martedì 3 settembre 2019
Le 33 onlus cattoliche e laiche della rete "Polis pro persona" mobilitate contro la legalizzazione di eutanasia e suicidio assistito rilanciano le esplicite parole di Francesco agli oncologi.
Uno dei 4 soggetti utilizzati da Pro Vita e Famiglia per la sua campagna contro la legalizzazione dell'eutanasia

Uno dei 4 soggetti utilizzati da Pro Vita e Famiglia per la sua campagna contro la legalizzazione dell'eutanasia

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L’eutanasia è una «scorciatoia»: il Parlamento non si arrenda davanti alla prospettiva che a legiferare in materia possa essere di fatto la Corte Costituzionale con il pronunciamento atteso dopo l’udienza pubblica in materia di punibilità del suicidio assistito prevista per il 24 settembre. A dirlo è il Comitato «Polis pro persona» cui hanno dato vita due mesi fa 33 sigle associative cattoliche e laiche non profit con iniziative pubbliche per sensibilizzare le istituzioni sulla necessità di non cedere all’ipotesi di concessioni a eutanasia e suicidio assistito nel nostro ordinamento, per legge o per sentenza. In una nota il Comitato rilancia le parole del Papa nel discorso di lunedì 2 settembre all’Associazione italiana di oncologia medica, quando ha detto che «la pratica dell’eutanasia, divenuta legale già in diversi Stati, solo apparentemente si propone di incentivare la libertà personale» mentre «in realtà essa si basa su una visione utilitaristica della persona, la quale diventa inutile o può essere equiparata a un costo, se dal punto di vista medico non ha speranze di miglioramento o non può più evitare il dolore». Dunque, ha aggiunto Francesco, «se si sceglie la morte, i problemi in un certo senso sono risolti; ma quanta amarezza dietro a questo ragionamento, e quale rifiuto della speranza comporta la scelta di rinunciare a tutto e spezzare ogni legame». «Polis pro persona» rilancia con forza le parole del Papa che «chiede di non arrendersi» di fronte «all'incomprensione, ma anche davanti alla proposta insistente di strade più radicali e sbrigative». «Tutta la gravissima situazione italiana – si legge ancora nel comunicato – è svelata dal rasoio del Pontefice, a pochi giorni dall'udienza della Consulta». Polis invita tutti a riflettere sulle parole con le quali il Papa denuncia una vera «rivoluzione antropologica» con le persone malate relegate al rango di vite sacrificabili. «Proprio questo giudizio – aggiunge la rete associativa – è stato al centro dell'Sos lanciato nel seminario di decine di realtà sociali dell'11 luglio e che continuerà il prossimo 11 settembre, con il cardinale Bassetti» nel corso di un convegno a Roma. Polis parla di «scorciatoia italiana» che consiste nella «ipocrita cessione di sovranità dei politici ai giudici costituzionali», che «si potranno sostituire al Parlamento, legalizzando il suicidio assistito», come si teme. «Su questo drammatico abdicare della politica – aggiunge Polis – si confondono totalmente i colori di vecchie e nuove maggioranze, gialloverdi o giallorosse che siano. Nessuno sembra voler nemmeno rivendicare la sovranità del Parlamento nel disciplinare la vita e la morte. Ma dopo le parole del Papa il silenzio bipartisan ha un nome preciso: scorciatoia. E noi – oggi men che mai – non ci arrenderemo nel denunciarlo». A Polis aderiscono tra le altre Aibi, Alleanza Cattolica, Steadfast, Centro studi Livatino, Copercom, Difendiamo i nostri figli, Forum delle associazioni sociosanitarie, Mcl, Medicina & Persona, Movimento per la Vita, Movimento Per, Nuovi Orizzonti, Ucid e Farmacisti cattolici.

Fa eco in Parlamento alle parole del Papa la senatrice Paola Binetti (Udc) che ripercorre il fallimento delle istituzioni politiche rispetto all’invito della Consulta a intervenire per dare uan risposta giuridica ai casi estremi nelle scelte di fine vita: «Il governo che si è appena concluso – fa notare la senatrice centrista, attiva sostenitrice del Comitato Polis – non è stato in grado di elaborare una risposta credibile su questo tema: né da parte del M5S nè da parte della Lega. E la Camera dei deputati ha letteralmente sprecato l'intero anno a disposizione di tutto il Parlamento, Senato compreso, senza riuscire a prendere posizione che facesse chiarezza sulle ambiguità della legge sulle Dat. Il presidente della Camera Fico a luglio ha riconosciuto il flop dei deputati in una materia così delicata e ha posto la parola fine al dibattito, esprimendosi in termini ampiamente favorevoli all'introduzione dell'eutanasia. Ora il Papa dice un no fermo e chiaro a questa pratica disumana e lo dice a quei medici che sono tra i più vicini al dolore e alla sofferenza dei malati di cancro». È grave per la senatrice Binetti che quando il Papa «parla di accoglienza e di immigrazione, di solidarietà e di lotta alla cultura dello scarto, in genere diventa immediatamente un testimone forte e credibile di queste battaglie» mentre «quando parla dei famosi temi eticamente rilevanti come la vita dei malati, ad esempio, non trova un'uguale eco sulla stampa e soprattutto nella sensibilità di colleghi parlamentari, che preferiscono ignorarne la voce accorata e convinta».

Altra voce che si è levata per fare eco al Papa è quella di Massimo Gandolfini, leader del Family Day, che ricorda come oggi in Italia sia concreto «il rischio che per via giurisprudenziale si possa affermare il "diritto al suicidio". Ipotesi che lascia ancora più perplessi visto che non esiste alcun vuoto legislativo, dal momento che circa un anno e mezzo fa veniva approvata la legge sulle cosiddette Dat, di cui si è fregiato il Pd in campagna elettorale, che purtroppo introduce l'eutanasia passiva con la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione».

Intanto l’associazione Pro Vita e Famiglia ha lanciato una campagna di affissioni dapprima a Milano e Roma, poi in altre città italiane. Soggetti della campagna sono alcune persone in rappresentanza di "categorie a rischio": «Marta, 24 anni, anoressica, potrà farsi uccidere. E se fosse tua sorella? Alessandro, 18 anni, bullizzato. Potrà farsi uccidere. E se fosse tuo figlio? Maria, 70 anni, ha un tumore. Potrà farsi uccidere. E se fosse tua nonna? Lucia, 45 anni, disabile. Potrà farsi uccidere e se fosse tua mamma? #Noeutanasia». Questo, fa notare Pro Vita e Famiglia, «è quanto potrebbe accadere se la nascente maggioranza legiferasse in materia di eutanasia e suicidio assistito. O anche se la Consulta, rendendo incostituzionale l'articolo 580 del Codice penale, introducesse il 24 settembre surrettiziamente il suicidio assistito in Italia».

Alle affissioni si aggiunge un efficace spot diffuso online.

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