venerdì 7 dicembre 2018
Per l'economista negli ultimi dieci anni è cresciuto il divario Nor-Sud
Il professore Alberto Quadrio Curzio

Il professore Alberto Quadrio Curzio

Il vero problema, inutile nasconderlo, resta il lavoro che non c’è. E la spaccatura tra le due anime del Paese: quella storica tra il Nord e il Sud e quella più recente tra gli italiani e gli immigrati. Mondi che girano a velocità diverse e non è un caso che gli ultimi dati Istat sulla povertà evidenzino un maggiore rischio di rimanere 'ai margini' per chi vive al Sud e per chi arriva da lontano. Alberto Quadrio Curzio, professore emerito di Economia politica all’Università Cattolica di Milano, è convinto che al di là dei numeri, questa volta quasi positivi, si debba puntare alle strategie per il futuro. E investire subito per combattere il vero problema: la mancanza di posti di lavoro.

Professore dall’Istat arrivano segnali positivi, diminuisce il numero di persone a rischio povertà o esclusione sociale e anche la forbice della diseguaglianza tra i 'paperoni' e gli ultimi.
Bisognerebbe analizzare a fondo i dati per capire. Sembrano in contraddizione con le ultime stime sull’occupazione che dicono che la situazione non è rosea. Le previsioni indicano un certo rallentamento e quindi è molto difficile valutare queste oscillazioni indicate dall’Istat. Un aspetto da approfondire è la percentuale, tra le persone che vivono in condizioni di deprivazione o di difficoltà, di immigrati. L’Istat sottolinea che quasi una persona su due (il 49,3%) tra quelle che vive in famiglie con straniere è esposta ad un rischio povertà o esclusione sociale, quota vicina al doppio rispetto alle famiglie di soli italiani.

In termini assoluti la popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è pari al 28,9%, in pratica quasi un terzo. Sono numeri allarmanti?
Sono numeri ancora molto elevati: sia per la percentuale di chi vive in condizione di grave deprivazione materiale (10,1%) sia quella di chi risulta a rischio povertà (20,3%). Da economista dico che le politiche più importanti per contrastare questo fenomeno sono quelle dell’occupazione, dell’inserimento lavorativo, dei processi formativi scolastici. Anche misure come il il reddito di inclusione sono importanti, sono misure che tutelano la dignità delle persone, ma il vero impegno della politica deve essere a sostengo dell’occupazione.

Come si supera il problema dell’occupazione che manca soprattutto al Sud?
La ripresa occupazionale c’è stata ma si è fermata al Nord dove si è tornati oggi ai livelli occupazionali pre-crisi. Al Sud invece c’è un livello di disoccupazione pesantissimo, c’è il fenomeno preoccupante dei Neet. La crisi ha acuito in maniera violenta il dualismo tra le due aree del Paese. Adesso serve uno sforzo enorme di politica economica per riequilibrare la situazione e per evitare un ulteriore depauperamento di risorse umane del Mezzogiorno. Bisogna dirottare risorse e puntare sugli investimenti infrastrutturali per facilitare la connessione logistica e al tempo stesso creare occupazione di qualità visto che le infrastrutture oggi si realizzano con tecnologie molto avanzate.

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