venerdì 18 ottobre 2019
In attesa del testo completo della sentenza sul suicidio assistito da parte della Consulta, torna in campo il Comitato con 40 sigle del laicato che chiede un incontro ai presidenti delle Camere.
40 associazioni cattoliche: fine vita, le Camere ci ascoltino
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Sono toni preoccupati e fermi quelli con i quali quaranta associazioni cattoliche riprendono la parola tre settimane dopo il comunicato della Corte costituzionale che anticipava i contenuti della sentenza sulla depenalizzazione dell’aiuto al suicidio, il cui testo è ancora atteso. Un verdetto che, aprendo sotto determinate condizioni a una pratica sinora esclusa dal nostro ordinamento, costituisce «un epocale giro di boa per la Repubblica», come si legge in una nota congiunta diffusa ieri dopo un incontro informale tra le numerose sigle di diversa sensibilità «già partecipanti al grande convegno dell’11 settembre a Roma col cardinale Bassetti (tra loro l’Osservatorio Vera Lex, Alleanza cattolica, Mcl, Aibi, Psichiatri cattolici, Advm, Movimento per la Vita, Medicina e Persona, Family Day, Centro studi Livatino, Steadfast, Moige, Giovanni XXIII, Per, Pro Vita, Farmacisti cattolici, Forum sociosanitario). «Evidenze ovvie fino a qualche decennio fa sono crollate» notano allarmate le associazioni: infatti «le istituzioni non sono più per una persona ritenuta sempre inviolabile, in ogni istante della vita. Invece, un’esistenza sofferente, fragile, malata (diciamo pure inutile) è divenuta disvalore "intollerabile"», tanto che «il Servizio sanitario dovrebbe organizzare l’"esecuzione" della volontà di morire». Si tratta di un vero «sovvertimento antropologico» che viene «imposto esaltando il dogma dell’autodeterminazione assoluta di un singolo lasciato solo col suo dolore». La realtà, aggiungono le associazioni citando un recente discorso di papa Francesco, è che «il più debole viene fatto sentire un peso, indotto "a rinunciare a tutto e spezzare ogni legame"».
Si sta dunque imboccando un «crinale nichilista» – denunciano le realtà laicali, ora costituite in un permanente "Comitato spontaneo Polis pro persona" –, nel quale viene «spinto anche il Ssn. Se l’esperienza dell’essere malati e del soffrire accomuna tutti, c’è allora da chiedersi con il Comitato se «troveremo ancora medici e ospedali dedicati fino in fondo a curarci in modo appropriato». Con una legge in cantiere alla Camera per dare attuazione a quanto sentenzierà la Corte (e la maggioranza dei progetti all’esame delle Camere di impianto più o meno apertamente eutanasico), le realtà associative chiedono «un incontro urgente ai presidenti di Senato e Camera» perché il Parlamento «rifiuti un ruolo da mero esecutore e sappia approntare un’agenda all’altezza della drammaticità della breccia aperta. È necessario prendere coscienza – concludono le associazioni cattoliche – che siamo di fronte a una vera e propria inversione di rotta del concetto di cura e assistenza. Urge perciò una stagione di dialogo per un salto di consapevolezza del mutamento genetico delle istituzioni. Un dialogo che vorremmo accendere in tutto il Paese, nella verità, desiderando il confronto e un nuovo incontro fra proposte antropologiche e pre-politiche molto diverse».

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