martedì 22 novembre 2016
Aborto, Chiesa, magistero e diritto canonico. Una breve scheda per approfondire la scelta di Francesco nella Lettera apostolica "Misericordia et misera"
Aborto e perdono: sei punti per capire

1 - Aborto e perdono, cosa dice papa Francesco

Nella Lettera apostolica , al n.12, afferma: «Concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto… Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre».

2 - Cos’è l’aborto volontario

Giovanni Paolo II nell’Evangelium vitae lo definisce: «L’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita… un’enorme minaccia contro la vita, non solo di singoli individui ma dell’intera civiltà». Si tratta in ogni caso di un intervento che pone fine alla gravidanza sopprimendo il feto.

3 - Cosa dice la legge della Chiesa

Il Codice di Diritto canonico (1398) recita: “Chi procura l’aborto incorre nella scomunica latae sententiae”. Si tratta cioè di una pena estrema che scatta in modo automatico senza che ci sia la necessità di una sentenza specifica. La Chiesa ha sempre ammesso la possibilità del perdono a chi è sinceramente pentito. Ma era necessaria l’autorizzazione del vescovo (canone 969) o di un sacerdote da lui delegato. Papa Francesco all’inizio dell’Anno giubilare aveva concesso a tutti i sacerdoti la possibilità di assolvere dal peccato di aborto. Con la lettera “Misericordia et misera” estende questa possibilità in modo permanente.

4 - Cosa dice il magistero

Tantissime le pronunce di condanna. Fin dal primo secolo la Chiesa si è espressa contro l’aborto provocato. L'aborto diretto rimane gravemente contrario alla legge morale: "Non uccidere il bimbo con l'aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita" (Didaché, 2, 2). «Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l'aborto come pure l'infanticidio sono abominevoli delitti». (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 51).

5 - Scomunica e gravità del peccato

Non c’è alcun rapporto tra la scomunica, che riguarda la vita spirituale della persona, e la gravità del peccato. L’aborto resta un peccato mortale come altri, ma il fatto che venga commesso dalla madre stessa contro un figlio innocente, ha indotto la Chiesa a porre l’aggravante della scomunica (che riguarda la persona e non il peccato). Un richiamo quindi perché la donna, e coloro che con lei hanno concorso all’aborto (medici e familiari), decidano di avviarsi su un cammino di penitenza e di conversione.

6 - Cosa cambierà con la decisione di papa Francesco

Sarà agevolato il cammino di conversione di quanti si sono macchiati di questa gravissima colpa. Il fatto che tutti i sacerdoti abbiano ora in modo permanente la possibilità di accogliere e di assolvere queste persone, favorirà anche una presa di coscienza più viva del problema e non potrà che indurre una preparazione e una formazione più accurata da parte dei confessori, come auspicato dal Papa stesso («perché a nessuno venga mai a mancare il segno sacramentale della riconciliazione attraverso il perdono della Chiesa»).

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