martedì 10 settembre 2019
Si tratta del secondo consecutivo congiunturale e del quinto di fila a livello tendenziale
Produzione industriale, nuovo calo a luglio: -0,7%
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Nuovo calo della produzione industriale italiana, che a luglio segna -0,7% sia su mese che su anno, sotto le attese. Lo comunica Istat, precisando che si tratta del secondo calo consecutivo congiunturale e del quinto di fila a livello tendenziale. A giugno la produzione aveva registrato una flessione dello 0,3% su mese (rivisto da -0,2%) e dell'1,2% a perimetro annuo. Le attese degli analisti erano per un calo dello 0,2% su mese e un rialzo dello 0,3% su anno. Istat sottolinea che nella media del trimestre maggio-luglio la produzione ha registrato una flessione congiunturale dello 0,3%. A eccezione dell'energia, a livello congiunturale, «tutti i principali settori di attività mostrano riduzioni, con un calo particolarmente marcato per i beni strumentali», si legge nella nota di Istat. In termini tendenziali «la riduzione è più ampia per i beni strumentali e i beni intermedi, mentre si osserva una crescita per i beni di consumo e, soprattutto, per l'energia».


I commenti
«L'economia italiana è l'unica economia avanzata nel mondo che non ha ancora superato la crisi iniziata nel 2008». Lo sottolinea Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi Promotor, commentando il nuovo calo a luglio della produzione industriale (-0,7%). Per questo motivo, sottolinea Promotor, l'occasione che si offre al nuovo governo italiano di far adottare regole che consentano finalmente anche al nostro Paese di superare i livelli ante-crisi in termini di Pil pro capite «va assolutamente colta». La produzione industriale, spiega ancora il Centro studi bolognese, è in stagnazione fin dall'inizio del 2018 e vi è il concreto pericolo che dalla stagnazione si passi a un andamento più decisamente negativo. Se così fosse - conclude Promotor - sarebbe veramente grave perché il dato del luglio scorso è inferiore al massimo ante-crisi del 2008 del 20,5%.

«La produzione industriale è calata nuovamente a luglio. Il dato è peggiore delle attese
- sostiene Paolo Mameli, senior economist Direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo -. I rischi sul fronte domestico sono in diminuzione, ma le incertezze sullo scenario internazionale non accennano a diminuire: è possibile che la stagnazione possa durare più del previsto ed estendersi almeno a tutta la seconda metà del 2019. D'altronde l'andamento degli indici anticipatori ancora non segnala un ritorno a una stabile espansione dell'attività economica. Riteniamo che il Pil italiano possa risultare circa piatto quest'anno, e tornare a una crescita moderata nel 2020 (0,3%)».

«Una riprova, purtroppo l'ennesima, dello stallo produttivo in cui versa il Paese. E un altro monito, laddove ce ne fosse bisogno, sull'urgenza di far ripartire una politica economica e industriale in grado di superare la fase di perdurante stagnazione dell'economia . Il nuovo governo assuma già in manovra questa priorità con un piano nazionale che faccia leva su investimenti, infrastrutture materiali e digitali, ricerca e innovazione, formazione , crescita delle competenze». Lo afferma in una nota Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto Cisl, commentando i dati diffusi oggi dall'Istat sulla produzione industriale.


«Flop a luglio per l'industria italiana». Lo afferma il Codacons, commentando i dati diffusi oggi dall'Istat. «Dopo gli ultimi preoccupanti dati su ordinativi e fatturato, si registra un sensibile calo anche per la produzione, che a luglio diminuisce del -0,7% sia su base mensile che su anno - spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi -. Un crollo che avrà pesanti ripercussioni anche sul Pil e sulla crescita dell'economia italiana. Ancora una volta si registra una sensibile contrazione per i beni di consumi, che su base mensile scendono del -0,3%, mentre nell'ultimo trimestre calano addirittura del -0,6%». «I dati sulla produzione industriale subiranno addirittura un tracollo in caso di aumento dell'Iva nel 2020, perché già al momento l'industria italiana risente della stagnazione dei consumi - prosegue Rienzi -. Se aumenteranno i prezzi al dettaglio si registrerà una ulteriore contrazione della spesa con effetti devastanti sul settore industriale: una ragione in più perché il governo blocchi subito e con atti concreti l'aumento delle aliquote Iva».

«Una Caporetto per l'industria italiana. Non ci sono più dubbi. L'Italia è attualmente in recessione. Iniziamo il terzo trimestre nel peggiore dei modi e per il quinto mese consecutivo si registra un andamento tendenziale negativo. Peggio di così non si può»: lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Istat sulla produzione industriale. «Se a questo aggiungiamo, che se si confrontano i dati di oggi con quelli precrisi del luglio 2007, la produzione è ancora inferiore del 19%, ossia quasi un quinto, il quadro è ancor più desolante. I beni di consumo durevoli, nonostante oggi, su base annua, abbiano registrato un ottimo +6%, hanno ancora un gap rispetto a 12 anni fa del 30,9%, quasi un terzo. Va molto meglio per i beni di consumo non durevoli, dove la distanza è di appena l'1,4%», conclude Dona.

In forte controtendenza rispetto all'andamento generale, l'alimentare fa segnare un aumento del 3,2% della produzione, che attenua il flop su base annuale registrato dall'industria in generale (-0,7%). È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi alla produzione industriale nel mese di luglio dalla quale si evidenzia che l'alimentare è tra settori che crescono di più. In un quadro incerto per l'economia generale si tratta - sottolinea la Coldiretti - di un segnale importante per un settore trainante del made in Italy che continua a crescere a livello nazionale e nelle esportazioni. Il cibo - conclude la Coldiretti - è la principale voce del budget delle famiglie dopo l'abitazione con un importo complessivo di 244 miliardi ed è quindi un sensore sensibile dello stato di salute dell'economia.

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