venerdì 22 gennaio 2016
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Seguendo le dichiarazioni di movimenti e associazioni del laicato cattolico sul ddl Cirinnà e sull’opportunità o meno di scendere in piazza per dare voce al proprio dissenso si può avere in questi giorni uno sguardo d’insieme sulla rilevanza e la capacità di interlocuzione del mondo cattolico nei grandi dibattiti che attraversano il Paese. Un esame di maturità, che traspare negli argomenti spesi per criticare il pasticciato testo in discussione al Senato. L’Associazione nazionale famiglie numerose( Anfn), presieduta da Raffaella e Giuseppe Butturini, parte dai fondamentali: «Il matrimonio – spiega – è uno solo: quello di una mamma, di un papà e dei figli; magari anche con le nonne e i nonni. La nostra Costituzione ci dà ragione». Se è anche vero che «nella nostra società c’è ormai un crescendo di unioni di tipo diverso» e che «lo Stato ha il diritto e dovere di dare a tutti una risposta», la soluzione tuttavia «non può assolutamente trasformarsi in un matrimonio o in qualcosa di simile». L’Anfn fa la scelta di «scendere in piazza» consa- pevole che «non è l’unico modo per promuovere la famiglia » ma che è «certamente il solo possibile a migliaia e migliaia delle nostre famiglie. E questo nella gratitudine a tante altre modalità di promuovere la famiglia e senza mancare di rispetto per altri legami affettivi. Il nostro scendere in piazza è costruttivo e propositivo».  Sull’evasività della questione sollevata dal disegno di legge rispetto alle questioni davvero urgenti punta Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori (Mcl): «Non mi pare – afferma – che lo smantellamento del modello di famiglia rientri fra le tante vere emergenze che il Paese deve affrontare: piuttosto sarebbe bene che il Governo si occupasse finalmente in modo costruttivo delle migliaia di famiglie italiane che vivono momenti drammatici, abbandonate a se stesse e alle proprie difficoltà, anche economiche, per l’assenza di politiche di sostegno e di agevolazione fiscale, per la disoccupazione, per la crisi che morde alle caviglie, per l’inadeguatezza delle politiche scolastiche e sanitarie». Uno scenario che fa apparire ancor più surreale il fatto che «l’unica preoccupazione del Governo » sembri «quella di favorire la stepchild adoption »: se così è, allora vuol dire che «siamo veramente lontani dall’essere quel Paese illuminato e all’avanguardia della civiltà che pretendiamo di essere». Mcl opta per la presenza a Roma il 30: «Ben venga una manifestazione volta a richiamare l’attenzione sul vero senso della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna e aperta alla procreazione: il mio auspicio – conclude Costalli – è che siano in tantissimi».  Pur condividendo l’analisi sul disegno di legge, il Movimento dei Focolari, guidato da Maria Voce, alla piazza antepone la testimonianza di vita: come si legge in una nota diffusa ieri, ritiene infatti che «su questo tema e in questo preciso momento storico, pur riaffermando il diritto di ogni persona e formazione sociale alla libera espressione delle proprie idee, sia più efficace e generatore di legame sociale testimoniare ovunque la famiglia come esperienza originaria di ogni uomo e ogni donna. Essa non può essere 'contro' qualcosa o qualcuno, ma è di per sé la condizione per cui tutte le persone e formazioni sociali possono avere la garanzia di trovare riconoscimento e rispetto». Nel concreto, «i singoli aderenti ai Focolari agiranno secondo le personali convinzioni e coinvolgendosi come meglio riterranno per promuovere i valori condivisi anche da tutti gli altri». Netto il giudizio sulla formulazione attuale del ddl, giudicata «non condivisibile»: «In particolare la definizione di unione civile evoca, di fatto, l’equiparazione con il matrimonio e la conseguente discutibile ipotesi della stepchild adoption ». L’azione del Movimento è capillare: «Molti membri dei Focolari, tramite i Forum regionali e provinciali e in accordo con quanto fa il Movimento politico per l’unità, stanno contattando parlamentari di schieramenti diversi e sollecitando che il loro voto sia dato secondo coscienza, affinché la legge sia il risultato di uno sforzo maggiore di ponderatezza e non prevalgano le motivazioni ideologiche o l’affermazione dei diritti individuali sul buon senso e sul bene comune».  Aderisce invece alla manifestazione del Circo Massimo la Comunità Papa Giovanni XXIII. Il suo responsabile Giovanni Ramonda invita  i membri e le famiglie a «partecipare all’iniziativa di piazza, per dire un sì pieno alla vita e al dono della famiglia come pensata dal Creatore». La scelta di andare a Roma è «per sostenere la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, quella prevista e tutelata dalla Costituzione, che non va confusa con altri tipi di unione», volendo così ribadire «che il bisogno dei minori è di crescere con un papà e una mamma per una sana identificazione psico-affettiva e relazionale, e che il mercato dell’utero in affitto è un abominevole delitto contro le donne più povere, che si vendono per pochi soldi».
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