mercoledì 26 giugno 2013
L’inverno demografico che non accenna a lasciare il nostro Paese è cominciato in un momento preciso: il 1974, l’anno del referendum sul divorzio. «Quel voto – spiega Pierpaolo Donati, docente di Sociologia della famiglia all’Università di Bologna – ha cambiato profondamente la mentalità degli italiani, portando in breve tempo a una drastica riduzione delle nascite. Così oggi abbiamo meno donne in età fertile e, di conseguenza, meno figli».Quali ricadute avrà questo fatto per il nostro Paese?Nel lungo periodo assisteremo a cambiamenti radicali della struttura demografica: avremo sempre meno giovani e aumenteranno i vecchi. La crisi sta però tagliando le opportunità ai primi che, così, non potranno essere di sostegno agli anziani. Importeremo quote sempre maggiori di lavoratori immigrati, che però tenderanno a non rimanere in un Paese che offre poche possibilità e se ne andranno altrove. Insomma: avremo un tessuto sociale sempre più fragile e frammentato.È una situazione disperata o si può fare qualcosa?La prima cosa necessaria è che la classe politica prenda coscienza della gravità della situazione. Purtroppo, non l’ha ancora fatto, tanto che, oggi in Italia, avere un figlio significa rischiare di entrare nell’area della povertà. Mancano del tutto politiche attive che invoglino le giovani coppie ad avere figli. La depressione economica, che è anche depressione psicologica, scoraggia tante famiglie, che hanno paura del futuro.Quali strumenti mettere in campo per fargliela passare?Da presidente dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, avevo proposto un Piano nazionale per la famiglia, significativamente intitolato “L’alleanza italiana per la famiglia”, che è però rimasto completamente disatteso, prima dal governo Monti e ora anche dall’esecutivo Letta. Soltanto da pochi giorni e dopo le proteste del Forum delle associazioni familiari, è stata prevista una delega per la famiglia, affidata al ministro Filippo Patroni Griffi, di cui però ancora non si conosce il contenuto.Quali sono le misure principali contenute in quel Piano?Viene proposto il fattore famiglia per ripartire i carichi fiscali in maniera più equa. Oggi, infatti, la pressione fiscale penalizza chi è sposato e ha figli. Il governo Monti ha cassato questa proposta limitandosi a rivedere l’Isee, che però penalizza soprattutto le famiglie numerose.Che cosa prevede per la conciliazione famiglia-lavoro?La rimodulazione del part time, ancora poco usato in Italia, e l’introduzione dell’audit famiglia-impresa, per implementare i servizi a favore delle famiglie, soprattutto di quelle con problemi.Come rimettere in carreggiata questo Piano e, magari, anche il Paese?Ci vorrebbe un vero e proprio ministero della famiglia, come esiste in Francia e in Germania. Paesi che dimostrano, nei fatti e non soltanto a parole, una vera attenzione per la famiglia.
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