mercoledì 16 maggio 2018
Calenda: riassunti con due progetti di reindustrializzazione, avranno gli stessi diritti e salari
Salvi i 400 lavoratori di Riva di Chieri

Due aziende per salvare i lavoratori della Embraco- Whirlpool di Riva di Chieri. La conferma è arrivata da Roma. E ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti. Anche se i particolari e soprattutto la firma dell’accordo ci devono ancora essere. A dare l’annuncio è stato il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, che ha spiegato come siano stati «presentati ai sindacati i progetti delle due aziende che investiranno nell’ex Embraco riprendendo tutti i lavoratori con gli stessi diritti e le stesse retribuzioni, senza nessun supporto di denaro pubblico». Obiettivo raggiunto, dunque, anche se lo stesso ministro ha sottolineato «che poi bisogna stare molto attenti e vedere che le cose funzionino come sono state presentate». Il dettaglio dell’operazione di reindustrializzazione messa in piedi da Invitalia è stato raccontato per ora dai sindacati e sarà ufficializzato venerdi a Torino. Due i progetti. Prima di tutto, si legge in una nota, quello che fa capo alla israelo-cinese Ventures Production, «una società neocostituita composta all’85% da Ventures Srl e al 15% da Guangdong Electric» (partecipata dal Governo cinese) che ha l’opzione di salire al 40% del capitale entro 18 mesi.

L’azienda investirà 20 milioni di euro per produrre sistemi di depurazione per l’acqua e robot per la pulizia a secco dei pannelli fotovoltaici. La società conta di occupare 474 lavoratori dopo il 2020. Novanta saranno assunti nelle prossime settimane, 372 totali entro giugno 2020. Da giugno 2018 allo stesso mese del 2020 saranno usati gli ammortizzatori sociali. Il secondo progetto di reindustrializzazione è della Astelav di Vinovo (Torino), specializzata nella commercializzazione di ricambi per elettrodomestici e dal 2016 anche nella rigenerazione degli elettrodomestici, in particolare dei frigoriferi. L’Astelav, spiegano ancora i sindacati, nel 2017 ha fatturato 13,5 milioni di euro ed ha intenzione di ampliare la propria attività in un’area di 6mila metri quadrati, «dove occuperà 30 lavoratori più altri 10 nel giro di un anno; l’attività partirà nel giro di due mesi per arrivare a regime entro 4 mesi, con un potenziale massimo di 50mila pezzi all’anno».

Altri lavoratori Embraco hanno invece scelto di usare gli incentivi e andare via dall’azienda. Nei prossimi giorni inizierà la «mappatura delle competenze professionali» dei lavoratori per avviare i corsi di formazione propedeutici alla ricollocazione. La Embraco aveva annunciato nello scorso ottobre la chiusura dello stabilimento italiano per spostare tutta la produzione (motori per frigoriferi) in Slovacchia licenziando 497 persone: tutto era stato congelato in attesa dell’operazione di reindustrializzazione condotta da Invitalia. Ma, se Calenda ha manifestato soddisfazione unita all’attenzione agli sviluppi, l’atteggiamento dei sindacati non è molto diverso. Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, e Dario Basso (Uilm di Torino) sono fiduciosi nelle garanzie prestate dal Governo sulla solidità delle due società e hanno spiegato che quanto fatto 'deve essere preso ad esempio per la risoluzione dei problemi di questa natura'. Dello stesso parere Arcangelo Montemarano (Fim Cisl) che ha parlato di un modello di «reindustrializzazione seria e vera per tutto il paese».

Soddisfazione anche da parte di Lino La Mendola e Ugo Bolognesi (Fiom Torino) che però hanno sottolineato: «Monitoreremo giorno per giorno la realizzazione dei piani industriali e relativi investimenti per come oggi ci sono stati presentati'. Una certa diffidenza trapela comunque: «Ci aspettiamo – ha sottolineato la Fiom –, che Embraco mantenga gli impegni presi negli incontri precedenti perché ci pare che gli interventi degli avvocati abbiano già provocato danni a sufficienza». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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