giovedì 16 novembre 2017
Grandi investitori e paesi poveri, tutti in fila da what3words, la startup che dividendo il mondo in 57mila miliardi di quadrati di tre metri di lato ha rottamato il sistema degli indirizzi stradali
Un punto del mondo indicato in tre parole da what3words

Un punto del mondo indicato in tre parole da what3words

Conviene dirlo subito: a sentire Christopher Sheldrick presentare la sua grande idea è del tutto normale rimanere perplessi. Questo giovane ex musicista britannico costretto a lasciare gli strumenti dopo che in una notte da sonnambulo ha fracassato il vetro di una finestra con un pugno tagliandosi otto tendini, un nervo e un’arteria, ha pensato di dividere il mondo in quadrati di tre metri di lato e chiamare ognuno di questi poligoni con tre parole prive di legami semantici. Il quadrato da cui sto scrivendo questo articolo, ad esempio, in italiano si chiama "corona.tondi.editori", ma se mi alzo dalla scrivania per prendere un foglio dalla stampante mi sposto in un altro quadrato, che si chiama "ritagli.gialle.serate".

Personalmente sapere come si chiama il quadrato in cui mi trovo non mi serve a nulla. Per altri, evidentemente, queste informazioni possono essere importantissime. Altrimenti la startup che Sheldrick ha creato nel 2013 sulla base della sua idea, what3words, non sarebbe riuscita a raccogliere 14,5 milioni di dollari da ventidue investitori, compresi il colosso arabo della logistica Aramex e il fondo di venture capital di Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche.

La precisione che manca a Gps e ecommerce

La forza di what3words è stata quella di individuare i limiti di due delle grandi macrotendenze degli anni che stiamo vivendo: l’impiego massiccio della geolocalizzazione resa possibile dai sistemi satellitari e l’incredibile ascesa della logistica. I sistemi Gps che hanno raggiunto i consumatori "di massa" soltanto una decina di anni fa con i primi navigatori per le auto, oggi sono dovunque. Nel mondo ci sono 2,8 miliardi di persone che hanno uno smartphone e secondo gli analisti alla fine del prossimo anno un terzo della popolazione mondiale avrà uno di questi apparecchi. Ogni smartphone è dotato si un sistema Gps che permette a chi lo controlla di sapere qual è la sua posizione geografica con un’approssimazione di pochi metri e, nel caso, trasmettere questa informazione a qualcun altro.

Se oggi abbiamo a disposizione servizi di "mobilità condivisa" come il carsharing o il bikesharing free floating, cioè le biciclette pubbliche che non hanno bisogno di stazioni fisse, è perché il Gps è diventato una tecnologia a disposizione di tutti. Non solo. Grazie ai Gps è possibile determinare la propria posizione e comunicarla anche in luoghi dove non ci sono indirizzi: ad esempio nel mare, o su una montagna, o in mezzo a un parco.

Il boom della logistica

Lo sviluppo dell’e-commerce è il motore dietro la crescita della logistica. Il giro di affari globale degli acquisti a distanza via internet è raddoppiato tra il 2010 e il 2017, sfondando quest’anno i 2mila miliardi di dollari, e secondo le stime di eMarketer raddoppierà ancora per arrivare a quasi 4.500 miliardi di dollari entro il 2021. Si compra online di tutto: anche la spesa qotidiana, con servizi come Amazon PrimeNow, o la cena pronta, con l’ascesa di compagnie come Just Eat o Deliveroo.

Se compro qualcosa che è distante da me quello che mi serve è qualcuno che me lo porti. Ecco lo spazio per le compagnie della logistica, che infatti crescono con ritmi non distanti da quelli del commercio elettronico: con un tasso di espansione aggregata annua stimato al 7,5% tra il 2015 e il 2024 il giro d’affari del settore passerà in questo decennio da 8,1 a 15,5 miliardi di dollari secondo i calcoli della società di analisi di mercato Transparency. «L’ecommerce è rapidamente diventato un’alternativa molto popolare per tutti i tipi di consumatore, con la convenienza e la varietà come ragioni principali. C’è stata un’esplosione di domanda per servizi di logistica migliori, più rapidi e più efficienti», nota un analista.

Il centro logistico di Amazon a Caste San Giovanni, in provincia di Piacenza

Il centro logistico di Amazon a Caste San Giovanni, in provincia di Piacenza

Quattro miliardi di persone senza indirizzo

La galoppata degli acquisti online e delle loro consegne ha dei limiti. Uno di questi è quello che da sempre sottolinea con molta semplicità l’Unione postale universale, l’agenzia dell’Onu che dal 1974 coordina le politiche postali degli Stati membri: «Nella maggioranza delle nazioni industrializzate avere l’indirizzo fisico è qualcosa che diamo per scontato. Ma in molte nazioni in via di sviluppo, come in alcune economie emergenti, la maggioranza delle persone non ha un indirizzo».

Parliamo di circa 4 miliardi di persone, più della metà della popolazione del pianeta, che se dovessero indicare in maniera univoca e comprensibile il luogo dove possono essere trovati abitualmente non avrebbero modo di farlo. Non avere la possibilità di fare acquisti online non è una preoccupazione che toglie loro il sonno. Non avere modo di spiegare a un’ambulanza dove raggiungerli è invece un problema serio. Per questo dare un indirizzo a ogni abitante del pianeta è uno degli obiettivi dell’Upu.

Nelle nazioni ricche, dove i portieri condominiali si stanno felicemente riscoprendo imprescindibili per ricevere i pacchi e un indirizzo non manca a nessuno, Gps e commercio elettronico possono mostrare problemi di precisione. Perché la cena non arrivi fredda occorre che il fattorino in bicicletta non perda tempo a capire in quale scala condominiale si trovi il mio portone. Se a portarmi il pacco è un drone, cosa che Amazon sta sperimentando da tempo e alla quale probabilmente ci abitueremo prima di quanto possiamo pensare, bisogna che chi imposta l’indirizzo di destinazione sia estremamente preciso: la macchina volante è rapida ma stupida, basta poco a farla sbagliare. Un errore di pronuncia o un malinteso in città dove ci sono pù vie con lo stesso nome e l’acquisto potrebbe finire molto lontano da chi l’ha ordinato. Se cercate calle Juarez a Città del Messico, ha ricordato una volta Sheldrick, avete l’imbarazzo della scelta tra 632 strade diverse che condividono quel nome.

La Costa d'Avorio è uno dei paesi che ha adottato la tecnologia di what3words per dare un indirizzo a tutti i suoi abitanti

La Costa d'Avorio è uno dei paesi che ha adottato la tecnologia di what3words per dare un indirizzo a tutti i suoi abitanti

Un'idea nata da un disguido romano

Un sistema che permetta di definire con precisione ogni angolo del mondo e di comunicarlo con più semplicità rispetto alle coordinate geografiche è una possibile risposta a questo tipo di problemi. Sheldrick se n’è reso conto perché ha avuto i suoi bei problemi logistici. Sarà un caso o sarà una conferma della cronica disorganizzazione della nostra capitale, ma il guaio che racconta per spiegare cosa intende è successo a Roma. Il fondatore di what3words dopo l’incidente della finestra ha abbandonato gli strumenti ma è rimasto nel mondo della musica creando una società di produzione di concerti. E spesso i concerti sono in luoghi all’aperto, senza un preciso indirizzo di riferimento. A un evento romano gli è capitato che, in assenza di una destinazione chiara, il camion con a bordo strumenti e apparecchiature scaricasse il tutto a Nord della capitale invece che a Sud.

Sheldrick non racconta come finì con il concerto romano, ma dopo quella pessima esperienza italiana ha iniziato a lavorare con un amico matematico sul progetto da cui è nata la sua startup. What3words ha diviso il mondo in 57mila miliardi di quadrati di tre metri di lato, ognuno indicato con tre parole scelte in un elenco di 40mila vocaboli (tradotti in quattordici lingue, italiano compreso) disposti da un algoritmo in modo che non possa esserci confusione tra una combinazione e l’altra. Scaricando l’app what3words su uno smartphone si può vedere subito in quale quadro ci si trova.

Dalla Mercedes alla Mongolia: può far comodo a tutti

Il successo è stato impressionante. I già citati grandi investitori dell’azienda, Deutsche Bahn e Aramex, la stanno già utilizzando per alcune consegne. In una simulazione fatta a Dubai, il gruppo arabo ha visto che i corrieri che utilizzavano gli indirizzi in tre parole facevano le consegne risparmiando il 42% del tempo e il 22% della strada. In Germania Mercedes Benz già l’anno prossimo inserirà questa tecnologia nei nuovi navigatori satellitari delle sue auto: tra le principali frustrazioni di chi compra una macchina nuova ci sono le incomprensioni con i comandi vocali del navigatore, rivela un’indagine di Jd Power. Il sistema in tre parole può semplificare la vita a chi sta al volante.

Sono numerose anche le applicazioni in paesi poveri e in via di sviluppo. Otto nazioni, comprese Nigeria, Mongolia e Costa d’Avorio hanno adottato gli indirizzi in tre parole per fare funzionare meglio il loro servizio postale. Il Ghana si è affidato a questa tecnologia per dare un indirizzo a tutti i cittadini, con l’obiettivo di fare emergere l’economia in nero e rimettere in ordine il catasto. Nelle Filippine la Croce Rossa la sta utilizzando per le emergenze: dopo la devastazione del tifone Haima, che si è abbattuto sul paese un anno fa, avere un sistema per individuare un luogo specifico in città rese irriconoscibili tra palazzi crollati e strade allagate si è rivelato preziosissimo per la gestione delle squadre di soccorso.

La disruption applicata agli indirizzi stradali

La straordinaria quantità di possibili applicazioni della griglia di what3words conferma la portata innovative dell’idea di Sheldrick. E anche l’inedita rapidità dello sviluppo tecnologico che stiamo vivendo. Tecnologie che usiamo solo da poco più di un decennio ci hanno improvvisamente svelato che nemmeno un sistema antico e consolidato come quello degli indirizzi stradali – qualcosa che quasi nessuno, per secoli, ha pensato di contestare – è al riparo dall’irruenza dell’innovazione.

© Riproduzione riservata