mercoledì 19 luglio 2017
L’équipe clinica internazionale avrebbe evidenziato un quadro neurologico che lascia sperare, ma c'è il problema muscolare: gli inglesi avrebbero gettato la spugna già ad aprile
I genitori di Charlie, Connie Yates e Chris Gard, continuano la loro battaglia (Ansa)

I genitori di Charlie, Connie Yates e Chris Gard, continuano la loro battaglia (Ansa)

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Ora che si è mosso anche il Congresso degli Stati Uniti per ottenere a Charlie i documenti necessari a entrare negli Usa «non si vede come il Regno Unito e le sue istituzioni possano trovare altri alibi per negare a lui e ai suoi genitori libertà di movimento». Il commento del presidente del Movimento per la Vita italiano Gian Luigi Gigli è giunto ieri mattina dopo le notizie d’Oltreoceano, che in un primo momento parlavano addirittura di cittadinanza.

La notizia, poi precisata, è stata lanciata in un tweet dal senatore repubblicano del Nebraska Jeff Fortenberry. Non è un mistero neppure a Washington che Chris Gard e Connie Yates – genitori del bambino, ormai prossimo al suo primo compleanno – guardino al Presbyterian Hospital di New York per ottenere la terapia contro la sindrome da deplezione mitocondriale della quale soffre il figlio: con il centro specializzato diretto dal neurologo Michio Hirano, protagonista insieme al collega del Bambino Gesù Enrico Silvio Bertini e a un ricercatore giunto da Barcellona del consulto internazionale in corso al Great Ormond Street Hospital (Gosh) di Londra; la famiglia ha infatti avviato da mesi contatti che ne hanno sostenuto la battaglia legale, anche se resta la disponibilità dell’ospedale pediatrico della Santa Sede, il cui intervento è stato determinante due settimane fa per garantire al bambino un’ultima chance.

Il giudice dell’Alta Corte Nicholas Francis, che ora attende il responso dell’équipe internazionale per deliberare (con ogni probabilità martedì), ha messo in chiaro che sarebbe «illegale spostare Charlie senza il mio consenso». I medici del Gosh dal canto loro non sembrano affatto convinti che spostare Charlie sia nel suo interesse. Situazione immutata anche dopo aver consultato Hirano, da lunedì a Londra per sottoporre Charlie a nuovi test e capire se la terapia possa funzionare.

Un pessimismo emerso quando si è saputo che gli ultimi esami su Charlie risalivano ad aprile: come se, dopo, a Londra avessero gettato la spugna.

Hirano è rientrato negli Usa martedì sera. Il lungo confronto di martedì tra i medici londinesi e i tre clinici stranieri dei sette firmatari del documento sottoposto alla Corte londinese per sostenere la praticabilità della nuova terapia, trascritto e consegnato al giudice Francis, sembra aver fatto emergere il reale quadro clinico: se il profilo neurologico di Charlie apre a qualche realistica speranza di recupero, a preoccupare ora è la situazione muscolare, che potrebbe essere compromessa al punto da vanificare ogni ulteriore terapia. In discussione dunque ora è la sostenibilità del trattamento. Per il quale – come filtra da Londra –potrebbe essere troppo tardi.

Ieri intanto i genitori hanno diffuso la foto del piccolo con gli occhi aperti che fissava un giocattolo. «Questa è la prova – ha detto mamma Connie – che Charlie non è cieco».

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