domenica 29 aprile 2018
Parla i presidente della Società italiana di neonatologia, Mauro Stronati: in Italia la legge prevede di accompagnare amorevolmente il paziente, anche con cure palliative
Palloncini per ricordare Alfie (LaPresse)

Palloncini per ricordare Alfie (LaPresse)

La morte di Alfie lascia tanti interrogativi aperti, ma anche prese di posizione chiare, soprattutto sulla necessità di nutrire un bambino gravemente malato. Mauro Stronati presidente della Sin (la Società italiana di neonatologia) lo ribadisce con fermezza: «Idratazione e alimentazione non devono assolutamente essere tolte, altrimenti non diamo più cure amorevoli e con tutti i comfort possibili ma siamo all’opposto. No, non è affatto corretto che vengano interrotte». «In casi come questi – aggiunge – credo sia importante accompagnare il paziente a una "morte amorevole", ricorrendo alle cure palliative e soprattutto con tutte le attenzioni possibili. Non trovo corretto che sia stato impedito ai genitori di trasferire il bambino. Ci deve essere la libertà di prendere questo tipo di decisioni, indipendentemente dal fatto che uno le condivida oppure no. È chiaro che a volte il limite tra cure amorevoli e accanimento terapeutico è sottile, credo però che sarebbe stata una cosa normalissima per i genitori poter portare a casa il bambino».

La decisione di staccare il ventilatore è stata drammatica. «Sì, bisognava dare al bambino la libertà di proseguire le cure. Ma è un problema di legge. Questo atteggiamento fa parte della legge inglese. Qui in Italia la legge prevede esattamente l’opposto: dobbiamo fare tutto il possibile per far vivere un paziente, e quando questa speranza non c’è più va accompagnato con le cure palliative, il più amorevolmente possibile e con il maggior comfort possibile». Quindi in Italia casi simili quindi non potranno accadere? «No, rimane però aperto il grandissimo problema dei neonati al limite della vita come quelli di 22 settimane di età gestazionale, particolarmente vulnerabili, o dei neonati con gravi malformazioni incompatibili con la vita, o con malattie non curabili. Chi lavora in terapia intensiva neonatale a volte si sente un po’ solo nelle decisioni da prendere, perché si tratta di scelte importanti e gravi». Si può decidere di smettere di rianimarli? «No, assolutamente – conclude il presidente dei neonatologi italiani –. Però possiamo prendere delle decisioni per evitare che ci possa essere accanimento terapeutico. Ma tutto questo va fatto con amore e con il massimo di attenzione. L’accompagnamento deve essere adeguato. Non si può togliere idratazione o alimentazione».

© Riproduzione riservata