martedì 19 marzo 2019
Perplessità sul rischio dell’uso strumentale di valori per obiettivi politici, di uno schieramento unico. Anche a livello internazionale
Il cardinale Pietro Parolin (Lapresse)

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«Siamo d’accordo nella sostanza non sulle modalità». È la sintesi, efficacissima, di quanto la Chiesa pensa del Congresso mondiale delle famiglie in programma a Verona dal 29 al 31 marzo. A dirlo è stato ieri il Segretario di Stato vaticano, cardinale Piero Parolin, a margine della cerimonia per i 150 anni dell’ospedale Bambino Gesù. E a chi ha definito i cattolici "sfigati", il porporato spiega pazientemente: «Sono parole che non usiamo...».

Cosa vuol dire «d’accordo nella sostanza non sulle modalità»? Venerdì scorso, alla conferenza stampa di presentazione, uno dei leader del Congresso, il neurochirurgo Massimo Gandolfini, ha ribadito la totale condivisione con il magistero della Chiesa sulla famiglia, con la dottrina sociale e con la Costituzione. Questa è la sostanza. Le modalità riguardano invece il rischio dell’uso strumentale di questi valori per obiettivi politici. O, meglio, di uno schieramento unico, visto che tra i politici attesi al Congresso ci sono soprattutto leghisti: il vicepremier Salvini, il ministro della famiglia Fontana, quello dell’Istruzione Bussetti, il governatore Zaia. Ieri Di Maio ha ribadito che «nessun membro del M5S, né del governo né del parlamento, andrà al congresso» di Verona. Mentre il quadro internazionale sembra prevalentemente caratterizzato dalla partecipazione di leader sovranisti da Ungheria, Moldavia, Polonia.

Preoccupazioni espresse ieri anche da un comunicato della diocesi di Verona: «Alla Diocesi di Verona sta molto a cuore la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio che considera la sorgente fondamentale e vitale della convivenza civile. Consapevole delle fragilità del nostro tempo, la Chiesa veronese – si legge nel testo – è impegnata nel promuovere iniziative inclusive e di sostegno per tutte le situazioni di difficoltà familiare a livello sociale, lavorativo e affettivo. Oggi c’è bisogno di più famiglia non di meno. E la politica potrebbe fare di più e meglio. Nello stesso tempo la Diocesi di Verona – prosegue il comunicato – si astiene dal prendere parte al conflitto politico su di un tema che, ritiene, non meriti il linguaggio violento e ideologico di questi giorni. Invita piuttosto a elaborare idee e proposte il più possibile condivise, a sostegno e a difesa delle persone che vivono situazione di fragilità affettiva, senza nulla togliere al valore di ogni dibattito che nasce da sensibilità diverse».

Una presa di posizione diventata urgente visto il clima sempre più teso che si respira intorno al Congresso. Ieri è stato diffuso un manifesto firmato da un centinaio di docenti dell’Università di Verona, in particolare dal Dipartimento di Scienze sociali. Ordinari e ricercatori prendono le distanze dai relatori. E il rettore dell’Università, Nicola Sartor, ha parlato di "empirismo" a proposito di alcune delle tesi portate avanti dai relatori annunciati. Annunciati perché, a dieci giorni dall’evento, il programma definitivo non c’è ancora.

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