sabato 23 marzo 2019
A due mesi dal voto di maggio, stentano a decollare proposte forti. Rimane prevalente la propaganda di chi vuole indebolire l'Unione con proposte sovraniste. Il manifesto di Macron non va archiviato
Due idee che possono rivitalizzare l'Europa: ambiente e salario minimo
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L’Europa conta i giorni verso le elezioni di fine maggio e scruta il calendario per capire in quale data si può fissare con Londra una finestra per il vero avvio della Brexit. Ma non riesce ad alzare la testa e guardare più avanti, provando a immaginare un futuro oltre la sterile contrapposizione tra neo-sovranisti e difensori dello status quo comunitario. In ogni Paese si è avviata una campagna elettorale che continua a rivolgersi più all’interno che verso Strasburgo.

Saranno le prime elezioni europee davvero giocate sui programmi e gli scenari sovranazionali, si era detto. Per ora non si vede
niente di simile all’orizzonte. I più attivi sono paradossalmente coloro che all’Unione europea vogliono letteralmente “tagliare le unghie”. Meno poteri, meno risorse, meno “ingerenze”. D’altra parte, un’Europa che funzioni può solo togliere consenso a coloro che ne hanno fatto il responsabile di tutti i mali. Eppure, per chi non vuole unicamente giocare allo sfascio i temi di discussione costruttiva non mancano.

Emmanuel Macron con la moglie Brigitte

Emmanuel Macron con la moglie Brigitte

Il manifesto che Emmanuel Macron ha pubblicato il 5 marzo in tutti i 28 Stati membri è stato troppo presto archiviato come un’espressione di grandeur e di velleitaria iniziativa unilaterale. Eppure, sfrondato dalla retorica del Rinascimento europeo, vi sono espresse (nella parte finale, alla quale forse molti non sono neppure arrivati nella lettura) proposte concrete su cui varrebbe la pena di dibattere seriamente. All’Europa mancano anima e passione, si è sempre detto. L’Europa è guidata dai burocrati e dalle élite, dalle élite di Davos – sede svizzera del summit economico annuale –, ripete come un mantra il guru del sovranismo Steven Bannon. Quelle élite che disprezzano il popolo, impoverito da dieci anni di crisi.

Che cosa di meglio allora che puntare sulla lotta ecologica, per tenere vivo il nuovo, spontaneo e autentico impegno che i giovani stanno mostrando nei venerdì per il clima da Tallin a Madrid, da Dublino a Bucarest? Non basteranno cento, mille Greta Thunberg a evitare il riscaldamento e l’avvelenamento del Pianeta. Serve anche un’azione politica di alto livello. Proprio quella che i ragazzi pretendono. Macron pone obiettivi ambiziosi: 0 carbonio nel 2050, dimezzamento dei pesticidi nel 2025. A questo fine suggerisce la creazione di una Banca europea per il clima, che possa finanziare la transizione ecologica; una forza sanitaria continentale per rafforzare i controlli sugli alimenti che mettiamo in tavola e una valutazione scientifica indipendente delle sostanze ritenute pericolose per l’ambiente e la salute, in modo da evitare l’influenza delle lobby industriali. “Tutte le nostre istituzioni devono avere il clima per mandato”.

Il salario minimo, idea sociale

E poi la vera proposta sociale: un salario minimo europeo, adattato alla realtà di ogni Paese, e discusso ogni anno a livello comunitario. Oltre a uno “scudo sociale” che garantisca a ogni lavoratore la stessa retribuzione per lo stesso tipo di lavoro in ogni Paese membro. Una rivoluzione, se si intende la sua portata. Ne discenderebbe infatti un forte disincentivo a delocalizzare la produzione laddove si pagano meno gli addetti; si scoraggerebbe l’“invasione” di lavoratori di altre nazioni in cerca di salari migliori; si abbatterebbe lo sfruttamento della manodopera con il “ricatto” della concorrenza straniera all’interno dell’Unione.

Certo, le bacchette magiche non esistono: il salario minimo può fare uscire dal mercato aziende o interi settori di una nazione, può ridurre l’occupazione almeno nelle prime fasi. Ma quale occasione migliore per dare un volto amico e “popolare” alla Ue? Non è un caso se il premier italiano Conte ha auspicato, nella sua “lettera all’Europa”, “una tutela che protegga sia il salario dei cittadini sia i disoccupati, prevedendo ad esempio un’assicurazione europea contro la disoccupazione, come pure l’introduzione di un salario minimo europeo”. Governo giallo-verde ed Eliseo si guardano in cagnesco. M5s ha sfidato Macron incontrando i gilet gialli che mettono a ferro e fuoco la Francia. Parigi risponde alzando i toni e dando irritanti lezioni di galateo all’Italia. Politiche miopi, quando invece uno sforzo congiunto sul salario minimo tra i Cinque stelle, che ne hanno fatto una bandiera, e lo stesso leader francese potrebbe accendere la scintilla di un’Europa sociale, finalmente vicina ai suoi cittadini.


Annegret Kramp-Karrenbauer

Annegret Kramp-Karrenbauer

Ma la miopia è una male che ha contagiato anche la Germania. la nuova leader della Cdu, erede di Angela Merkel, Annegret Kramp-Karrenbauer ha preso subito le distanze dal manifesto macroniano. In quelle che possono essere idee per rilanciare il progetto europeo, AKK, come è soprannominata per brevità, vede centralismo e statalismo, e bolla come “idee sbagliate” i programmi sociali e il reddito minimo concordati a livello dei 27 Paesi membri. Il punto è che non sono idee sbagliate in quanto tali, è un errore, nella prospettiva tedesca, cercare di soppiantare gli Stati nazionali. Sono ancora loro che debbono essere il fulcro delle politiche, della legittimità democratica e della identificazione dei cittadini. Piuttosto, dice AKK, si possono creare fondi comunitari da cui attingere e programmi condivisi cui ciascuno partecipa per la sua parte, con la possibilità di fare più su un fronte e meno su un altro. Ovviamente, una visione difficilmente conciliabile con quella che mira a costruire istituzioni comuni capaci di assorbire sovranità e decisionalità.

Macron prospetta anche grandi assise europee dopo il voto di maggio, con consultazioni di tutti i gruppi sociali e di tutti i portatori di interessi, comprese le religioni, per raccogliere suggerimenti e varare riforme. Sarebbe già un passo avanti se nei due mesi che restano prima delle elezioni si cominciasse a parlare seriamente di quale modello di Europa vogliamo. Gli altri leader non hanno proposte da fare? Come possono i cittadini fare sentire la loro voce? Ma se ogni Stato vuole continuare a custodire
gelosamente le proprie prerogative, anima ed entusiasmo all’Unione europea continueranno a mancare. E le lacrime versate per tale assenza saranno insincere come quelle del coccodrillo.

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