sabato 8 settembre 2012
​Continua l’onda lunga positiva sui mercati dopo il nuovo piano antispread presentato dalla Banca centrale: lo spread scende a 357 punti. Schäuble: non è affatto l’inizio di un finanziamento monetario del debito pubblico. Il memorandum dovrà essere firmato dai governi con i fondi di salvataggio e non con i vertici di Francoforte.
Il gioco dei Mario di Leonardo Becchetti
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​Il giorno dopo la storica decisione della Bce, che potrebbe aver avviato la soluzione della crisi del debito sovrano, è il momento degli interrogativi, dei commenti e, per un buon pezzo di Germania, di leccarsi le ferite. Il tripudio sulle Borse (Milano +2,09%) e il crollo degli spread di quasi 100 punti, a quota 357 per l’Italia, fanno capire come la pensano i mercati. Al coro si è unito, dall’America, anche il presidente Barack Obama, che ha parlato di «sviluppo positivo». Anche i vertici di Berlino ieri hanno ufficialmente benedetto l’operazione. La Bce, ha commentato il cancelliere Angela Merkel in visita di Stato a Vienna, «è un’istituzione forte e indipendente», del resto, ha aggiunto, la Banca ha «indicato che il futuro dell’euro è definito anche dalla politica e la condizionalità degli aiuti è un punto molto importante». Più esplicito il via libera di due pesi massimi nell’ambito finanziario, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble e il membro tedesco del consiglio direttivo Bce, Jörg Asmussen. Il piano Omt varato da Draghi, ha detto il potente ministro, «non è affatto l’inizio di un finanziamento monetario del debito pubblico». Una frase che contraddice apertamente le dure dichiarazioni rilasciate giovedì dalla Bundesbank. E Asmussen ha voluto sottolineare che «non c’è pericolo di un aumento dell’inflazione» legato al programma della Bce, ha detto alla radio Rbb. La Bce, ha aggiunto ricordando la condizionalità, interverrà «su una politica monetaria distorta e i governi devono fare la loro parte con la politica fiscale e le necessarie riforme strutturali». «Per la prima volta dopo molti mesi ho visto una piccola luce in fondo al tunnel» ha commentato anche il ministro degli Esteri, Guido Westerwelle, aggiungendo che «la Germania vuole l’unità dell’Eurozona».Tutt’altra musica, com’era da aspettarsi, sui media germanici. «Assegno in bianco per gli Stati indebitati» sparava ieri il potente tabloid Bild. «Draghi ha fatto scattare l’allarme per la Germania» titolava anche il conservatore Die Welt. Non a caso lo stesso Schäuble ha criticato i media tedeschi «troppo nervosi». Certo è che, secondo un sondaggio, il 54% spera che mercoledì la Corte costituzionale di Karlsruhe bocci il nuovo Fondo salva Stati Esm (evento ritenuto improbabile). Umori neri che potrebbero materializzarsi in un ennesimo ricorso legale, questa volta di fronte alla Corte di Giustizia Ue. «È arrivato il momento di valutare se non sarebbe opportuno analizzare la situazione legalmente, per vedere se la Bce ha oltrepassato il suo mandato con la decisione di ieri», ha tuonato il deputato Klaus-Peter Willsch, parlando alla radio Deutschlandfunk. Con lui vari altri parlamentari Cdu e liberali.Resta da definire ulteriormente, del resto, come funzionerà la famosa "condizionalità" indicata da Draghi. Ieri la Commissione europea, per bocca di un portavoce, ha sottolineato che «non c’è nessuna differenza» tra la stretta condizionalità annunciata dal presidente Bce giovedì e le decisioni prese dai leader Ue al summit del 28-29 giugno. Le quali, in effetti, già prevedono un memorandum preciso per lo Stato che chieda al Fondo salva Stati interventi sul mercato. A quanto si apprende, però, ulteriori dettagli saranno definiti nel concreto, ad hoc, solo di fronte a una richiesta effettiva. Rimane l’idea, comunque, che per Stati – come l’Italia e la Spagna – che stiano già attuando intense riforme, basti riprendere in modo cogente quanto indicato dalla Commissione europea nelle raccomandazioni Paese. Un altro punto sembra ormai chiarito: il memorandum sarà firmato con il Fondo salva Stati (Efsf o Esm) e non con la Bce. Che, affiancandosi solo in un secondo tempo ed esclusivamente sul mercato secondario, potrà dire di aver mantenuto la sua indipendenza. Il giorno dopo, del resto, è anche il momento degli interrogativi e anche della presa d’atto che, come ha scritto Le Monde, quello deciso da Draghi «somiglia a una buona dose di cortisone. Calma il dolore provvisoriamente, cosa indispensabile. Ma conviene continuare le terapie», cioè le riforme economiche.
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