mercoledì 25 marzo 2020
Le associazioni che promuovono la causa della morte a richiesta sospendono le attività di fronte al dilagare delle esigenze di protezione e cura delle persone contagiate. E respingono nuove richieste
In Olanda moratoria dell'eutanasia: "Ora bisogna salvare vite"
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L’associazione olandese per la libera eutanasia Nvve ha pubblicato nel suo sito un post in cui comunica la decisione di sospendere la sua attività a causa dell’emergenza per il coronavirus. Alle richieste di persone che protestano per la decisione - “se per causa di forza maggiore sono costretto ad aspettare ma nel frattempo vengo contagiato dal coronavirus, allora posso approfittarne per domandare di morire subito con l’eutanasia?” - la risposta è stata: “no, la legge sull’eutanasia prevede che si applichi solo in caso di sofferenza insopportabile, duratura e senza speranza: non è detto che si muoia di coronavirus, ci sono ottime possibilità di guarire. Pertanto il Covid-19 non può essere usato come scusa per ottenere l’eutanasia. Se è ricoverato in casa, il suo medico di famiglia potrà consigliarle le cure palliative migliori”. Il quesito più inquietante è stato quello di chi ha chiesto se è obbligato a stare in quarantena visto che da tempo voleva morire. La risposta secca è stata che “la quarantena è per tutelare gli altri. Non lei”.

Sulla stessa linea Expertisecentrum Euthanasie, che affianca i medici di famiglia per l’attuazione di questa disumana pratica, oltre a trovare colleghi che si sostituiscano agli obiettori di coscienza. “La crisi provocata dal coronavirus - hanno dichiarato - ci ha fatto decidere che adesso la priorità da parte del personale medico e paramedico che collabora con la nostra associazione ma anche lavora negli ospedali e studi medici non è l’eutanasia, bensì impegnare tutte le loro forze per salvare vite umane”. Ha ragione la biologa Marisa Levi, specializzata in bioetica, che ha osservato come “il coronavirus sta dando importanza alla cultura della vita”. Anche in Olanda.

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