martedì 12 febbraio 2019
A cento giorni dalle elezioni europee, le 20 associazioni cattoliche che fanno parte di Retinopera hanno deciso di mettere nero su bianco una proposta in 6 punti
(Siciliani)

(Siciliani)

La risposta alla crisi economica, sociale e culturale dei Paesi non può e non deve essere il sovranismo, la chiusura dei porti e la costruzione dei muri. Semmai il contrario. Solo se si rafforzerà il senso di comunità e di accoglienza, l’Europa sarà in grado di vincere le sfide globali. A circa cento giorni dalle prossime elezioni europee, le 20 associazioni cattoliche che fanno parte di Retinopera hanno deciso di mettere nero su bianco una proposta per «educare ad una appartenenza cosciente nonché a sollecitare un voto responsabile».

«Vogliamo dare concretezza e risposte tangibili ai principi della Dottrina sociale della Chiesa», ha spiegato ieri il coordinatore Gianfranco Cattai a Roma alla presentazione del documento "I 6 punti dell’Europa che vogliamo". Di fronte ad un diffuso senso di sfiducia se non addirittura di ostilità nei confronti delle istituzioni europee, l’associazionismo cattolico si schiera dalla parte di un’Europa democratica, solidale e accogliente. Ma vuole anche un’Europa che valorizzi il lavoro, promuova la cultura e favorisca la cooperazione e la solidarietà. «Come dice papa Francesco - ha ribadito Cattai - oggi l’Europa ha bisogno di riscoprire il senso di essere comunità di persone e di popoli. Occorre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande». Il compito non è certo semplice. «Davanti a continue sfide di un mondo in movimento - ha rimarcato il segretario Sonia Mondin - sembra che l’Europa abbia perso i punti di riferimento. Tocca a noi riportarla al centro».

«Puoi alzare frontiere, ma con la tecnologia non fermi il mondo globale - ha ammonito David Sassoli (Pd), vicepresidente del Parlamento Europeo -. Bisogna far crescere la partecipazione. Quello che sta avvenendo intorno a noi è allarmante. Occorre sollecitare l’opinione pubblica». E far capire che «l’Europa non è un’ideologia, ma il riconoscimento di un quadro istituzionale dentro il quale svolgere le regole democratiche. Ma se il quadro di riferimento crolla, siamo tutti marginali e deboli».

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