mercoledì 20 gennaio 2016
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Sul compromesso è ancora ottimista. Ma il senatore del Pd Vannino Chiti, ex ministro ed ex presidente della Regione Toscana, non ha trovato molti consensi ieri sulla possibilità di stralciare il delicato capitolo delle adozioni per le coppie gay. Eppure, dice, «sarebbe stato prudente e serio se il Pd si fosse fatto carico di questa impostazione. Quando si sbaglia sul metodo, in politica spesso si sbaglia anche nel merito e si possono compiere delle sottovalutazioni di tipo politico ma anche della società». Il Parlamento è andato oltre quello che si aspetta la società? Io sono dispiaciuto per una cosa: c’è una larga convergenza perché le norme sui diritti siano coerenti non solo con la Costituzione ma con le sentenze della Consulta. E cioè perché non ci sia confusione con l’articolo 29 relativo al matrimonio. Su questo credo ci possa essere un risultato positivo. Ma si rischia che si nasconda dietro all’articolo 5 la convergenza che sia le forze politiche sia la società hanno sulle garanzie alle coppie di fatto. Non sui figli, però... Questo punto dei figli è complicato in sé. Noi non siamo un’isola. Ci sono legislazioni internazionali che fanno passare pratiche, come per la maternità surrogata, che le leggi italiane vietano. Ora dobbiamo capire come affrontare questa situazione specifica. Ma non esiste un diritto ad avere figli, né per la famiglia eterosessuale né omosessuale. Perciò lei avrebbe fatto due leggi distinte? Rimango convinto che sarebbe stato saggio fare due provvedimenti distinti, senza rinviare il problema. Ma se passa la Cirinnà si va verso l’utero in affitto? Il testo presenta delle ambiguità. Non è stata individuata una norma in grado di riuscire concretamente a vietare il ricorso all’utero in affitto, che in Italia comunque non è consentito. Però se si riconosce questo come un colpo alla dignità della persona, bisogna che nelle norme che adottiamo non ci sia un incentivo. Si può ovviare con l’affido rafforzato? Nella proposta che è stata illustrata c’è un riferimento che consente l’affido anche se il genitore risulti sconosciuto. Anche in questo caso, quindi, c’è un rischio che l’affido venga considerato uno strumento per il ricorso alla maternità surrogata. Ma parlare di adozione di figli esistenti non basta. Occorre che quando si fa la richiesta di adozione di un minore nell’unione civile, anche per le coppie eterosessuali, ci sia un atto di notorietà impegnativa che dica che non si sono seguite pratiche vietate dalla legge italiana per la procreazione. È un campo estremamente complesso. Quindi se uno dei coniugi ha mutato l’orientamento sessuale e l’altro coniuge lo chiede, ha la possibilità di farlo adottare dal nuovo partner. Questo aspetto, se circoscritto a questa situazione, potrebbe avere una sua gestibilità, anche perché le procedure sono quelle che già esistono sulle adozioni per le coppie eterosessuali. Insomma, non si potrebbe ammettere un genitore sconosciuto? Diventa questa la questione dirimente. Cercherei anche un punto di intesa: quelli che pongono l’accento sull’adozione sottolineano il fatto che ci sia una responsabilità non provvisoria anche da parte del partner non genitore. Quelli per l’affido non vogliono perdere un rapporto di affetti nei confronti non solo del coniuge biologico, ma dei nonni, di una comunità che va oltre. Il Pd però è spaccato, e prevale la linea Cirinnà. Nell’assemblea del Senato c’è stato uno sforzo di ascolto. Si avverte l’esigenza di trovare delle convergenze. Io sono convinto che la rappresentazione che stanno dando i media di un Pd diviso dallo scontro tra laici e cattolici è sbagliata. La libertà di coscienza su questi temi è dovuta, ma non esime un partito dal cercare di trovare una posizione ampiamente condivisa. E poi non dobbiamo avere ingenuità politica. Che intende? Non dobbiamo pensare che non essendo questo argomento di programma di governo ci possa essere tranquillamente un cambio di alleanze. Si può tentare un’intesa della maggioranza, anche con M5S, le cui posizioni sono però spesso strumentali. Anche perché M5S voterà la sfiducia al governo con le altre opposizioni. 
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