sabato 4 marzo 2017
Il cardinale, presidente della Conferenza episcopale italiana, è intervenuto all'assemblea: necessario fare massa critica per dialogare con lo Stato e riscoprire il ruolo centrale della famiglia
Il cardinale Angelo Bagnasco interviene all'assemblea del Forum delle associazioni familiari (Siciliani)

Il cardinale Angelo Bagnasco interviene all'assemblea del Forum delle associazioni familiari (Siciliani)

Fare sempre più «massa critica», per riuscire a «obbligare lo Stato a interloquire», anche a livello istituzionale, sui temi che stanno a cuore alla famiglia. Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha spronato così ieri l’assemblea del Forum delle associazioni familiari, riunita a Roma.


«È indispensabile un fisco a misura di famiglia», ha detto il porporato - evocando il Fattore famiglia, uno dei principali obiettivi del Forum - a conclusione di un intervento a 360 gradi, in cui ha spaziato dalle questioni etiche e antropologiche a quelle economiche sociali. Non c’è infatti solo il fisco. Bagnasco ha ricordato anche la necessità di un’organizzazione del lavoro che rispetti le dinamiche relazionali della famiglia e quella di contrastare la disoccupazione, soprattutto dei giovani, per non costringerli ed emigrare o a restare inoperosi. Bisogna, poi, guardare alla famiglia come luogo educativo, ad esempio alla bellezza del matrimonio. Per superare anche quella che Bagnasco chiama «disgregazione generazionale» (a livello sociale più che relazionale, si pensi al tema pensioni).


Il porporato auspica, dunque, che la famiglia sia «non solo oggetto delle politiche sociali, che sono purtroppo ancora ampiamente insufficienti e inattuate», ma anche «soggetto attivo». Qui entra in gioco il protagonismo delle associazioni. «L’unica strada è mettersi insieme e avere una voce sola», essendo capaci di «diventare popolo». Per il presidente della Cei, dunque, «si rende necessaria una convinta e attiva partecipazione all’azione politica». Per trasmettere anche a quel livello una consapevolezza del bene famiglia capace di contrapporsi alla «disistima pratica che a livello pubblico è riservata all’istituto familiare».


Al termine dell’intervento del cardinale parecchie voci associative (il Forum ne raduna 565 sul territorio, 48 nazionali, 18 regionali e 60 provinciali in rappresentanza di tre milioni di famiglie) hanno dato al pastore un quadro di quanto si fa sul territorio. Per aiutare immigrati, donne vittime di tratta, famiglie in difficoltà per separazioni, ma anche quelle che semplicemente vogliono educare i figli senza cedere a derive ideologiche o sono bisognose di aiuto solo perché numerose. E dovrebbero riceverlo per contrastare l’emergenza demografica, cui ha fatto riferimento nell’introduzione ai lavori il presidente del Forum, Gigi De Palo. Occorre «portare il vino nuovo nella società», ha spiegato don Paolo Gentili, direttore dell’ufficio Cei per la pastorale della famiglia, che ha guidato la preghiera iniziale sul Vangelo delle nozze di Cana: «Vorremmo dipingere strade di felicità e non sprecare energie per denunciare un mondo decadente», sottolinea il sacerdote.


«Una società che non investe sulla famiglia non investe sul suo futuro», ha insistito Bagnasco. Eppure la famiglia rappresenta il primo welfare, il primo «antidoto all’individualismo», perché «l’autonomia individuale si rivela ingenua e cinica». La famiglia invece si dimostra «generatore di energie interiori», di «coraggio». Il che è «impagabile», perché «fuori dal logica economica». Il presidente Cei ha poi condotto un’analisi serrata dell’approccio di chi invoca, a seconda delle necessità l’egualitarismo (per parificare «cose diverse» come matrimonio e unioni civili) o l’individualismo (per le scelte del vivere e del morire). Vengono attuati degli «schemi ideologici sciocchi» che vorrebbero impedire alla comunità cristiana di indicare una via, proprio come farebbero un padre e una madre con i figli. E relegarla nella dimensione privata. Salvo poi invocare leggi, che proliferano («e non è buon segno»), ma «non garantiscono la tenuta sociale», perché piuttosto servirebbe l’educazione, come per l’omofobia.


Infine, dimenticando per l’uomo il dato naturale e facendo di tutto cultura, il terreno sociale è divenuto «friabile». Le relazioni sono sottoposte all’insofferenza verso i legami, all’incapacità di reggere a dolori e rifiuti (si veda il "femminicidio"). Dietro c’è un disegno preciso, ha concluso il porporato: «Chi vuole indebolire la famiglia ha lo scopo di indebolire la società, perché una società fragile nella solidarietà si può manovrare meglio sul piano politico, ideologico e soprattutto economico-finanziario. È questo il progetto mascherato da solenni dichiarazioni di diritti».

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