venerdì 11 maggio 2018
Il Parlamento di Madrid ha approvato ieri la modifica del Codice penale con i voti di Psoe, Podemos e catalani. Contrario il Ppe. Ora la questione dovrà essere discussa dalle apposite commissioni
Il parlamento di Madrid (Ansa)

Il parlamento di Madrid (Ansa)

Martedì scorso l’assemblea parlamentare spagnola ha discusso la 'presa in considerazione' di una proposta di legge proveniente dalla Catalogna per depenalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito, modificando il Codice penale vigente. Giovedì il testo è stato votato e approvato, con il voto contrario del Partido popular (Ppe) e l'astensione di Ciudadanos: favorevoli socialisti, Podemos e i partiti catalani. Questo non significa che la nuova norma diventerà legge, ma solo che non è precluso l’avvio di un iter parlamentare che comunque si presenta lungo e complesso. In passato proposte analoghe non avevano superato nemmeno questo primo gradino procedurale: l’ultima volta fu quando 15 mesi fa i socialisti, astenendosi, fecero naufragare la norma proposta dall’estrema sinistra di Podemos. Ora invece il Psoe ha messo l’eutanasia nel suo programma e quindi ha approvato la proposta catalana, che era stata approvata dal parlament di Barcellona nel luglio dell’anno scorso. Anche in quel caso ci fu una modifica di orientamento rilevante: il partito moderato erede di Convergencia, oltre a convertirsi al separatismo, adottò una linea laicista radicale.

Il testo recita che «sarà esente da responsabilità penale» chi procuri «la morte sicura, pacifica e senza dolore» di un paziente affetto da «una malattia grave che provoca sofferenza fisica o psichica grave e che si prevede sia permanente». La formula è talmente generica da non prevedere un intervento decisivo del medico, che deve solo certificare l’esistenza di una patologia incurabile, e nemmeno dei parenti. Si tratterebbe della formula di eutanasia più estensiva e meno controllata tra quelle previste da altre legislazioni europee. Chi si è opposto o astenuto ha affermato che invece è sufficiente l’altra proposta, quella che autorizza la sedazione profonda come cura palliativa, e che è in discussione, con l’appoggio di Popolari e Ciudadanos.

Quello che si può notare è che l’argomento dell’eutanasia non suscita una discussione ampia: il portavoce della Conferenza episcopale spagnola José Maria Gil Tamayo ha affidato a Twitter la sua condanna di «un falso diritto», i maggiori quotidiani hanno pubblicato avari trafiletti nelle pagine interne, mentre le inchieste demoscopiche sostengono (con dati dell’anno scorso) che una maggioranza che arriverebbe all’84 per cento degli spagnoli è a favore di una regolamentazione dell’eutanasia, ma evidentemente la domanda è abbastanza ambigua. Regolamentare può voler dire autorizzare come vietare o limitare, ma l’opinione pubblica ha letto questi dati come espressione di un largo consenso alle posizioni favorevoli all’eutanasia.

Si tratta di un tema sul quale, in assenza di una battaglia culturale aperta, prevalgono l’attivismo delle lobby organizzate e le prevenzioni anticlericali, da sempre assai diffuse in Spagna. D’altra parte anche la parte che combatte la legalizzazione dell’eutanasia si affida prevalentemente alla farraginosità del procedimento legislativo, e punta a evitare che sulla questione si arrivi a una decisione effettiva nel corso di questa legislatura. Si tratta di una tattica comprensibile e probabilmente efficace, che però rinvia una scelta, alla quale in realtà ci si rassegna. Eppure proprio il fatto che l’apporto decisivo dei socialisti e dei catalanisti moderati alla campagna pro eutanasia sia recente fa pensare che questa scelta potrebbe essere capovolta, che non è affatto l’inevitabile segno del 'progresso' e dei cosiddetti 'diritti civili'.

Più in generale vale la pena di riflettere sulla tendenza della società e della cultura spagnole a rinnegare la tradizione e a superare quel meccanismo dell’oblio che aveva caratterizzato la prima fase del recupero della democrazia dopo la morte di Francisco Franco. Le vecchie polemiche contro il 'clerico-fascismo' da una parte e sulla distruzione socialcomunista del retaggio spagnolo dall’altra, che riproponevano le divisioni profonde che avevano portato alla tragedia della guerra civile, furono accantonate per permettere la transizione pacifica. I contraenti di quel 'patto dell’oblio' erano il partito moderato e quello socialista, che dopo la crisi economica si sono trovati a competere con nuove formazioni, Ciudadanos che si batte per l’egemonia moderata con il Pp, Podemos che tallona il Psoe. Sullo sfondo c’è l’insicurezza dei ceti medi, sulla quale si appuntano le speranze delle nuove formazioni. Da sinistra si tende a delegittimare i capisaldi della tradizione storica: la reconquista cattolica viene descritta come una oppressione e una distruzione della convivenza tra musulmani, cristiane ed ebrei, l’espansione nel nuovo mondo come un’operazione imperialistica, al punto che Cristoforo Colombo viene indicato come il promotore del genocidio delle popolazioni autoctone delle Americhe. L’identità nazionale della Spagna, basata su quelle vicende storiche, viene messa in discussione, come dimostrano i secessionismi, prima quello basco e ora quello catalano. C’è una reazione nazionalistica, altrettanto ampia, condotta da Ciudadanos che accusa il governo di Mariano Rajoy di essere troppo tenero nei confronti dei separatisti e che attribuisce questo presunto limite anche all’influenza pacificatrice che deriva dall’ispirazione cristiana. Pure per queste ragioni, probabilmente, si estende una visione laicista, anche dopo l’epoca dello zapaterismo.

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