martedì 21 maggio 2019
All'ospedale di Reims, in Francia, il 42enne tetraplegico ieri era stato sedato e gli era stata tolta l'idratazione. Nella notte l'alt dei magistrati che hanno accolto il ricorso della famiglia
Lambert in ospedale con la madre in una foto del 2013 (Ansa)

Lambert in ospedale con la madre in una foto del 2013 (Ansa)

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I trattamenti per tenere in vita Vincent Lambert sono ripresi. Lo ha annunciato l'avvocato dei genitori dell'uomo, il giorno dopo la decisione in proposito della Corte d'appello di Parigi. «Siamo felici di annunciarvi che il dottor Sanchez e l'ospedale hanno riattivato l'alimentazione e l'idratazione di Lambert e hanno bloccato la sedazione continua», ha dichiarato il legale, Jean Paillot, parlando fuori dall'ospedale Sébastopol di Reims. L'iter per l'interruzione dei trattamenti era stato avviato lunedì mattina.

La giornata di lunedì

Privato d’acqua e cibo. Avviato alla morte sotto sedazione in una camera d’ospedale a Reims. Ieri la Francia e l’Europa in lotta per il diritto alla vita si sono ritrovate simbolicamente al capezzale di Vincent Lambert, il paziente tetraplegico in stato di coscienza minima vittima di un incidente stradale nel 2008. In serata però la Corte d’appello di Parigi ha ridato speranza ordinando la ripresa delle cure. La decisione è stata assunta dopo l’ennesimo ricorso dei familiari contrari alla sospensione dei trattamenti.

Già al mattino i medici del Policlinico universitario avevano innescato l’iter terminale già annunciato, asportando il sondino gastrico del 42enne in nome di un’interpretazione controversa della nuova legge francese sul fine vita. Le sue ultime giornate sono state programmate tra misure di sicurezza eccezionali. Come se si cercasse di attutire le ondate di dolore, sgomento e sdegno suscitate dal caso, non solo in Francia.

Nel primo pomeriggio, attraverso il suo profilo Twitter, papa Francesco ha voluto richiamare l’attenzione verso tutto quel popolo silenzioso di cui Vincent è divenuto un simbolo: «Preghiamo per quanti vivono in uno stato di grave infermità. Custodiamo sempre la vita, dono di Dio, dall’inizio alla fine naturale. Non cediamo alla cultura dello scarto». Parole giunte nelle stesse ore in cui circolavano già su Internet le immagini di un breve video realizzato dai genitori, domenica, durante l’ultima visita al figlio, in un’atmosfera già di struggente commiato. In primo piano, col capo girato sulla destra, Vincent ha gli occhi e il volto carichi di tristezza. Apre e chiude di continuo le palpebre, muove le pupille, contrae di colpo il labbro inferiore, sembra piangere, mentre la madre continua a incoraggiarlo affettuosamente. «Lo stanno uccidendo, sono dei mostri», ha poi detto ieri Viviane Lambert.

Sotto accusa i medici di Reims, che hanno detto di aver previsto l’uso di analgesici, mentre dal campo del “lasciar morire” continuavano a giungere abbozzi di spiegazioni sul perché della scelta ospedaliera. Lo stesso Jean Leonetti, il medico e parlamentare neogollista relatore degli ultimi testi di legge sul fine vita, ha avallato la scelta del policlinico, in nome del principio dell’«ostinazione irragionevole» nelle cure. Principio che, ha ricordato Leonetti, può scattare su decisione collegiale se i trattamenti «sembrano inutili, sproporzionati, o quando non hanno altri effetti se non il mantenimento artificiale in vita». Nel caso di Lambert è parsa pertinente la coda della definizione, la più controversa, che apre il passo a interpretazioni anche estremamente estensive.
L’altro elemento portato a sostegno dell’attivazione del protocollo terminale, sempre secondo Leonetti, riguarda le dichiarazioni della moglie del paziente, divenuta tutrice legale e schierata da anni dalla parte del far morire. Secondo lei, Vincent si era detto contrario all’idea di un mantenimento in vita in uno stato prolungato di estesa dipendenza. Ma per un paziente capace di respirare autonomamente, di aprire gli occhi, di dormire in modo regolare, di reagire in certi casi lievemente agli stimoli, è lecito parlare di un mantenimento in vita “artificiale”?

