Il caso. Tutela famiglia: l’Italia balbetta all’Onu


Elena Molinari martedì 8 luglio 2014
Insieme ad altri 9 Paesi Ue votato contro la risoluzione. Il testo è stato comunque approvato.
C’è anche l’Italia fra i Paesi membri del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite che hanno votato contro una risoluzione, poi approvata, che ribadisce la necessità di «proteggere» la famiglia tradizionale. L’opposizione del governo italiano a un documento dell’Onu che, eccezionalmente, contraddice le politiche di genere delle Nazioni Unite, ha suscitato polemiche fra le associazioni italiane per la difesa della famiglia. «Il Consiglio ha affermato che la famiglia è il nucleo fondamentale della società per la responsabilità primaria di nutrire e proteggere i bambini – sottolinea Andrea Lavelli, responsabile della campagna SOS Ragazzi – . Tra le 14 nazioni che hanno rigettato questa risoluzione con un voto negativo, purtroppo figura anche il nostro Paese, insieme ad altri Stati occidentali: sarebbe giusto che i nostri rappresentanti all’Onu ce ne spieghino il motivo».La Farnesina ha fatto sapere che nella decisione di voto è stata data priorità al principio della solidarietà europea ed occidentale. Un rifiuto di disgregare il fronte europeo che il ministero degli Esteri considera essenziale, soprattutto in coincidenza con l’inizio del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Ue, per sostenere alcune importanti iniziative europee alle Nazioni Unite, come quelle sulla libertà di religione e la protezione delle minoranze religiose o quella sulla moratoria della pena di morte. E si fa notare che tra i proponenti compaiono Paesi che hanno una concezione molto “particolare” di famiglia.La risoluzione del Consiglio per i diritti umani è di natura procedurale, quindi non implica per gli Stati membri alcun obbligo giuridico, e la sua conseguenza immediata sarà un dibattito sui modi di proteggere la famiglia. Ma è significativo comunque che il testo ribadisca una composizione della famiglia «naturale» senza citarne alcuna forma “alternativa”, come quella delle coppie eterosessuali conviventi o delle coppie omosessuali. Un emendamento dell’ultimo minuto che voleva sostituire il termine «famiglia» con la frase «famiglia nelle sue varie forme» è stato infatti respinto dalla maggioranza delle nazioni che siedono all’interno dell’organismo. Tutti i 9 Paesi Ue membri del consiglio, quindi Austria, Francia, Germania, Irlanda, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Romania, Estonia e Italia hanno dunque deciso di votare contro la risoluzione. Ad essi si sono aggiunti Stati Uniti, Giappone, Cile, Corea del Sud e Montenegro.La risoluzione, che era stata presentata da un gruppo costituito da Egitto, Qatar, Russia, Cina, El Salvador, Namibia, Bangladesh, Marocco, Mauritania, Sierra Leone, Costa d’Avorio, Tunisia e Uganda, è comunque passata con 26 voti a favore, 14 contrari e sei astensioni. L’approvazione è stata salutata da un forte applauso nell’aula del Consiglio a Ginevra.
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