mercoledì 6 marzo 2019
L'ex presidente dalla Commissione Ue a Milano per lanciare la rete «Comuni per l'Europa». Il santo nei secoli più bui fece appello ai nostri valori comuni per ricostruire anima ed economia dell'Europa
Romano Prodi, a destra, con il sindaco di Milano Beppe Sala (Lapresse)

Romano Prodi, a destra, con il sindaco di Milano Beppe Sala (Lapresse)

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Per fronteggiare i populisti, il centrosinistra si intesta l’europeismo. Fin qui, nulla di nuovo: basta ricordare Mazzini, Salvemini, Rosselli, Rossi e Spinelli per prendere atto che la radice è profonda e che arriva fino ai giorni nostri, a Jacques Delors e Romano Prodi. Proprio l’ex premier ed ex presidente della Commissione Ue, con una convinzione che non si notava più dai tempi dell’Ulivo, in questi giorni è “sceso in campo” per ricompattare il centrosinistra sotto la bandiera europea.

Letteralmente, visto che propone a tutti di esporre il vessillo stellato a finestre e balconi il 21 marzo, giorno in cui si ricorda la primavera dell’Unione Europea e San Benedetto che «nel secolo più buio del disfacimento dell’impero romano ha fatto appello ai nostri valori comuni per ricostruire l’anima e la stessa economia dell’Europa di allora».

Quest’ansia millenaristica è tornata nel presentare l’iniziativa insieme a molti sindaci d’Italia, oggi a Milano, sotto l’egida di Legautonomie, l’organizzazione degli enti locali storicamente legata alla sinistra italiana.
Il fondatore dell’Ulivo non ha nascosto neanche per un attimo la valenza politica dell’operazione, ricordando che le prossime elezioni europee «saranno decisive, perché essendoci tanti partiti antieuropei, non possiamo più andare avanti con un riformismo minore, visto che siamo davanti a una scelta maggiore: o si va verso un progetto di trattato economico puro o andiamo verso qualcosa di più forte, che ci dà il senso del futuro. Quel senso di futuro che ora viene minato dalle minacce di Trump, della Cina, della Russia».

Le minacce «stanno risvegliando l'amor patrio europeo», ma non basta: «dobbiamo stare uniti per non scomparire» ha sottolineato il professore ricordando il peso dei competitor che ci fa «contare sempre meno» e ci consiglia di restare uniti, in quanto «anche se siamo ancora tra i numeri uno della produzione industriale e dell’export solo insieme agli altri europei possiamo reggere il confronto dei prossimi anni».

Al di là dell’analisi economica e geopolitica che la sorregge, la riscoperta della bandiera europea ha una valenza di politica interna evidentissima, che viene amplificata dal nuovo vettore dell’europeismo made in Italy, che sono i sindaci di centrosinistra.

Capeggiati da Giuseppe Sala, uno dei pochi politici di centrosinistra in ascesa nelle terre a storico radicamento leghista, e Leoluca Orlando, che ambisce allo stesso ruolo al Sud, i “Sindaci per l’Europa”, che presto voteranno un ordine del giorno “programmatico” nelle assemblee comunali, lanciano una sfida che ha il sapore della finale. L’ha detto chiaro e tondo Prodi: «siamo davanti ad un'elezione di importanza enorme», quella per il parlamento di Strasburgo del 26 maggio. «Dobbiamo essere uniti per non scomparire» anche perché «più ci si allontana dall'Europa e più è difficile resistere alle derive liberali».

Prodi ha rilevato che da qualche anno si assiste a «un trionfo delle democrazie illiberali, un crescente desiderio di autoritarismo: dalle Filippine, alla Cina, al Pakistan, alla Russia e la Turchia. Via via fino agli Usa, dove la delega a Trump è una delega di autorità. Solo l'Europa tiene»; secondo il professore, «noi abbiamo bisogno dell'Europa e credo che l'Europa abbia bisogno di noi. Cioè non esiste l'Europa senza l'Italia, però se noi ci isoliamo l'Europa sarà costretta a fare senza l'Italia, e per noi sarebbe una tragedia».

La risposta dei socialisti europei di fronte a queste spinte è «un riformismo ancora maggiore» ha osservato, affermando che la "lentezza" e "le difficoltà" nelle politiche Ue derivano «dalla grandezza del progetto e non dai suoi aspetti negativi».

E’ a questo punto dell’analisi prodiana che emerge il vero punto di rottura rispetto all’europeismo del centrodestra: diversamente dai richiami nazionalisti che attraversano le proposte della controparte politica, infatti, secondo Prodi i problemi a Bruxelles sono sorti quando «il potere è passato da un organo sovranazionale, come la Commissione europea, ad uno nazionale come il Consiglio Ue, dove i protagonisti sono gli Stati e vige la legge del più forte». Se si vuole garantire pace all’Europa bisogna tornare ad una prevalenza della Commissione come organo che rappresenta l’unità dei governi europei e ciò perché, secondo Prodi, «la pace sembra essere qualcosa di garantito ma non lo è».

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