giovedì 8 novembre 2018
Si riapre la forbice con il Nord. Lo scorso anno, invece, il Mezzogiorno è cresciuto dell'1,4% rispetto all'1,5% nel Centro-Nord
Il direttore della Svimez Luca Bianchi

Il direttore della Svimez Luca Bianchi

Nel più generale rallentamento dell'economia italiana, si riapre la forbice tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Rispetto ad agosto, nel 2018 si prevede, infatti, una minore crescita del Pil italiano: +1,2% invece di +1,5%. Il Pil dovrebbe attestarsi all'1,3% nel Centro-Nord e allo 0,8% nel Mezzogiorno. È quanto emerge dal rapporto Svimez 2018, illustrato alla Camera dal direttore Luca Bianchi.

Nel corso dell'anno gli investimenti, che sono la componente più dinamica della domanda, crescono in entrambe le aree, ma in maniera più marcata al Nord: +3,8 nel Sud, +6,2% nel Centro-Nord. Ma è soprattutto la riduzione dei consumi totali, che crescono nel Mezzogiorno dello 0,5% e al Centro Nord dello
0,8%, a incidere maggiormente sul rallentamento meridionale.

Lo scorso anno, invece, il Pil è cresciuto nel Mezzogiorno dell'1,4% rispetto all'1,5% nel Centro-Nord.

Al Sud nel 2017 gli occupati sono aumentati di 71mila unità, +1,2%, mentre al Centro-Nord la crescita è stata di 194mila unità. Con questo risultato il Centro-Nord ha recuperato completamente i livelli occupazionali pre-crisi, mentre il Sud resta di circa 310mila occupati sotto il livello del 2008. Nel rapporto Svimez 2018 si precisa anche che a metà 2018, il numero di occupati nel Mezzogiorno è inferiore di 276 mila unità rispetto al livello del medesimo periodo del 2008, mentre nel Centro-Nord è superiore di 382 mila unità. Il tasso di occupazione è ancora due punti al di sotto del 2008 nelle regioni meridionali (44,3% nel 2018, era 46% nel 2008) mentre ha recuperato i livelli 2008 nel Centro-Nord (65,9%). E al Sud è molto elevata l'incidenza del part time involontario, che si attesta negli ultimi anni attorno all'80%, contro il 55% del Centro-Nord.




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