mercoledì 14 novembre 2018
Croce Rossa Italiana e Confcooperative hanno siglato un protocollo d'intesa finalizzato a sostenere l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggi
Al via il progetto di inclusione sociale

Croce Rossa Italiana – Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale - e Confcooperative Roma hanno siglato un protocollo d'intesa finalizzato a sostenere l’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati in condizione di marginalità sociale.

Nell’ambito del progetto Roman Inclusion, che si pone l’obiettivo di pianificare e sostenere la creazione di condizioni di superamento ed uscita dal Villaggio La Barbuta, attraverso percorsi mirati di inclusione sociale, lavorativa ed abitativa, è stata predisposta dalla Croce Rossa una accurata mappatura del capitale umano in termini di competenze formali e informali, attività pregresse, abilità personali e bisogni.

I profili professionali emersi, che hanno coinvolto circa 200 persone in età lavorativa di etnia Rom, Sinti e Camminanti, saranno resi consultabili dalle cooperative per la selezione di nuovo personale ed il successivo inserimento lavorativo.

Questa collaborazione tra la Croce Rossa di Roma e Confcooperative Roma, è una risposta operativa ad una progettualità relativa all’inserimento nella vita lavorativa e sociale delle persone Rom presenti nella città di Roma.

«La cooperazione - afferma il presidente di Confcooperative Roma Marco Marcocci - è il modello più efficiente e idoneo per favorire l’inclusione sociale, trasformando una forte criticità (che genera tra l’altro onerosi costi a carico della collettività), in un’opportunità di crescita della coesione sociale e di sviluppo economico locale».

«Croce Rossa di Roma – dichiara la presidente Debora Diodati – sta mettendo in campo, attraverso i suoi operatori, varie azioni che possono avere un impatto sul superamento dei campi. La risposta positiva di organizzazioni economiche e imprenditoriali è la strada giusta per fare un lavoro in sinergia con le realtà produttive della Città, anche per superare forme ancora persistenti di marginalità sociale».

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