giovedì 30 novembre 2017
«Ogni modifica che l’uomo provoca nell’ambiente è potenzialmente pericolosa per la salute». Parla il pediatra Ernesto Burgio, studioso del rapporto tra degrado dell'ambiente e salute umana.
«Così l’inquinamento sta alterando la nostra struttura genetica»

"Ogni modifica chimico-fisica che l’uomo provoca nell’ambiente è potenzialmente pericolosa per la formazione del nostro organismo e per la salute. Credo che nei prossimi anni il confronto su questa tematica diventerà fondamentale". Ernesto Burgio, pediatra e membro dell’ECERI (European Cancer and Environment Research Institute di Bruxelles), è uno dei massimi esperti a livello internazionale per quanto attiene ai danni epigenetici e genetici indotti dall’inquinamento ambientale. Nei mesi scorsi ha partecipato in aprile a Londra al I Congresso Internazionale sulle malattie materno-fetali; in settembre a Madrid al I Congresso Mondiale di Bioetica; dal 15 al 18 novembre scorso a Napoli al XX Congresso Nazionale della Società Italiana di Genetica Umana. L’argomento da lui trattato è quello delle origini epigenetiche-fetali delle malattie dell’adulto. Al dottor Burgio abbiamo chiesto di aiutarci a capire il significato e l’importanza oggi di questa tematica (la versione pubblicata sul quotidiano riporta per motivi di spazio solo ampi stralci di questo dialogo).
Dottore, lei ha affermato che l’ambiente ha un ruolo importante nelle formazione del nostro organismo, ma cosa si intende esattamente per "epigenetica" e per origini "epigenetiche-fetali" delle malattie dell’adulto?
L’epigenetica è spesso definita come la branca della genetica che studia le modifiche dell’espressione genica senza alterare la sequenza del DNA. Personalmente reputo questa definizione riduttiva e persino fuorviante. In una visione "sistemica" il DNA (il genoma propriamente detto) dovrebbe essere considerato come un database ereditario che è in larga parte comune a tutti i membri della nostra specie e molto simile in tutti i primati. L’epigenoma è invece un network molecolare complesso, specifico di ogni cellula, estremamente fluido e aperto alle influenze ambientali: una sorta di software del genoma che si forma nelle prime fasi della vita e, in particolare nel feto, in relazione alle informazioni che provengono dall’ambiente attraverso la madre (programming fetale). È estremamente importante comprendere la differenza tra il modello dominante di genoma, essenzialmente lineare e gene-centrico, e questa nuova visione sistemica e dinamica: in questo secondo caso, infatti, l’ambiente ha un ruolo infinitamente più importante, soprattutto nella prima parte della vita, nella programmazione e formazione del nostro organismo: cioè del nostro fenotipo sia fisiologico, sia patologico.

Che importanza ha in ambito bio-medico conoscere questi meccanismi?
Da una ventina di anni stiamo assistendo in tutto il mondo ad una vera e propria transizione epidemiologica: ad un calo significativo e rapido delle malattie acute da cause infettive e parassitarie che per millenni (almeno dal neolitico) hanno funestato la vita di Homo Sapiens Sapiens ha fatto seguito un incremento altrettanto drammatico di tutte le patologie cronico-degenerative, endocrino-metaboliche, infiammatorie, immunomediate, neoplastiche, cardiovascolari, neuropsichiatriche e neurodegenerative. Lo studio delle variazioni di sequenza del DNA non ha dato i risultati sperati: è sempre più chiaro che la pandemia di obesità e diabete II giovanile e l’incremento continuo di allergie, malattie autoimmuni, disturbi del neurosviluppo, patologie neurodegenerative e cancro non trovano spiegazione in specifiche mutazioni, più o meno accidentali, della sequenza del DNA. Ed è sempre più evidente che sono le variazioni, potenzialmente adattative e difensive, del software epigenetico a determinare queste alterazioni del nostro fenotipo che possono manifestarsi già nel bambino (è il caso di alcuni disturbi del neurosviluppo, patologie allergiche, tumori infantili e obesità), in età adulta e persino (sembrerebbe) nelle generazioni successive a quelle direttamente esposte a un ambiente inquinato o comunque in troppo rapido cambiamento in rapporto alle capacità adattative del software epigenetico.
Cosa dobbiamo intendere per ambiente?
Se il DNA rappresenta la memoria genetica in senso stretto, simile in tutti noi e poco mutevole nel breve-medio termine, l’epigenoma è in continua trasformazione e, quel che più conta, si modifica in modo per così dire "intelligente" per rispondere in modo difensivo, adattativo e predittivo alle informazioni provenienti dall’ambiente, soprattutto nelle prime fasi della vita. Per l’embrione e il feto l’ambiente è costituito dalle informazioni provenienti dalla madre attraverso la placenta: la dieta materna, lo stato di salute della mamma, lo stress, le sostanze farmacologiche e gli inquinanti, i campi elettromagnetici e le radiazioni ionizzanti sono "informazioni "che arrivano continuamente al feto e alla quali il feto risponde modificando il softwaregenomico delle proprie cellule.
Semplificando cosa comporta questo?
Se tutte le informazioni che il feto "riconosce" come naturali e potenzialmente utili favoriscono il suo sviluppo, le informazioni che il feto avverte come potenzialmente dannose determinano modifiche reattive che nel medio-lungo termine possono tradursi in variazioni patologiche del fenotipo, cioè in malattie croniche - infiammatorie, metaboliche, neoplastiche - a carico di tutti i tessuti e degli organi.
Dunque le alterazioni provocate nell’ambiente dalle attività industriali negli ultimi cento anni stanno pesantemente interferendo con l’evoluzione della biosfera e di tutte le specie a cominciare da quella umana…
Certamente, se si ammette che le informazioni provenienti dall’ambiente sono altrettanto importanti di quelle contenute da milioni di anni nel DNA di tutte le specie viventi e che ogni molecola artificiale che immettiamo nell’ecosfera (atmosfera, idrosfera, litosfera, biosfera, catene alimentari) è un potenziale perturbatore informazionale in grado di disturbare la programmazione di cellule, tessuti e organi, questo può interferire negativamente sulla programmazione degli organismi e sulla loro stessa evoluzione. Ecco perché la pandemia di obesità/diabesità in atto è stata definita la prima trasformazione del fenotipo di un’intera specie.

