mercoledì 6 gennaio 2016
​​In campo contro il ddl Cirinnà. Il presidente Andrea Coffari: no all'adultocentrismo.
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Contro la legge Cirinnà scendono in campo anche le associazioni che si occupano di infanzia. «Il disegno di legge sulle unioni civili – è la critica concorde – parte da una logica adultocentrica che dimentica completamente i diritti dei bambini sanciti dalla Convenzione Onu del 1989». Quel documento, recepito in Italia con la legge 176 del 1991, esprime un concetto chiarissimo: «In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente». Per dimostrare che il disegno Cirinnà contrasta in modo intollerabile con questo principio e presenta tutta una serie di incongruenze giuridiche, etiche e contenutistiche che presentano addirittura un alto rischio di incostituzionalità, è nato anche un coordinamento nazionale tra le associazioni. Si chiama "Child audition" e può contare sull’adesione di una trentina di associazioni. La richiesta è precisa. Le realtà associative che da anni promuovono i diritti dell’infanzia chiedono, prima dell’inizio del dibattito parlamentare, un’audizione congiunta con le commissioni Giustizia del Senato e della Camera. «Proprio noi che potremmo esprimere un parere motivato su questa legge – si lamenta il coordinatore nazionale di 'Child audition, Mirko Salotti – siamo invece stati ignorati. E questo in un Paese civile è intollerabile». Tre i motivi della contrarietà alla legge: adultocentrismo, omogenitoria-lità, discriminazione. «Il dibattito di questi mesi – argomenta l’avvocato Andrea Coffari, presidente del Movimento per l’infanzia che è l’associazione capofila del nuovo coordinamento – è stato tutto giocato sui diritti degli adulti omosessuali, dimenticando completamente le esigenze dei piccoli. Siamo davvero sicuri che riconoscere pari opportunità agli adulti in fatto di unioni gay equivalga ad assicurare anche ai minori le stesse tutele? Purtroppo quasi sempre è vero in contrario. Quando si verificano momenti in conflittualità familiari le prime vittime dell’egoismo degli adulti sono proprio i bambini». Ecco perché una legge che introduce nel nostro ordinamento l’omogenitorialità – è il parere dell’esperto – sia con le modalità della stepchild adoption, sia del cosiddetto 'affido rafforzato', assume un profilo di sperimentazione antropologica inaccettabile dal punto di vista dei più piccoli. «Si lede il diritto dei bambini – prosegue Coffari – ad avere due genitori con differenze di genere e si dà per scontato che tra genitorialità eterosessuale e genitorialità omosessuale non ci sia alcuna differenza. Ma questo è tutto da dimostrare ». Come rimane da approfondire il tema della cosiddetta 'continuità affettiva' per cui l’adozione – o l’affido – da parte del partner del genitore omosessuale dovrebbero essere assicurati per tutelare il diritto del bambino a mantenere vivo questo rapporto. «Sono questioni complesse e delicate – riprende il presidente del Movimento per l’infanzia – che non si possono liquidare schierandosi 'pro' o 'contro' in modo superficiale. Le variabili, in queste famiglie disgregate e ricomposte, sono così numerose che ogni caso andrebbe esaminato a sé». Ultima questione aperta dall’ipotesi di stepchild adoption o di 'affido rafforzato', quella della discriminazione nei confronti delle coppie di fatto eterosessuali. «Perché adozione o affido dovrebbero essere consentiti al partner del genitore omosessuale o non alle coppie 'ricomposte' formate da un uomo e da una donna? ». Strabismo ideologico che diventa una discriminazione al contrario in cui le vittime sono sempre le stesse: i più piccoli.
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