mercoledì 3 gennaio 2018
Guerra di cifre su uno dei rincari scattati con il 2018. Legambiente: l'Italia in prima linea nella lotta all'inquinamento da plastica. Ma i consumatori replicano: a pagare saranno le famiglie
Sacchetti bio a pagamento per frutta e verdura, ecco quanto ci costeranno

Tra i rincari su tariffe e servizi che il 2018 ha portato con sè, dalle bollette di luce e gas al capitolo trasporti ai ticket sanitari, c'è una piccola tassa occulta sull'acquisto di frutta e verdura. L'anno nuovo si è aperto infatti con una novità per chi va a fare la spesa: la messa al bando dei sacchetti di plastica leggeri e ultraleggeri utilizzati per imbustare prodotti ortofrutticoli ma anche carne, pesce e affettati. Al loro posto shopper biodegradabili e compostabili, ma rigorosamente a pagamento (da 1 a 5 centesimi). Una misura che ha prodotto una serie infinita di polemiche sui social (con tanto di foto di arance con le etichette attaccate direttamente alla buccia per evitare il pagamento della bustina bio) e un duro scontro tra gli ambientalisti e le associazioni di consumatori. "L'innovazione ha un prezzo ed è giusto che si paghi purché il costo sia equo, vale a dire 2-3 centesimi a busta - è la posizione espressa da Legambiente per voce del suo direttore Stefano Ciafani - È fondamentale continuare la strada iniziata nel 2011 dall'Italia nella lotta all'inquinamento da plastica". In Europa, secondo i dati dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente, si stima un consumo annuo di 100 miliardi di sacchetti, e una parte di questi finiscono in mare e sulle coste. L'Italia è stato il primo Paese europeo ad approvare, nel 2011, la legge contro i sacchetti non compostabili. Ad oggi anche se la misura non è del tutto rispettata, c'è stata una riduzione nell'uso di sacchetti del 55%. E adesso fa un altro passo in avanti. (La posizione di Legambiente su questo tema CLICCA QUI)

Guerra di cifre sul costo annuo per le famiglie. Ma quanto costerà la nuova norma agli italiani? Su questo punto è guerra di cifre. Secondo l'Osservatorio di Assobioplastiche la spesa aggiuntiva oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere quest'anno alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati. Nella ricognizione compiuta dall'Osservatorio in una dozzina di grandi magazzini alimentari, il costo di ogni singolo sacchetto è risultato compreso fra 1 e 3 centesimi. Assobioplastiche ricorda che il consumo di buste si aggira tra i 9 e i 10 miliardi di unità, per un consumo medio di ogni cittadino di 150 sacchi all'anno. Secondo i dati dell'analisi Gfk-Eurisko presentati nel 2017, le famiglie italiane fanno in media 139 spese all'anno nella grande distribuzione. Ipotizzando che ogni spesa comporti l'utilizzo di tre sacchetti per frutta/verdura, il consumo annuo per famiglia dovrebbe attestarsi a 417 sacchetti, per un costo complessivo compreso tra 4,17 e 12,51 euro (considerando appunto un minimo rilevato di 0,01 e un massimo di 0,03 euro).

"Queste prime indicazioni di prezzo ci confortano molto -spiega Marco Versari, presidente di Assobioplastiche -, perché testimoniano l'assenza di speculazioni o manovre ai danni delconsumatore". Peraltro, i sacchetti "sono utilizzabili per la raccolta della frazione organica dei rifiuti - aggiunge - e quindi almeno la metà del costo sostenuto può essere detrattodalla spesa complessiva". Sul pagamento dei sacchetti però le associazioni dei consumatori si sono scatenate. Per il Codacons è "un nuovo balzello che si abbatteràsulle famiglie italiane, una nuova tassa occulta a carico dei consumatori". Si tratterà di una spesa aggiuntiva compresa tra i 20 e i 50 euro a famiglia a seconda della frequenza degli acuqisti. Una vera e propria tassa occulta. Differente la stima fatta da Adoc che parla di un aggravio fra i 18 e i 24 euro l'anno per una media di 600 sacchetti a famiglia. Tra le soluzioni alternative c'è chi propone un ritorno alle buste di carta e chi come, Coop Svizzera, lancia le buste riutilizzabili per frutta e verdura, chiamate multi-bag.

Federdistribuzione: obiettivo sottocosto per venire incontro ai consumatori. La grande distribuzione, chiamata a mettere in pratica la normativa, non ci sta a considerarla una stangata. Federdistribuzione parla di una norma che punta ad accrescere la sensibilità dei consumatori nei confronti dei temi ambientali. "Stiamo parlando di miliardi di sacchetti utilizzati nei supermercati è ovvio che contribuiscono all'inquinamento. L'obiettivo è ridurne il numero e al tempo stesso contenere i costi: nelle nostre aziende si sta facendo strada sempre di più il "sottocosto" vale a dire la vendita del sacchetto ad un costo inferiore a quello di produzione. Mi sembra che il disagio sia relativo per il consumatore e inoltre si tratta di una norma europea alla quale bisognava adeguarsi" spiega il presidente Giovanni Cobolli Gigli ricordando che il passaggio analogo, ai sacchetti per la spesa bio ha prodotto nel giro di sei anni una netta riduzione. Conciliare ambiente e risparmio insomma si può.

La norma inserita nel decreto Mezzogiorno. L'obbligo di utilizzo dei sacchetti bio-degradabili e a pagamento è entrato in vigore dal 1° gennaio del 2018. Si tratta dell’articolo 9-bis della legge di conversione n. 123 del 3 agosto 2017 (il decreto legge Mezzogiorno) che stabilisce che «le borse di plastica non possono essere distribuite a titolo gratuito e a tal fine il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino o fattura d’acquisto delle merci o dei prodotti trasportati per il loro tramite». Per gli esercizi commerciali che non applicheranno la nuova norma sono previste multe che vanno da 2.500 a 25.000 euro. Ma le sanzioni possono arrivare anche fino a 100.000 euro in casi estremi, di «ingenti quantitativi» di buste fuorilegge. Per i consumatori non c'è possibilità di scelta. Bocciato il fai da te: il ministero dell'Ambiente ha già fatto sapere che, per motivi igienici, i sacchetti non potranno essere portati da casa o riutilizzati. Ma la loro vita media è di appena 12 minuti.

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