mercoledì 25 settembre 2019
Fabio Ramaioli (Confimi Industria): difficoltà per quasi tre imprese su quattro nel reperire figure professionali adeguate, anche se solo il 40% intende assumere nel prossimo trimestre
Grande prudenza su ordini, produzione e occupazione
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L’Italia della piccola e media industria si conferma un paese per lo più metalmeccanico, dove il 44% delle aziende registra un fatturato annuo di circa cinque milioni di euro e in cui oltre l’85% ha meno di 50 dipendenti. È quanto emerge dall’indagine congiunturale di Confimi Industria che ha chiesto ai suoi associati – oltre 40mila industrie – di valutare l’andamento del 2019 e di fare una previsione per l’ultimo trimestre dell’anno. Rivedendo i primi nove mesi del 2019 ancora una volta l’attenzione – per non dire l’allarme – cade sull’export: 1 azienda su 3 non vende all'estero e solo un terzo del campione esporta per più del 25% del proprio fatturato. Considerazioni da farsi ovviamente al netto delle filiere produttive: molti subfornitori non esportano, ma realizzano componenti di prodotti che vengono esportati dall’ultimo tassello della filiera. A livello di consuntivo la prima parte del 2019 si è chiusa poi con un timido segno positivo nel fatturato e nell’occupazione. Rimangono invece stabili sia gli investimenti che la produzione, solo marginalmente in crescita.

La previsione per il prossimo trimestre sintetizza l'incertezza che grava sui mercati internazionali. «A fronte di una proiezione ancora positiva per fatturato (indicatore sintetico a +13), si prevede un forte raffreddamento degli investimenti – ha sottolineato Fabio Ramaioli, direttore generale di Confimi Industria – il cui indice sintetico scende a zero per la prima volta da anni». Grande prudenza anche su ordini, produzione (+5) e occupazione, il cui indicatore cala di quasi l'80%, pur mantenendosi marginalmente positivo. Scende a un valore negativo, quindi in contrazione, l'indice degli ordinativi dall'estero (-4). Secondo quando ricordato da Ramaioli inoltre «si conferma la difficoltà per quasi tre imprese su quattro nel reperire figure professionali adeguate, anche se solo il 40% intende assumere nel prossimo trimestre». Sostanzialmente fermo il ricorso agli ammortizzatori sociali, anche se il 7% delle imprese ritiene che potrebbe farvi ricorso nella seconda parte dell'anno.

Rimane lo spettro della stretta creditizia e le aziende segnalano riduzioni o rientro degli affidamenti. Si assiste a un significativo aumento dei costi: un'impresa su quattro infatti si è vista incrementare i costi per i fidi di cassa e gli anticipi fatture. «Sul podio delle criticità riscontrate dagli industriali – chiude il dg di Confimi - tre sfumature di una mancata competitività: la concorrenza interna e quella ancora più forte internazionale, e un prezzo di mercato non remunerativo». Stabili, da anni ormai, le stesse richieste di riforme strutturali. In primis semplificazione burocratica e amministrativa. Su questo delicato tema Confimi ha calcolato che dal 2015 a oggi si sono aggiunti 53 nuovi adempimenti a carico delle imprese al netto di fatturazione elettronica e dei corrispettivi trasmessi tramite registratori telematici. Seguono la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro e sui costi energetici, e lotta a illegalità e corruzione.

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