Se è dimostrata la stretta relazione tra l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, del cibo e l’aumento delle malattie come si può agire nel concreto per ridurre esposizioni e il rischio di ammalarsi?
Ovviamente non possiamo eliminare dall’ambiente le centinaia di migliaia di molecole artificiali che abbiamo sintetizzato negli ultimi decenni o che sono il prodotto di scarto di un numero enorme di reazioni termochimiche che sono ovunque intorno a noi (traffico veicolare, impianti industriali). Possiamo però cercare di ridurre l’esposizione materno-fetale e del bambino a pesticidi, particolato ultrafine, metalli pesanti e interferenti endocrini che rappresentano la principale minaccia per la salute dei i nostri figli e delle generazioni future.

La preoccupazione più forte è dunque per i bambini e in particolare per lo sviluppo del cervello nel periodo embrio-fetale e nella prima infanzia...
Ogni modifica epigenetica che si verifica nel periodo embrio-fetale si trasmette a milioni di cellule: è così, del resto, che si formano i diversi tessuti, organi, sistemi. Il cervello è l’organo più complesso e più plastico: la sola corteccia cerebrale di un neonato è composta da 30 miliardi di neuroni e da un numero ancora maggiore di cellule gliali. I neuroni sono collegati tra loro già alla nascita da migliaia di piccoli filamenti a formare circuiti neuronali incredibilmente complessi e dinamici: ogni informazione positiva (sostanze nutrienti, emozioni positive) permette la formazione di circuiti plastici, dinamici, interconnessi; ogni informazione negativa (sostanze tossiche, stress, citochine infiammatorie) determina alterazioni più o meno gravi dei circuiti stessi. È sempre più evidente che non solo i disturbi del neuro-sviluppo (in particolare i disturbi dello spettro autistico) ma anche le patologie neuropsichiatriche maggiori (schizofrenia, depressione) sono disturbi, per così dire, del software cerebrale e quindi dell’epigenoma e delle reti neuronali, più che dell’hardware cerebrale e del genoma.
Lei ha lanciato una parola d’ordine in biomedicina per i prossimi anni: Prevenzione Primaria. Cosa vuol dire?
Soltanto mettendo in relativa sicurezza la gravidanza e i primi 1.000 giorni di vita si potrà fare la differenza. Se verranno applicate corrette strategie di prevenzione primaria si può ancora invertire il trend drammaticamente in crescita delle malattie croniche, infiammatorie e tumorali.
Da credenti, si può dire che l’inquinamento stia alterando il progetto di Dio sulla persona umana?
Credo sia possibile leggere quello che sta accadendo in questa Luce. Se il Vangelo di Giovanni inizia affermando che il Logos crea ogni vita sulla base di informazioni perfette perché espressione di una Volontà infinitamente amorevole si potrebbe anche affermare che ogni modifica chimico-fisica che l’uomo provoca nell’ambiente è potenzialmente pericolosa. Ho accennato a questa tematica soprattutto nell’ambito del I Congresso mondiale di bioetica a Madrid, lo scorso settembre, e credo che nei prossimi anni il confronto su questa tematica diventerà fondamentale. L’enciclica Laudato si’ ha rappresentato un importante inizio.


© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: