giovedì 25 novembre 2010
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Il vertice Rai vuole (fortemente), ma non può imporre. Ci prova (in ogni modo), ma chissà se riuscirà. Perché il destino dell’appello che arriva dalle famiglie di stati vegetativi e di disabili gravissimi, ma anche da parlamentari, organi d’informazione e tanta, tantissima gente, è nelle mani di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Così anche quella di ieri è stata una giornata scandita da proteste, incontri e contatti più o meno ufficiali. Questione numero uno: il Consiglio d’amministrazione della Rai previsto per ieri è slittato a stamane (ma era sostanzialmente previsto fin dalla scorsa settimana). Sul tavolo i consiglieri troveranno anche un ordine del giorno firmato dal consigliere De Laurentiis e sostenuto dalla maggioranza, per far replicare, lunedì nell’ultima puntata di Vieni via con me, le associazioni che riuniscono le famiglie dei pazienti rispetto a quanto venne sostenuto in trasmissione sui casi Englaro e Welby. È probabile che il Cda deciderà di chiedere a Fazio e Saviano di ospitare nell’ultima puntata, lunedì, una replica a Beppino Englaro, Mina Welby e agli due stessi conduttori delle famiglie di stati vegetativi e disabili gravissimi, accogliendo cioè la richiesta «Fateli parlare». A essere assai meno scontato è se poi Fazio e Saviano la accoglieranno, oppure sceglieranno di tenere fino alla fine alzato il loro muro verso chi soffre ma ha scelto per la vita (cioè la quasi assoluta totalità di quelle famiglie).A convincerli ci hanno provato ancora ieri mattina i parlamentari e sostenitori dell’Udc che – insieme a trentadue Associazioni per la vita – si sono riuniti fuori dalla sede Rai di viale Mazzini per un sit-in dietro a uno striscione: «Saviano e Fazio, date voce a chi vuole vivere». Oltre un centinaio di persone che si sono strette davanti ai cancelli della tivù di Stato fino a quando il direttore generale, Mauro Masi, e il presidente Paolo Garimberti, hanno ricevuto nel palazzo una delegazione composta da Rocco Buttiglione, Lorenzo Cesa , Paola Binetti, Roberto Rao e, fra gli altri, il presidente dell’associazione Risveglio, Francesco Napolitano. Le trentadue associazioni hanno avanzato nuovamente la richiesta d’avere diritto di replica: «Un atto dovuto, nel rispetto del pluralismo e del contraddittorio, evitando che su tematiche e valori così importanti prevalga un’unica visione del mondo e delle cose».Masi ha spiegato d’avere già sollevato il problema con il direttore di Rai 3, Paolo Ruffini, e il presidente Garimberti ha annunciato che se ne parlerà nel prossimo Consiglio di amministrazione (cioè stamattina). Replica del leader Udc, Pier Ferdinando Casini: «Noi chiediamo solo e semplicemente a Fazio e Saviano di dare parola non a noi politici, ma a coloro che, dimenticati, affermano ogni giorno il diritto alla vita. Ai familiari dei malati che quotidianamente cantano un meraviglioso inno alla vita».Risultato finale? Il direttore generale della Rai si è impegnato per un riequilibrio, ma nessuna garanzia di riuscirci: non sarà facile trovare spazio per una replica all’interno di Vieni via con me – ha detto chiaro e tondo Masi – non fosse perché loro possono cercare di persuadere, ma non obbligare. Allora è stato Buttiglione a fare un appello direttamente al direttore Ruffini: «Non può non accorgersi che rifiutando un contraddittorio, contraddice proprio il servizio pubblico. Proprio il contraddittorio fa parte del codice genetico del servizio pubblico, perché non può privilegiare una piccola minoranza».E del resto all’interno della Rai le voci (autorevoli) che premono perché sia dato spazio al contraddittorio con le famiglie durante Vieni via con me sono molte e vanno dal segretario Usigrai Carlo Verna («Bisogna riparare ad un finto pluralismo») agli stessi consiglieri d’amministrazione Antonio Verro («Farò di tutto affinché si possa riparare attraverso il diritto di replica») e Rodolfo De Laurentiis («Fazio dia voce anche a chi lotta per la vita»).
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