giovedì 30 luglio 2020
Dopo il caso dell'Ucraina, il britannico Guardian svela ciò che accade nelle città russe: le famiglie straniere non possono entrare nel Paese a causa del Covid e i piccoli crescono con le babysitter
I bambini nati da utero in affitto in Ucraina durante il lockdown

I bambini nati da utero in affitto in Ucraina durante il lockdown - Frame da un video di BioTexCom

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Mille bambini nati da utero in affitto a partire da febbraio, in piena emergenza Coronavirus, sono parcheggiati nelle città russe, in attesa della riapertura delle frontiere che consentirà ai genitori committenti di prenderli con sé. La choccante vicenda delle decine di neonati ucraini allineati nella hall di un hotel di Kiev, il maggio scorso, ha dunque una sua replica fedele in Russia, ma su scala almeno decuplicata: se lì si calcolava che i bambini nati durante il lockdown fossero un centinaio, in Russia sarebbero addirittura mille. A rivelarlo, in un reportage da Mosca, è Andrew Roth, che ieri sul giornale britannico The Guardian raccontava che la chiusura delle frontiere ha costretto le cliniche a sistemare i bambini, nati da febbraio in poi, in appartamenti privati, accuditi da baby sitter. A molte madri surrogate, che normalmente sono obbligate a lasciare il bebè subito dopo il parto, è stato chiesto di prendersi cura dei neonati più a lungo. I genitori committenti, dal canto loro, stanno premendo sulle autorità russe per ottenere dei lasciapassare.

Secondo il Guardian, che ha interpellato Irina Kirkova, vice capo del Consiglio consultivo per i diritti umani, si tratterebbe di coppie soprattutto asiatiche: 180 verrebbero dalla Cina, altre da Singapore, Filippine. E poi Argentina, Francia, Australia.

Come è già avvenuto per la vicenda ucraina, anche in questo caso si svela tutta l'ingiustizia insita nella pratica della Gravidanza per altri (Gpa). Bambini di pochi mesi, o settimane o giorni, che ricevono cure professionali anziché godere dell'affetto e del calore delle famiglie, la fortissima pressione sulle madri gestanti, chiamate ad accudire un figlio che per contratto erano tenute invece ad abbandonare ad altri... Il carico emozionale diventa più pesante.

A questo si aggiunge l'opacità delle pratiche: poche settimane fa 4 medici e altrettanti impiegati di due cliniche per l'infertilità sono stati arrestati con l'accusa di traffico di esseri umani. Due gli "incidenti", spiega il Guardian: a gennnaio un bambino nato da surrogazione di maternità è morto per la Sindrome della morte improvvisa e in giugno è stato scopertao un appartamento in cui vivevano cinque bambini accuditi da due nannies cinesi.

In Russia la surrogazione di maternità è legale per coppie straniere eterosessuali (come in Ucraina e in Georgia e in pochi altri Paesi del mondo) e la madre surrogata non deve avere legami genetici con il bambino, per evitare qualsiasi rivendicazione. Le coppie straniere si rivolgono a intermediari e la spesa complessiva si aggira sui 66mila euro; alle gestanti, solitamente giovani donne delle regioni più povere della Russia, arrivano intorno ai 12mila euro.

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