lunedì 9 maggio 2016
Stabile (19%), a termine (18%), stage (12%), impresa (12%). Grazie al Jobs act stabilizzati i contratti. Più opportunità con ingegneria ed economia. Prime Milano, Bergamo, Brescia, Monza e Varese.
Tre laureati su quattro al lavoro entro un anno in Lombardia
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Crescono i laureati in Lombardia, +3,9% nel 2013 contro la media nazionale del +1,6% e pesano il 17% del totale italiano: quasi un laureato italiano su cinque termina gli studi in terra lombarda. Tre laureati su quattro (73,3%) trovano lavoro entro un anno dalla laurea. L’occupazione è stabile in un caso su cinque (18,6%), a termine per il 18,4% con stage e praticantato per l’11,9%, con creazione di impresa o freelance per l’11,8%, con collaborazioni per il 5,8%, all’estero per uno su quaranta (2,5%). Ingegneria ed economia gli indirizzi universitari che danno maggiori possibilità occupazionali (a un anno dalla laurea  sono occupati stabilmente il 41,2% degli ingegneri e il 28,1% dei laureati in economia) mentre fanno più fatica soprattutto i laureati  negli indirizzi psicologico e umanistico-formativo. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto Specula, realizzato da Formaper, azienda speciale della Camera di commercio di Milano grazie al contributo di Regione Lombardia, Unioncamere Lombardia e Camera di commercio di Milano in partnership con università lombarde. Il Rapporto Specula, che analizza l'andamento occupazionale dei laureati lombardi ad un anno di distanza dalla laurea mostrando gli sbocchi occupazionali delle principali lauree, verrà presentato lunedì 9 maggio in Camera di commercio di Milano, palazzo Turati, via Meravigli 9/b, ore 14.30-17.30 alla presenza, tra gli altri, di Valentina Aprea - Assessore Istruzione Formazione e Lavoro Regione Lombardia, Filippo Bongiovanni -   Direttore Generale Éupolis, Enzo Rodeschini, Direttore Unioncamere Lombardia.I numerosi provvedimenti normativi e finanziari del 2015 (sgravi contributivi per i TI, Jobs Act, abolizione copro) hanno inciso significativamente (pur nell’incompletezza dei dati) sui contratti, interrompendo e invertendo il processo di peggioramento degli ultimi 6-7 anni e determinando un forte incremento dei contratti a tempo indeterminato.I dati segnalano  che i laureati 2013 con un contratto a tempo indeterminato nell’ottobre 2015 superano di circa il 20% i laureati 2012 con un contratto a tempo indeterminato nell’ottobre 2014. I provvedimenti sembrano invece non aver significativamente influito sui livelli occupazionali complessivi.  Una valutazione che tuttavia potrà avvenire solo con i dati completi del 2015, relativamente al lavoro dipendente; fermo restando che occorrerebbe conoscere anche i dati del lavoro autonomo e dei voucher, perché la riduzione delle collaborazioni potrebbe aver determinato anche un aumento di queste modalità lavorative.La maggiore stabilizzazione ha interessato principalmente  gli indirizzi caratterizzati da contratti  meno stabili: politico sociale (+14%), umanistico formativo e scientifico (+12%), scienze motorie (+8%), architettura (+8%) e giuridico (+6%).Un sistema universitario sempre più al femminile (le donne sono il 57% dei laureati) e aperto (il 4,5% dei laureati è straniero e il 25,2% proviene da fuori regione) ma che sconta gli effetti della crisi economica di questi anni, in cui restano penalizzate le donne. Il 29,4% a un anno dalla laurea è ancora senza lavoro contro il 22,8% degli uomini. Hanno un lavoro stabile solo nel 15,1% dei casi contro il 23,1% degli uomini e vengono impiegate in qualifiche più basse del titolo di studio posseduto, il 44,7% contro il 32,5% degli uomini. Le principali province lombarde. Milano da sola rappresenta il 56,7% dei laureati avviati nel 2014, la seguono Bergamo (8,4%), Brescia (7,8%), Monza e Brianza (6,5%) e Varese (5,6%).  Aumentano gli inserimenti in termini sia percentuali che assoluti soprattutto a Monza (quasi +11,5%), Bergamo (quasi +7,3%) e Brescia (+6,7%). Milano cresce del +4%. La situazione di Milano. È milanese il 26,9% dei laureati in Lombardia ma Milano da sola avvia il 56,7% dei laureati di tutta la regione nel 2014. Rispetto alla media regionale i milanesi si laureano di più in indirizzo umanistico (19% vs 17%) e politico-sociale (14% vs 11%), meno in ingegneria (9% vs 10%) e medicina (8% vs 10%). Soffrono di una maggiore instabilità lavorativa, lo stage è usato nel 22% dei casi (media lombarda del 17,8%, media calcolata sui dati amministrativi non considerando il lavoro autonomo professionale, il praticantato e il lavoro all'estero che se invece sono considerati portano ad una media lombarda dell’11,9%) e i Cococo/Copro in oltre il 18%  dei casi.  Quasi un laureato su due (45%) è avviato nei servizi alle imprese (media lombarda 1 su 3), vengono poi i servizi sociali (16%) e alle persone (quasi 10%), la manifattura (9%), il commercio tra ingrosso e dettaglio (13,6%). Che indirizzi di laurea sono richiesti dal mercato? In oltre un caso su cinque indirizzo economico (27% vs 21% lombardo), quindi umanistico-formativo (circa 19%), politico-sociale (14% vs 12% lombardo), ingegneria (12%), indirizzi scientifici-tecnici (9%), architettura-edilizia (7%).
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