giovedì 24 gennaio 2019
Sabato nelle 20 regioni italiane la manifestazione "Dònàti" del Forum delle famiglie per riaffermare che aprire le porte a un minore che non ce l’ha è gesto possibile di accoglienza e solidarietà
Adozione e affido, ecco perché (e come) è possibile
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Associazioni in campo per l’affido e per l’adozione. Venti incontri in contemporanea in ciascuna regione italiana, e centinaia di famiglie mobilitate per dire che adozione e affido non sono l’archeologia dell’accoglienza. E per ribadire soprattutto che sono destituite di ogni fondamento le analisi che ritengono ormai quasi impossibile, per costi e complicazioni varie, donare una famiglia a bambino che non ce l’ha. Troppe spese, troppa burocrazia, troppe lungaggini? Vero, ma solo in parte.

Oggi i rimborsi per le spese affrontate dalle famiglie vengono regolarmente saldati e nei tribunali che funzionano bene – ci sono anche quelli – non sempre le attese sono così pesanti. E poi, al di là dell’adozione, rimane la possibilità di rivolgersi alle varie forme di affido. Qui i tempi sono molto più brevi e le possibilità di mettere in campo scelte di generosità verso un minore in difficoltà sono tantissime.

Ecco le motivazioni che hanno indotto il Forum delle associazioni familiare a lanciare "Dònàti, fatti un dono, dona una famiglia a chi non ce l’ha" per mettere il valore morale, sociale ed economico che l’incontro tra infanzia abbandonata e coppie sposate senza figli può generare.

Sabato, in tutte le regioni italiane, dalle 15 alle 17, sono previsti incontri di testimonianza e di sensibilizzazione (l’elenco completo con gli indirizzi sul sito del Forum). I vari Forum regionali, in collaborazione con le associazioni che si occupano di adozione e di affido, offriranno l’opportunità di riflettere su queste scelte. La platea potenzialmente interessata ad approfondire il tema è rappresentata dai cinque milioni di coppie senza figli che non hanno ancora rinunciato alla gioia della genitorialità.

Purtroppo, negli ultimi anni, un’informazione a senso unico ha convinto molti, troppi adulti che la strada maestra per risolvere i problemi di fertilità – dramma sempre più presente per cause sociali e ambientali – sia quella della fecondazione assistita. Così, a fronte di circa 70mila donne che ogni anno in Italia si avvicinano alla procreazione artificiale (percentuali di successo inferiori al 30%) sono poche migliaia quelle che decidono di aprirsi a una scelta di accoglienza destinata non solo a cambiare la vita a un bambino sfortunato, ma ad innescare una serie di circuiti positivi a vari livelli su cui non si riflette mai abbastanza. Adozione e affido producono per esempi effetti benifici di sussidiarietà economica, di testimonianza e di collegamenti virtuosi che prima o pi andrebbe quantificati anche dal punto di vista economico, a conferma del ruolo imprescindibile della famiglia come più importante ammortizzatore sociale del Paese.

«Non ci stancheremo di seminare frutti di speranza per l’infanzia abbandonata – sottolinea Gigi De Palo, presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari – perché siamo convinti che solo la testimonianza concreta della scelta di diventare genitori adottivi o affidatari, portata dalle famiglie del Paese reale, potrà generare nuovi nuclei familiari decisi a fare altrettanto».

Quanti sono i bambini che attendono una famiglia? Un migliaio l’anno per quanto riguarda l’adozione nazionale. Tanti infatti sono i minori dichiarati adottabili dai 29 tribunali per i minorenni. Cifre decisamente più cospicue per l’adozione internazionale. Stime Unicef parlano di 100-120 milioni di minori orfani nel mondo, a fronte però di una richiesta che, come più volte detto, è crollata ovunque. Rimangono, per quanto riguarda l’affido, i circa 21mila minori presenti nelle comunità. Per almeno l’80 per cento si potrebbero aprire le porte di una casa. Sempre se si trovassero genitori disposti ad accoglierli. Perché non provare?

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