I dubbi, pesantissimi e persistenti, rimangono. A rilanciarli, anche in forma di aperta denuncia, sono stati nelle ultime ore pure docenti universitari accanto al mondo associativo e a tante voci della Chiesa. Intanto, i genitori di Vincent hanno annunciato diversi ricorsi in extremis, anche presso la Corte d’appello di Parigi (che in effetti ha deliberato in senso positivo alle 23 di lunedì, ndr) e nuovamente presso la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), quest’ultimo subito respinto. Azioni giudiziarie inizialmente prive di efficacia sospensiva sul protocollo ospedaliero, dopo i precedenti via libera giunti dalla giustizia amministrativa francese e dalla Cedu. I legali degli anziani coniugi rivendicano il diritto di Vincent di vedere il proprio caso esaminato attentamente dal Comitato internazionale sui diritti dei disabili, l’organismo Onu basato a Ginevra che ha chiesto alla Francia d’impedire provvisoriamente azioni irreversibili sul paziente.

I sostenitori di Vincent si sono riuniti ieri sera davanti al Ministero della Sanità a Parigi per chiedere un atto di vera e propria grazia al presidente Emmanuel Macron, il quale ha replicato rapidamente dicendo di «non poter sospendere una decisione dei medici e che è conforme alle nostre leggi». Fra le molte voci politiche che si sono espresse sul caso, la leader nazionalista Marine Le Pen ha criticato la decisione dell’ospedale. Ma la voce più determinata è quella di François-Xavier Bellamy, il giovane capolista neogollista alle Europee, per il quale «nessuna vita è indegna di essere vissuta».

La madre: lo stanno uccidendo senza neanche avvertirci

«Lo stanno uccidendo, senza averci detto nulla, sono dei mostri» afferma la madre di Vincent Lambert citata da Bfm-Tv. La donna aggiunge di averlo «appreso questa mattina via mail». Mentre il suo legale, Jean Paillot, denuncia uno «scandalo assoluto». Per i genitori e per il movimento di solidarietà che si è creato attorno a loro, Lambert non è una persona in punto di morte poiché «la sua è una grave situazione di handicap». La moglie di Lambert, suo nipote e sei fratelli accettano invece la decisione dei medici.

IL DIRETTORE RISPONDE Vincent Lambert non deve essere ucciso. Scienza e legge esitano, testa e cuore no di Marco Tarquinio

Il tweet del Papa: custodiamo sempre la vita

Il Papa non lo cita espressamente, ma sembra evocare il caso Lambert il tweet odierno di Francesco: «Preghiamo per quanti vivono in stato di grave infermità. Custodiamo sempre la vita, dono di Dio, dall’inizio alla fine naturale. Non cediamo alla cultura dello scarto».

Il video diffuso dai genitori

Il Vaticano: no alla cultura dello scarto

"Nel condividere pienamente quanto affermato dall'Arcivescovo di Reims, mons. Éric de Moulins-Beaufort, e dal Vescovo Ausiliare, mons. Bruno Feillet, in relazione alla triste vicenda del Sig. Vincent Lambert, desideriamo ribadire la grave violazione della dignità della persona, che l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione comportano. Lo 'stato vegetativo', infatti, è stato patologico certamente gravoso, che tuttavia non compromette in alcun modo la dignità delle persone che si trovano in questa condizione, né i loro diritti fondamentali alla vita e alla cura, intesa come continuità dell'assistenza umana di base". Così in una dichiarazione congiunta il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e la Pontificia Accademia per la Vita.

"L'alimentazione e l'idratazione costituiscono una forma di cura essenziale sempre proporzionata al mantenimento in vita: alimentare un ammalato non costituisce mai una forma di irragionevole ostinazione terapeutica, finché l'organismo della persona è in grado di assorbire nutrizione e idratazione, a meno che non provochi sofferenze intollerabili o risulti dannosa per il paziente.
La sospensione di tali cure rappresenta, piuttosto, una forma di abbandono del malato, fondata su un giudizio impietoso sulla sua qualità della vita, espressione di una cultura dello scarto che seleziona le persone più fragili e indifese, senza riconoscerne l'unicità e l'immenso valore. La continuità dell'assistenza è un dovere ineludibile. Auspichiamo, dunque, che possono essere trovate al più presto soluzioni efficaci per tutelare la vita del Sig. Lambert. A tale fine, assicuriamo la preghiera del Santo Padre e di tutta la Chiesa".

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