano e idratano il disabile. La Corte di Cassazione infatti si è limitata ad annullare la sentenza della Corte d'appello di Parigi esprimendosi solo su una questione di giurisdizione senza pronunciarsi sulla natura obbligatoria delle misure provvisorie prescritte dal comitato Onu. I medici pertanto «devono mantenere le misure provvisorie», cioè astenersi da qualunque azione che possa uccidere il paziente per disidratazione, ma «se non lo fa si assumerà la responsabilità esclusiva della violazione delle misure provvisorie a vantaggio del paziente la cui situazione non presenta l’esigenza di misure d’emergenza». A questo sottilissimo filo è appesa ormai la vita di Vincent Lambert, 42 anni, tetraplegico e apparentemente privo di coscienza dopo un incidente nel 2008.

Tecnicamente, la Corte di Cassazione non si è pronunciata nel merito della questione ma ha stabilito che la Corte d'appello non fosse competente per ordinare la sospensione della fine dei trattamenti. L'Ospedale universitario di Reims potrà ora decidere in qualsiasi momento di far ripartire il protocollo avviato il 20 maggio e poi fermato su istanza dei genitori di Lambert. In conformità con la legge Leonetti del 2016 sul fine vita, l'ex infermiere sarebbe dunque destinato a essere sottoposto a sedazione profonda mentre vengono fermate l'alimentazione e l'idratazione. L'associazione "Je soutiens Vincent" che da anni si batte per strappare l'ex infermiere alla morte procurata fa notare il dettaglio grottesco che la decisione di far morire di sete il paziente avviene nei giorni più caldi della storia recente, con le autorità che attraverso ogni canale mediatico raccomandano alla popolazione di idratarsi.

L'immagine simbolo dell'impegno per salvare Vincent

L'immagine simbolo dell'impegno per salvare Vincent

«"Pacta sunt servanda": era quanto avevano chiesto i giudici di appello francese rispetto al richiamo della Commissione Onu sui diritti delle persone con disabilità che aveva intimato alla Francia di non interrompere l'idratazione a Vincent Lambert: ora la Cassazione francese con un espediente formalistico ribalta la decisione». Lo afferma in una nota Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita e prorettore dell'Univerità Europea di Roma. «Davvero non possiamo credere – prosegue Gambino – che un Paese fondatore dell'Europa, culla di civiltà, non tenga in alcun conto quanto gli chiede il più importante organismo sovranazionale di cui fa volontariamente parte. L'auspicio è che la Francia recuperi la saggezza che l'ha resa grande, senza forzare con un atto giudiziario interno ciò che l'Onu ha chiesto di scongiurare».

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI