mercoledì 6 dicembre 2017
Da gennaio 2016 si dividono tra aula e azienda in 300 istituzioni accreditate in tutta Italia e seguono percorsi sperimentali
Sistema duale per oltre 23mila

Sono oltre 23mila i ragazzi che da gennaio 2016, anno del suo avvio, in 300 istituzioni accreditate sull’intero territorio nazionale hanno seguito i percorsi della sperimentazione del sistema duale (dati Inapp-Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche 2017), che vedono metà dell’impegno scolastico svolgersi in aula e l’altra in attività lavorativa in azienda. Si tratta di corsi di qualificazione professionale o per il conseguimento del diploma quadriennale nella Iefp in contesto lavorativo, attraverso l’apprendistato e l’alternanza rafforzata, di almeno 400 ore annue. Dopo il primo anno, l’apprendistato di primo livello è cresciuto del 33%; ora, con l’anno formativo 2017/2018, avrà termine anche il secondo anno di sperimentazione e, visti i positivi risultati, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali intende rendere stabili e permanenti i finanziamenti a questa filiera, che aiuta l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e insieme è strumento di contrasto alla dispersione scolastica. I dati sono stati divulgati in occasione di Job & Orienta, salone nazionale dell’orientamento, della scuola, della formazione e del lavoro, durante il convegno Esami di maturità per il sistema duale: dalla sperimentazione alla stabilizzazione.

«I risultati si rivelano positivi soprattutto nelle regioni del Nord - ha commentato Luigi Bobba, sottosegretario del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali - mentre sono un po’ più deboli nelle regioni del Centro Sud, perché lì l’offerta formativa è meno continuativa, meno strutturata e meno qualificata. Sulla base di questo abbiamo deciso che nella legge di Bilancio si dovesse dar luogo a una stabilizzazione delle risorse dedicate alla sperimentazione, che sono state per l’anno in corso 87 milioni. Dall’altro lato, abbiamo voluto mettere un po’ di ottani nel motore, e quindi per il 2018 abbiamo 50 milioni in più: sono risorse aggiuntive che allargano la platea delle offerte e soprattutto rafforzano l’offerta formativa del Centro Sud».

Sempre nella legge di Bilancio, connessa a questa scelta di incardinare e strutturare il duale, è stato inserito uno sgravio sul contributo previdenziale del 100% per le imprese che assumeranno nel 2018 giovani con meno di 35 anni che abbiano svolto l’alternanza nei corsi di istruzione e formazione professionale o l’apprendistato. «È un modo - sottolinea Bobba - per dire alle aziende: “Se gestite tutta la filiera del percorso formativo, ve ne torna un vantaggio. Pensate alla formazione in forma duale come a una modalità di inserimento al lavoro, di selezione, di acquisizione di competenze appropriate. E lo Stato vi viene incontro con contributi zero”».

Quanto al Veneto, «è una delle regioni dove l’apprendistato sta funzionando meglio - ha detto il sottosegretario - perché qui l’alternanza era già inserita stabilmente all’interno della formazione professionale. Nel monitoraggio di Forma, l’associazione che raccoglie i maggiori enti di formazione professionale, quello che colpisce è che si è presa consapevolezza di dover svolgere un mestiere nuovo: gestire anche il placement dei ragazzi. Emerge che la causa per la quale le aziende sono un po’ refrattarie a fare contratti di apprendistato formativo non sta nei costi o nella burocrazia, ma piuttosto nel fatto che non ne conoscono l’esistenza. Vale a dire che lo strumento non è ancora entrato nella cultura ordinaria».

«La sperimentazione del sistema duale - ha aggiunto Paola Vacchina, presidente di Forma - ha trovato nel sistema delle Iefp il terreno più fertile. Tutto ciò che si definisce alternanza rafforzata, nella Iefp e (soprattutto nei centri di formazione professionale) veniva realizzata già da tempo: adesso ne sono state definite le modalità organizzative, in termini di ore annue di esperienze in azienda. Per i nostri centri la novità grande è stato l’apprendistato di primo livello, che ha dato risultati importanti grazie alla sinergia con una rete consolidata di aziende del territorio: dalla nostra recente ricerca, effettuata su un campione di 148 centri, sono risultate 3mila le aziende coinvolte e quasi il 70% ha risposto positivamente alla sperimentazione».

«Dove si fa duale c'è minor tasso di disoccupazione- ha sottolineato Maurizio Del Conte, presidente di Anpal-Agenzia nazionale per le Politiche attive del lavoro, che ha sottolineato il rinnovato impegno del Governo a sostenere il passaggio dalla fase di sperimentazione a quella di stabilizzazione. «Siamo impegnati con progetti specifici a supportare tutta la filiera formativa duale per allineare l'Italia ai modelli più virtuosi del Nord Europa. La nostra idea è quella di ricomporre un sistema attualmente spezzettato, aiutando così i ragazzi a entrare nel mercato del lavoro attraverso migliori servizi. Quindi partire dalla scuola per arrivare al lavoro passando per tirocini, stage e placement».

«La maggioranza dei contratti di apprendistato in Italia» ha concluso Stefano Sacchi, presidente di Inapp - sono ancora quelli professionalizzanti (ossia riservati ai giovani tra i 18 e i 29 anni), vissuti dalle aziende come un contratto di inserimento “a basso costo”. Per questi contratti la maggior parte della formazione è pubblica e solo per una quota minoritaria è in capo all’azienda. Invece nell’apprendistato di primo e terzo livello, che tuttavia rappresentano una minima quota pari circa al 3-4%, il contenuto formativo è istituzionalmente ben maggiore. Occorre quindi all’interno dell’apprendistato riequilibrare e investire di più su queste due tipologie e, allo stesso modo, sarebbe necessario che l’apprendistato professionalizzante avesse un più solido contenuto formativo, obiettivo da raggiungere anche tramite incentivi alle imprese».

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