mercoledì 14 marzo 2012
L’Ue rinvia la decisione: serve più tempo per elaborare nuove proposte, ci sono ancora molte questioni aperte Roma prova a mediare tra le diverse anime dell’Unione. Manca l’intesa. Monti: «Attenzione alle famiglie». Merkel: «Con l’Italia per una posizione comune».
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​Resta in salita la strada della tassa sulle transazioni finanziarie, più nota come "Tobin Tax", nell’Unione Europea. Lo si è visto ieri al consiglio Ecofin a Bruxelles, al termine del quale in ministri non hanno potuto far altro che prendere atto che l’Ue, come ha sintetizzato, per la presidenza di turno, il ministro dell’Economia danese Margrethe Vestager, «prenderà un po’ di tempo in più per riflettere e elaborare nuove proposte, perché vi sono ancora molte questioni aperte». L’appuntamento potrebbe essere al prossimo Ecofin formale, che si tiene in maggio, ma la formulazione usata dalla Vestager è un eufemismo: l’Ue in realtà è spaccata, non solo a livello dei 27 Stati membri – con la notoria contrarietà di Gran Bretagna e Svezia – ma anche all’interno dell’eurozona.Se nove Paesi (Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Austria, Portogallo, Finlandia e Grecia) hanno scritto alla presidenza danese una lettera per spronarla a forzare la discussione sulla proposta della Commissione Europea di un’imposta dello 0,1% sul trading di azioni e bond e dello 0,01% sulle transazioni sui derivati, all’appello mancano altri otto Paesi, per la precisione Irlanda, Olanda, Lussemburgo, Slovacchia, Slovenia, Estonia, Malta e Cipro. Alcuni ieri hanno espresso chiaramente la propria perplessità, ad esempio il ministro delle Finanze lussemburghese Luc Frieden: «Per me – ha spiegato – ci sono molte domande irrisolte, soprattutto sulla competitività dei centri finanziari europei. Non si può dimenticare che i centri fuori dall’Europa come New York e Singapore non introdurranno la tassa». Inoltre per Frieden «senza Gran Bretagna non ci sarà una tassa sulle transazioni finanziarie». Parole analoghe dal ministro delle Finanze olandese Jan Kees de Jager, secondo il quale una simile tassa provocherebbe «un grande spostamento delle piazze finanziarie». Posizioni simili ieri hanno espresso anche i colleghi di Irlanda e Malta.L’Italia, ha detto ieri il premier Mario Monti, «è sulle stesse posizioni della Germania». Tuttavia lo stesso presidente del Consiglio ha fatto intuire qualche preoccupazione, tant’è che a Bruxelles ha parlato dell’esigenza di un profondo lavoro tecnico per valutare «l’impatto sul costo del capitale per le imprese, le famiglie e il settore pubblico», aggiungendo che il progetto Tobin Tax, pur se «pertinente», non è «un buon motivo per paralizzare le nostre attività». Una cosa è chiara: Monti non vuole lasciare fuori Londra, e infatti ieri ha affermato che «l’Italia continua ad avere comunque una forte preferenza per un accordo tra tutti gli Stati membri», invitando a «dar prova di pragmatismo» incoraggiando «progressi graduali, ponderati e pragmatici» sulla questione.La Germania, però preme. Ieri a Bruxelles il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha spiegato che la priorità resta un accordo che includa tutta l’Ue: «Ritengo che il dibattito odierno abbia chiarito che vi è la convinzione tra quasi tutti i 27 stati membri che abbiamo bisogno di una simile norma. Per cui sono fiducioso che troveremo delle soluzioni». «Dobbiamo guardare agli effetti sulla competitività e a fine marzo potremo vedere la posizione di Italia e Germania. Cercheremo una posizione comune alla quale stiamo lavorando» ha poi aggiunto, da Roma, il cancelliere Angela Merkel. Berlino, comunque, non si illude, e infatti Schäuble già pensa a possibili alternative: «Se non raggiungiamo un compromesso sulla Tobin tax entro la presidenza danese, dobbiamo trovare alternative, perché non decidere sarebbe un disastro».
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